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SCOMPAGINARE LA DIDATTICA

Matteo Turri, esperto valutazione Anvur, curatore del volume "La didattica in università: una ricerca nelle differenti discipline"
SCOMPAGINARE LA DIDATTICA

Matteo Turri

 

INTERVENTO

SINTESI DEI LAVORI

 

>> SLIDE MATTEO TURRI

 

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Paola
Paola :
25/05/2018 10:37

Diminuire il numero di appelli e intensificare il tutorato in itinere: queste le scelte delle Università di Inghilterra e Svizzera emerse dall'indagine di Turri. Possono essere una soluzione alla dispersione universitaria?

Francesco Nati
Francesco Nati :
25/05/2018 11:14

Rispetto all'intervento di ieri, la cui analisi condivido in pieno, vorrei far notare anche un paio di aspetti pragmatici che incidono sulla "flessibilità" della metodologia didattica:
1. Le strutture tangibili. Avere in ogni aula file di banchi fissi a terra, rivolti verso la cattedra senza possibilità di spostarli, pone per forza di cose il docente al centro dell'attenzione e costringe a tenere lezioni di tipo frontale.
Avere invece alcune aule con banchi dotati di rotelle (bloccabili secondo le esigenze) permetterebbe, con classi piccole, di attuare modalità didattiche alternative come ad esempio l'apprendimento basato su task, l'apprendimento cooperativo ecc.
2. Le strutture informatiche (non tangibili). La struttura attuale del sito istituzionale con le "pagine dei docenti" non è altro che un'evoluzione della classica bacheca, dove il flusso di informazioni è sostanzialmente monodirezionale (il docente comunica orari, modalità di esame, carica materiali da scaricare...). Implementare un sistema informatico che aumenti l'interazione tra docente e studente, per esempio con la possibilità di caricare compiti, di condividere materiali, di gestire discussioni, sicuramente consentirebbe di diversificare le metodologie e di venire incontro al nutrito gruppo di non frequentanti (studenti lavoratori) di cui si parlava ieri.

Francesco Nati
Francesco Nati :
25/05/2018 11:29

Rispondo a Paola: io insegno presso il CLA a studenti stranieri, e sono tutti estremamente sorpresi riguardo alla possibilità di ripetere un esame non superato, oltretutto senza limiti; anche spezzare l'esame, aggiungendo una o due verifiche durante il metà semestre, contribuirebbe ad alleggerire il carico di studio. Ripensare al sistema degli "appelli infiniti", stabilendo un limite temporale al superamento di un corso (in seguito al quale bisognerebbe rifrequentarlo), potrebbe essere di stimolo a non rimanere indietro con gli studi.
D'altra parte, un tutoraggio più puntuale (ad esempio organizzando uno o due incontri all'anno obbligatori, o addirittura dedicando un momento specifico settimanale o mensile per le attività di tutoraggio) e un sistema di orientamento per le nuove matricole (dopo che sono entrate, non prima) sicuramente aiuterebbe nel diminuire la dispersione. Tutto ciò, come dicevo sopra, accompagnato da un sistema informatico che agevoli chi non può frequentare, permettendo ad esempio di lavorare a distanza, di informarsi sull'avanzamento delle lezioni ecc.

Maria Paola
Maria Paola :
25/05/2018 14:25

La ricerca che ci ha presentato il prof. Turri, pur essendo molto interessante, ha suscitato in me alcune perplessità. Trovo che prendere spunto da atenei stranieri senza considerare le diversità socio-culturali e organizzative dei medesimi rispetto agli atenei italiani fornisca spunti di riflessione non completi e comunque non sufficientemente fondati o comunque non pedissequamente "esportabili". Anche il numero di interviste svolte (se non ricordo male 42) mi sembra poco rappresentativo. Manca inoltre la voce degli studenti che non risultano intervistati per esempio relativamente a un dato fondamentale come le ragioni dell'interruzione dello studio.

Genitore curioso
Genitore curioso :
30/05/2018 17:11

Il modello di cui si parla è, probilmente, quallo finlandese, definito come un modello di eccellenza per la scuola secondaria. Ho letto che gli studenti finlandesi sono i più preparati in Europa. Inoltre in quel paese c'è una delle percentuali più alte di laureati nella popolazione.
Si tratta, quindi, di un modello da imitare, indipendentemente dal fatto che le tradizioni e le abitudini di queli popoli siano diverse dalle nostre. Migliorare la didattica nella scuola secondaria porterebbe ad un miglioramento anche nell'Università.


L'innovazione digitale può migliorare la didattica, sia nelle modalità di insegnamento che in quelle di verifica. Le possibilità sono infinite. Nei workshop si parlava di, per esempio, di fare didattica con Second Life ma penso che questo sia uno dei tanti esempi.

La distinzione tra didattica e ricerca dipende dal modo come è concepita adesso la didattica. Fare didattica oggi, spesso, vuol dire limitarsi alla lezione frontale e leggere un libro agli uditori. Ma può voler dire anche aiutare lo studente, o un gruppo di studenti, a cercare informazion, poi elaborarle in un gruppo più esteso, organizzarle, discuterne. Quest'attività può essere una forma di ricerca con valore didattico.

