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ASSOLUTO e RELATIVO: un dibattito interessante

Nei giorni 19-21 novembre si è svolto nell’aula A della Sezione di Filosofia, davanti ad una platea piena di studenti (e non solo), un convegno dal titolo “Assoluto e relativo. Relativismo o gioco complesso di relazioni stabili e instabili?”. Questa iniziativa appare importante sia per il numero di relazioni, ben 16, tutte di alto livello, sia per alcuni motivi su cui vale la pena riflettere. In primo luogo per la rilevanza del tema affrontato. Le trasformazioni che abbiamo vissuto nel ventennio precedente la crisi e quelle che la crisi stessa ha ulteriormente rafforzato hanno determinato, tra l’altro, una eccessiva enfasi sul tema della libertà, per di più svolto in senso individualistico e relativistico. La crisi delle “grandi narrazioni” ha aperto la strada ad una sorta di anarchia intellettuale in cui sembra possibile dire tutto e il contrario di tutto. L’unica cosa importante è il successo, l’innovazione fine a se stessa, giustificata con una facile opposizione alla conservazione, all’assoluto, al vecchio. Bisogna quindi ritrovare il modo di esprimere un giudizio fondato razionalmente senza correre il rischio di venire accusati come esponenti di vecchie posizioni “assolute”.

Infatti, quasi tutti i relatori, muovendo da competenze e sensibilità scientifiche differenti, hanno sottolineato quanto occorra oggi, dopo decenni di (giusta) polemica contro la pretesa di impostazioni gnoseologiche o etiche o politiche “assolute”, correggere la deriva individualistica e relativistica ormai dominante, anche per l’evidenza degli esiti molto problematici cui questo processo ci ha portati. La linea dominante, che è emersa dagli interventi, può essere riassunta nel tentativo di evitare ogni possibile ritorno a forme, magari mascherate, di assolutismo per mostrare come assoluto e relativo siano termini che si richiamano reciprocamente, nel senso che anche eventuali posizioni “assolute” non possono che presentarsi sempre in una specifica relazione. Quest’ultima, quindi, si configura come necessaria, non nella sua specificità, ma in quanto elemento costitutivo di ogni realtà e affermazione.

In secondo luogo, ciò che ha soprattutto colpito i partecipanti è stata la (inusuale) articolazione degli interventi: si sono intrecciate riflessioni di teoreti, di storici della filosofia, di operatori sociali (come un sociologo del valore di Mauro Magatti o di Giovanni Lanzone, docente della Domus Academy, un istituto post-universitario internazionale del made in Italy e del design in Italia). Già questo ha reso il dibattito fecondo e stimolante, in quanto ha permesso di verificare come il sistema di “relazioni” costituisca un criterio che può e deve essere adottato in contesti diversi. In particolare Magatti, riprendendo le linee di fondo della sua analisi delle trasformazioni del sistema capitalistico nell’ultimo trentennio, ha evidenziato il tipo di relazioni che si sono così stabilite e i problemi che ne sono, anche drammaticamente, emersi, in particolare a causa di una unilaterale sopravvalutazione della libertà individuale. Questa viene a costituirsi come una falsa illusione, se non come “un’arma a doppio taglio”: l’individualismo ha reso l’uomo sempre più debole, in quanto è basato su un vero e proprio autoinganno. Si afferma la propria unicità e si rivendica il diritto di essere liberi, negando l’evidenza del fatto che noi siamo prima di tutto relazione con il contesto in cui viviamo. Ciò porta alla modificazione e allo stravolgimento dello stesso rapporto con la realtà, perché tutto viene ricondotto alla propria valutazione, con un atto in cui la volontà di potenza diviene prevaricazione e prepotenza, fino ad arrivare alla perdita del nesso con il mondo in cui si vive. Infatti, se l’unica cosa che interessa è quella dimensione della realtà su cui possiamo esercitare il nostro potere, riassorbendola nel nostro io, alla fine la relazione con qualsiasi altro da sé viene negata e ci si chiude in una visione unilaterale se non addirittura solipsistica. Da parte sua Lanzone ha svolto riflessioni analoghe, ma in chiave molto più ottimistica e positiva, riflettendo sulla storia peculiare del famoso “Made in Italy”. Questi trova una delle sue spiegazioni nella relazione tra il ricco contesto artistico-culturale in cui un italiano si trova a vivere e la nostra tradizione artigianale che ha conservato una peculiare attenzione al tema della bellezza. Questo è poi esploso nel secolo scorso quando si è potuto e voluto applicare la ricerca di un design per gli oggetti di uso comune, che quindi finiscono con l’esprimere valori estetici che vanno al di là del loro semplice uso. La riprova ultima è data dal fatto che la mappa dei distretti produttivi del nostro paese, caratterizzati per lo più da aziende medio-piccole, li vede ancor oggi collocati soprattutto intorno alle gradi città d’arte rinascimentali.

