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L’edizione critica delle COLLATIONES OXONIENSES

Dal 2010 opera a Macerata il gruppo di ricerca, guidato dal professor Guido Alliney e attualmente composto da Jacopo Francesco Falà, Marina Fedeli e Emanuele Soricchetti, che lavora all’edizione critica delle Collationes oxonienses, attribuite a Giovanni Duns Scoto. Si tratta di un’opera che la tradizione ha sempre considerato autentica, ma che è stata solo sporadicamente utilizzata dagli studiosi del maestro francescano a causa della mancanza di un’edizione affidabile del testo: le Collationes, infatti, sono rese note dall’edizione non critica del 1639, curata da Luca Wadding, che si presenta però lacunosa e scarsamente comprensibile. L’opera è stata recentemente oggetto di alcuni studi dottrinali che sono giunti a risultati contrastanti circa la datazione, l’autenticità e l’occasione del testo[1]. All’interno di tale panorama nasce il gruppo di ricerca con l’obiettivo di proporre l’edizione critica delle Collationes oxonienses e di far luce sull’intricata questione della datazione e dell’attribuzione a Duns Scoto. Un primo risultato del lavoro del gruppo di ricerca è stato l’articolo pubblicato nel 2012 sulla rivista ‘Documenti e studi sulla tradizione filosofica medievale’ nel quale si approfondisce la tradizione manoscritta dell’opera e il suo complesso legame con quella a stampa[2]. Le conclusioni di tale studio introduttivo non potevano che essere provvisorie in quanto circoscritte all’analisi delle sole prime sette questioni delle ventisei che costituiscono l’intera opera.

Il proseguimento dei lavori e l’ampliamento del campo di indagine hanno fatto sorgere nuove problematiche, in particolare la difficoltà di conciliare le diverse versioni del testo provenienti dai codici, sensibilmente differenti sia nell’elaborazione dei singoli argomenti sia nel loro stesso numero, e quella di riportare tutte le collationes all’interno di un’unica tipologia strutturale. Date le difficoltà emerse, il gruppo di ricerca ha deciso di organizzare un workshop, dedicato alle Collationes oxonienses, nel quale condividere i risultati ottenuti e i problemi incontrati.

Il Workshop ‒ finanziato dall’Università di Macerata, Dipartimento di Studi Umanistici, e dall’unità di Ricerca di Udine del PRIN 2012 («L’universalità e i suoi limiti: meccanismi di inclusione ed esclusione nella storia della filosofia e nei dibattiti contemporanei») ‒ si è tenuto a Macerata il 19 e 20 giugno 2014 e vi hanno partecipato: G. Alliney (Università di Macerata), F. Amerini (Università di Parma), A. Conti (Università dell’Aquila), W. Duba (Université de Fribourg), J. Falà (Università di Macerata), M. Fedeli (Università di Macerata), T. Hoffmann (The Catholic University of America), M. Pickavé (University of Toronto) e A. Tabarroni (Università di Udine).

Il lavori sono stati suddivisi in cinque sessioni seguite da una tavola rotonda conclusiva: Analisi della tradizione testuale (G. Alliney), Analisi della struttura questionativa (M. Fedeli), La concezione della libertà del volere (G. Alliney), La teoria dell’univocità dell’ente (J. Falà) e La teoria delle relazioni trinitarie (M. Fedeli)[3]. Dai contributi dei relatori e dagli interventi dei presenti è emerso con forza il carattere composito dell’opera che può essere divisa in quattro gruppi di collationes con caratteristiche strutturali e dottrinali differenti. Il primo gruppo è costituito dalle questioni 1-11 e si presenta nella forma di una discussione tra il respondens, che conduce prevalentemente il dibattito, e l’opponens, che propone delle obiezioni all’opinione contraria e ne argomenta una propria. In tali collationes il pensiero di Scoto può essere individuato nella posizione sostenuta dal respondens o dall’opponens. Lo scopo di tali esercizi sembra essere quello di sviluppare le capacità di proporre una posizione originale e di argomentare in sua difesa. Le collationes del secondo gruppo (qq. 12-17), diversamente, prendono avvio da una o più opinioni, già note ed esposte all’inizio della questione, e proseguono con la discussione critica da parte di uno, o più raramente, due baccellieri. In tali questioni il ruolo di conduttore sembra essere ricoperto da Riccardo di Conington e il pensiero di Duns Scoto è presente in alcuni dibattiti, ma prevalentemente nell’opinione che viene criticata. Il terzo gruppo è composto dalle qq. 18-23 e riporta degli esercizi condotti da un solo studente che discute l’argomento posto dalla quaestio. Qui, il pensiero del Dottor Sottile è chiaramente rifiutato e criticato. Il quarto gruppo, che comprende le ultime tre questioni, mostra una struttura simile alle prime e il pensiero di Scoto sembra essere presente nell’opinione sostenuta da uno dei due interlocutori.

