Home Eventi BABELE: il linguaggi e il rito. Tradurre il CANTICO DEI CANTICI

BABELE: il linguaggi e il rito. Tradurre il CANTICO DEI CANTICI

Giovedì 26 febbraio, alle ore 17.30, presso l'aula A della Sezione di Filosofia e Scienze umane il dott. Andrea PONSO presenta la sua nuova traduzione del Cantico dei cantici

La pratica della traduzione viene di solito considerata solamente dal punto di vista strettamente linguistico, nel senso dell'unicità dei codici delle lingue in questione nell'atto stesso della versione da fornire  -  quando, invece, la sua specificità, soprattutto quando si tratta di un testo sacro (ma non solo), è data dal fatto che in esso, letteralmente risuonano e prendono spazio e tempo anche altri codici comunicativi, come ad esempio quelli legati alla pratica rituale e liturgica. L'interpretazione di un testo sacro, non può non tenerne conto: esso proviene infatti da un contesto quasi sempre multimediale ed esteticamente non indifferente o an-estetico.

Una corrette visione, non riduttiva, del rito si collocherebbe dunque nello spazio dell'accadere di questa positiva e salvifica Babele dei linguaggi, in cui non solo la scrittura, ma anche il gesto, l'azione, e i sensi, assumono pari dignità significante, di contro alla pretesa unificante e uniformante dei concetti e dei significati  -  sempre pronti a proteggere la loro supremazia innalzando torri, monolitiche e monolinguistiche, che ambiscono al cielo.

Inoltre, come per ogni esecuzione di un testo, il rito impone, per essere veramente tale, di non essere semplici ascoltatori o spettatori, ma di assumere il ruolo di attori attivi mediante la partecipazione alla pluralità delle sue pratiche e dei suoi linguaggi, e di diventare continuamente, insieme al rito stesso, in un processo incessante di "conversione". Si tratta quindi dello stare dentro  - in-ludus -  all'illusione e, contemporaneamente, del non richiudersi riduttivamente in essa, tramite l'eccedenza.

Tale pratica della conversione, anche solo dal punto di vista antropologico, può essere positivamente avvicinata a quella della "traduzione", in cui chi traduce viene costantemente tradotto e attivamente "tradito" nelle sue convinzioni, nelle sue posture e articolazioni linguistiche, fino ad arrivare ad una lingua come trasgressione delle sue stesse regole.

Il rito, in fondo, è una violazione del mondo in vista della sua salvezza. Il suo spazio, come quello della traduzione, è l'occasione, sempre ripetuta perché mai pienamente conclusa, della messianicità e del messaggio insito nel racconto biblico di Babele.

Rito e Ritmo sono, nel loro continuum, i tendini di quel corpo vivente formato dall'esperienza sinestetica dei linguaggi.

 

Andrea Ponso
E' nato a Noventa Vicentina nel 1975. Dopo studi letterari sta concludendo quelli teologico-liturgici. Si occupa di letteratura, teologia e traduzione dall'ebraico biblico e collabora come editor per alcune case editrici. Ha pubblicato testi di critica e poesia in varie riviste, mentre il suo ultimo libro, I ferri del mestiere, è uscito per Lo Specchio Mondadori nel 2011. Una sua nuova versione del Cantico dei cantici uscirà per Il Saggiatore nel 2015.

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