A questo tipo di riflessioni si può collegare anche quella della Pagliacci che ha riproposto filosoficamente il problema della tensione verso l’assoluto in un mondo caratterizzato dalla chiusura dell’uomo in questo atteggiamento autocentrato; tale problema è stato analizzato non nei rapporti lunghi (quelli stabili e saldi di natura socio-politica) ma in quelli corti (le relazioni di breve durata ed effimere, in particolare quelle affettive). L’attuale diffuso modo di vivere e pensare crea crescenti difficoltà ad entrare in relazione con l’altro: mentre figure tradizionali del rapporto, come la promessa e la speranza, mostrano le potenzialità delle relazioni tra individui, l’attuale ipertrofismo dell’io porta spesso a vedere nell’altro solo ciò che è funzionale all’affermazione del se stesso. Il risultato è che non si dà una vera relazione con l’altro in quanto altro, nell’accettazione della sua alterità, evitando così il necessario impegno per un’analisi articolata della realtà esteriore e interiore.

In terzo luogo, è emerso un quadro teorico particolarmente ricco. Alcuni contributi (Marassi, Natoli, Totaro) hanno affrontato il tema in modo diverso ma sulla base di un omogeneo terreno di riferimento: l’assoluto come incondizionato, cioè valido per qualsiasi condizione e insieme principio di ogni possibile relazione, e il relativo, cioè “in rapporto a”, dunque valido solo contestualmente, ma, proprio per questo, a suo modo assoluto, in relazione a ciò che ordina e condiziona. Da qui emergono alcune domande di fondo, di stampo metafisico, a partire dalla possibilità di calibrare i termini non solo nella loro radicale opposizione, ma anche in una qualche forma di partecipazione reciproca; alcuni poi giungono a porsi la domanda sulla possibilità di riproporre un assoluto come principio regolativo sullo sfondo delle riflessioni relative che sempre conduciamo quando ci rivolgiamo alla realtà. Natoli invece ha spostato l’attenzione sul linguaggio veritativo, a partire da una domanda: assoluto e verità si identificano, nel senso che il vero è sempre assoluto, o è possibile affermare una verità che non sia assoluta, ma locale e provvisoria? Diviene in questa chiave necessario riflettere sul rapporto complesso tra verità e realtà, tra verità e linguaggio, prescindendo da un’impostazione metafisica e valorizzando la dimensione umana che viene a configurarsi come unico e immanente orizzonte di senso.

Alcuni (come Aguti) hanno poi proposto una articolata riflessione che in qualche modo tenta di giustificare la pretesa assolutezza di un fenomeno come quello religioso; altri ancora hanno ricordato il modo specifico con cui la dialettica affronta il rapporto tra assoluto e relativo, con due prospettive diverse tra loro: da una parte Capecci ha ricondotto a questo tema la filosofia hegeliana, vista come coronamento del pensiero moderno che considera come tema centrale la pensabilità dell’incondizionato; dall’altra al polo opposto Migliori ha illustrato una posizione dialettica radicale, nemica di ogni posizione assoluta e/o unilaterale, come quella di Mao Tse-tung; questi afferma una struttura di relazioni che continuamente si modificano per la stessa natura del reale e per il gioco praticamente infinito delle possibili interrelazioni. Ciò, come nella dialettica platonica, non dà luogo ad un processo caotico ed indefinito, in quanto il sistema di relazioni tende a organizzarsi e in questa chiave va letto e compreso dal pensiero umano.

Mancini ha riproposto il tema base del convegno come rapporto tra ciò che si mostra fenomenicamente e ciò che è ulteriore rispetto a questo mostrarsi, invitando a leggerlo non in una chiave linguistica, con una riflessione sulla valenza dei due termini di assoluto e relativo, ma nei processi che relativizzano o assolutizzano. Si tratta di salvare, in un’ottica fenomenologica, la portata veritativa della filosofia nella sua capacità di misurarsi con le varie forme in cui la verità si presenta, assumendo come atteggiamento l’apertura alla relazione con la verità stessa senza stabilire rapporti verticali o privilegi per una forma rispetto all’altra. Un atteggiamento che chiama in causa il nostro stesso modo di esistere e di pensare.