Il gruppo di ricerca ha proseguito il suo lavoro sulla scia di questi risultati ampliandoli notevolmente. In particolare l’indagine si è diretta verso l’analisi del genere letterario della ‘collatio’ che, nel corso del Medioevo, ha indicato diverse pratiche anche molto diverse tra loro. Le Collationes attribuite a Scoto rientrerebbero tra gli esercizi proposti all’interno delle scuole degli ordini religiosi. Tale pratica avveniva sotto la guida di un magister studentium ed aveva l’obiettivo di sviluppare le capacità filosofiche e dialettiche degli studenti. L’approfondimento del genere letterario ha consentito sia di definire la struttura peculiare delle Collationes oxonienses, sia di precisare la datazione dell’opera. Se le collationes sono esercizi tra studenti, svolti nella scuola dell’ordine francescano di Oxford, la loro discussione deve risalire al più tardi al 1300-1301, ossia al periodo in cui Duns Scoto era baccelliere in quella città. La questione dell’attribuzione delle Collationes oxonienses al Dottor Sottile deve essere inoltre rivista alla luce del genere letterario e del carattere composito dell’opera, che riporta esercizi di numerosi studenti francescani del periodo. Se Duns Scoto ha certamente partecipato, insieme ad altri baccellieri, alla discussione delle prime questioni, esprimendo e argomentando la sua opinione, la tradizionale estensione della paternità dell’opera all’intera serie di questioni risulta essere, in definitiva, fuorviante.

Il lavoro di edizione, che si è svolto in parte all’interno del PRIN 2012 ‘L’universalità e i suoi limiti: meccanismi di inclusione ed esclusione nella storia della filosofia e nei dibattiti contemporanei’ e che si avvale attualmente della collaborazione dell’Università di Udine e, in particolare, del professor Andrea Tabarroni, sta giungendo al termine.

Il gruppo di ricerca è attualmente impegnato nella revisione finale: la pubblicazione dell’edizione critica delle Collationes oxonienses, nella collana Corpus Philosophorum Medii Aevi, è prevista per il 2016.

Marina FEDELI



[1] S. D. Dumont, William of Ware, Richard of Conington and the Collationes Oxonienses of John Duns Scotus, in L. Honnefelder, R. Wood, M. Dreyer (eds.), John Duns Scotus. Metaphysics and Ethics, Brill, Leiden 1996, pp. 59-85; G. Alliney, The Treatise on the Human Will in the Collationes oxonienses attributed to John Duns Scotus, «Medioevo», 30 (2005), pp. 209-269; A. Vos, The Philosophy of John Duns Scotus, Edinburgh University Press, Edinburgh 2006; G. Alliney, Le Collationes oxonienses sulla volontà. Analisi degli influssi dottrinali in un apocrifo scotiano in G. Alliney, M. Fedeli, A. Pertosa (a cura di), Contingenza e libertà. Teorie francescane del primo Trecento, Atti del Colloquio Internazionale, Macerata 12-13 dicembre 2008, EUM, Macerata 2012, pp. 19-44; Scoto contro Scoto sull’argomento Principium eodem modo se habens uniformiter agit, «Franciscan Studies», 72 (2014), pp. 225-257; R. Cross, Richard of Conington, Scotus’s Collationes oxonienses, and the Ontological Status of Impossibilia, in A. Storck (ed.), Proceedings of the symposium De potentia dei (Porto Alegre), FIDEM, Porto (forthcoming).

[2] G. Alliney, M. Fedeli, A. Pertosa, In vista di una edizione critica. Osservazioni preliminari sulla tradizione manoscritta e a stampa delle Collationes oxonienses attribuite a Giovanni Duns Scoto, «Documenti e studi sulla tradizione filosofica medievale» XXIII (2012), pp. 358-385.

[3] I risultati del Workshop sono stati pubblicati in M. Fedeli, Collationes oxonienses. Analisi di un inedito attribuito a Giovanni Duns Scoto, «Bulletin de Philosophie Médiévale» 56 (2014), pp. 449-452.

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