Alici ha evidenziato i diversi problemi etici che emergono da una posizione che afferma le differenze e poi paradossalmente le nega, in quanto, ponendole tutte sullo stesso piano, mostra una radicale indifferenza alle differenze stesse, nella loro dimensione vera e concreta. Queste invece appaiono determinanti e costitutive del soggetto, che non può evitare la differenza tra bene e male, la quale impone una scelta che non può essere evitata senza mettere in discussione la dignità stessa del soggetto. Ciò ci pone di fronte ad aporie profonde come ad esempio quella espressa dalla vicenda di Antigone nel conflitto tra legge divina e legge umana.

I molti storici della filosofia antica presenti (Cattanei, Fermani, Eustacchi, Palpacelli, Spinelli) hanno infine sottolineato come il pensiero classico manifesti una strutturale polivalenza nel suo approccio alla realtà, una visione poliedrica che emerge dalla considerazione delle diverse relazioni, che costituiscono il reale, e che, come tale, non si identifica con un atteggiamento relativistico, in quanto è possibile graduare volta per volta le diverse relazioni a seconda dell’indagine e della ricerca che si vuol condurre. Tale approccio è risultato un contributo utile in quanto alcune movenze teoriche si ripetono similmente in alcuni dibattiti odierni sul relativismo. Tutto è relazione, ma all’interno delle relazioni date i nessi non sono “liberi” anche se sono molteplici, e quindi aperti a diverse letture. Che però sono quelle e non possono essere che quelle. Almeno al nostro attuale livello di conoscenze.

Tutti gli interventi sono stati registrati in diverse sezioni e sono ora disponibili su Youtube (digitando “Assoluto e relativo – Università di Macerata”).

 Programma

19 NOVEMBRE / ore 15.00-19.00 / PRIMA SESSIONE

Franco TOTARO / Filosofia morale / Università di Macerata: Assoluto, relativo, prospettiva

Emidio SPINELLI / Storia della filosofia antica / Università “La Sapienza” di Roma: Oltre l’assolutismo etico: le soluzioni pragmatiche del pirronismo antico

Francesca EUSTACCHI / Storia della filosofia antica / Università di Macerata: Il pensiero dei Sofisti tra relazione e relativismo

Andrea AGUTI / Filosofia della religione / Università di Urbino: Pretesa di assolutezza e pluralità religiosa

20 NOVEMBRE /ore 9.00-13.00 / SECONDA SESSIONE

Salvatore NATOLI / Filosofia teoretica / Università Milano-Bicocca: Il linguaggio della verità, logica ermeneutica

Mauro MAGATTI / Sociologia / Università Cattolica di Milano: Gli eccessi della libertà

Maurizio MIGLIORI / Storia della filosofia antica / Università di Macerata: La dialettica tra Platone e Mao

Lucia PALPACELLI / Storia della filosofia antica / Università di Macerata: Relazioni diverse per l’anima platonica, una, bipartita e tripartita            

20 NOVEMBRE / ore 15.00-19.00 / TERZA SESSIONE

Giovanni LANZONE / Business Design / Domus Academy di Milano: Il relativo sorprendente: storie e figure della bellezza nel Made in Italy

Massimo MARASSI / Filosofia Teoretica / Università Cattolica di Milano: Stare al mondo: visione, immagine, prospettiva

Luigi ALICI / Filosofia morale / Università di Macerata: Elogio della partecipazione nel paradosso della differenza

Roberto MANCINI / Filosofia Teoretica / Università di Macerata: Fenomenologie della verità: l’esperienza metafisica da Hegel a Husserl

21 NOVEMBRE / ore 9.00-13.00 / QUARTA SESSIONE

Arianna FERMANI / Storia della filosofia antica / Università di Macerata: Niente è relativistico - Tutto è relativo. Aristotele filosofo della verità “liquida”

Elisabetta CATTANEI / Storia della filosofia antica / Università di Cagliari: Algoritmi dell’assoluto. Le matematiche antiche fra relativismo, relazioni ed esattezza, modello per la filosofia

Angelo CAPECCI / Storia della filosofia / Università di Perugia: Il mito dell’assoluto. Hegel e la storicità della religione

Donatella PAGLIACCI / Filosofia morale / Università di Macerata: Solidità e relatività dei legami interpersonali

 

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