Coraggio!
Coraggio! :
04/06/2018 17:56

L'università non deve essere concepita come la continuazione dell'obbligo e soprattutto non deve essere vista come l'unico strumento di realizzazione culturale del soggetto.

Per avere una buona università bisogna avere buoni studenti che l'obbligo dovrebbe educare prima e formare poi. questo significa potenziare al massimo l'inglese alle primarie ed elementari, riportare il latino alle medie, insegnare sin da piccoli le tecniche di memorizzazione, abolire il liceo scientifico potenziando il livello culturale dell'ITIS e investire nell'educazione fisica che deve essere orientata al buon equilibrio psicofisico e ad educare alla salute.

La scuola non deve MAI premiare l'impegno ma premiare SOLO chi consegue risultati effettivi e sa presentarli efficacemente. Inoltre, deve giudicare in termini assoluti, ovvero ognuno deve sapere quanto 'valgono' i propri risultati rispetto al resto della comunità (che alle primarie è la scuola, poi col passare degli anni deve allargarsi fino alla nazione o al continente). Questo perchè nella vita l'impegno è una condizione necessaria ma non sufficiente e non si è giudicati rispetto a pochi ma sempre di più rispetto all'intera popolazione globale.

Silvia
Silvia :
05/06/2018 12:04

Una breve riflessione per punti emersa da un gruppo di lavoro:
1) Un primo punto riguarda l'equazione "Insegnare = Trasmettere". Spesso è così che viene letta la didattica, anche quella universitaria. Di fatto esiste una qualche trasmissione di conoscenza, una "traditio"; ma, ridurre la relazione educativa superiore / accademica a trasmissione appare riduttivo. Anzitutto, questo modello della trasmissione è ormai ritenuto superato dai linguisti e dai sociologi che lo avevano elaborato negli anni '50. Oggi si preferisce dire che la comunicazione educativa è un convergere verso, un mettere in comune, un "contagiare". (Il nostro compiano professore emerito János Sándor Petőfi ha sviluppato ricerche ancora assai utili in tal senso. Non molti in Italia lo sappiamo, ma il sistema scolastico ungherese è stato ricostituito a partire dalle teorie che il nostro Maestro ha elaborato qui in Italia; c'è una ricchissima bibliografia in varie lingue).

Silvia
Silvia :
05/06/2018 12:06

2) Un secondo aspetto limitante emerge dalla pur completa relazione del collega. Secondo il modello che egli adopera per formalizzare la relazione docente/studenti, in relazione alla valutazione, sembra che delle due parti in dialogo l'unica chiamata a cambiare sia la parte studente. Egli deve migliorare, raggiungere obiettivi, acquisire..., potenziare.... E il docente? Il docente non viene in nulla affetto dalla relazione? -- Studiare questo aspetto della questione è necessario e vantaggioso, perché ci permetterebbe di capire meglio il fallimento o il successo di alcune pratiche di insegnamento e di alcuni docenti, p. es., del passato.

Silvia
Silvia :
05/06/2018 12:07

3) Terzo punto Infine, la comparazione proposta da Turri (Italia, Svizzera, UK, etc.) appare debolmente motivata. Non si può valutare un ordinamento, senza correlarlo al corpo sociale che esso pretende normare (in ambito giuridico questa tesi è nota come "storicità del Diritto" e fu sostenuta tra gli altri da un illustre giurista, il prof. Santarelli). L'università in UK non è fatta per soddisfare alle necessità del mercato o degli standard di un astratto collegio di revisori. Casomai, è vero l'inverso: è la tradizione accademica che funge da "norma normans non normata" rispetto agli ordinamenti politici, burocratici, amministrativi. E' così anche in Germania, e soprattutto in Francia. Il discorso del Collega qui potrebbe giovarsi di una ricognizione anche semiologica e di una riflessione storiografica (Vd. p. es. Alain Deneault, La mediocrazia, Neri Pozza, 2017).

Roberto Lambertini
Roberto Lambertini :
19/06/2018 17:11

Una sommessa apologia della lezione "frontale": premesso che condivido la necessità di non ridurre la mediazione didattica a una sola forma, credo opportuno spezzare una lancia a favore di questa modalità, soprattutto in fase di introduzione e di orientamento all'interno di una disciplina. La mia non è una difesa dell'esistente per partito preso (Il nostro regolamento didattico misura in ore di didattica frontale l'impegno), quanto di sottolineare che misurarsi con una lezione "frontale" significa sviluppare una capacità, quella di ascoltare e di seguire un'argomentazione che parta da premesse, espliciti i passaggi e giunga a conclusioni in un arco di tempo disteso. Oggi assistiamo a tutti i livelli a una sorta di regressione di queste capacità e all'essere sotaggio di una comunicazione rapida, ridotta a elenchi puntati e numerati, se non a slogan. saper ascoltare con attenzione, individuando magari anche passaggi non perspicui e chiedendone chiarificazione a chi ha parlato è un "saper fare" che dobbiamo tentare di rafforzare, per mantenere alto il livello della comunicazione. Il "tweet" ha una sua dignità, ed è oggetto di studi molto interessanti da parte di bravissimi colleghi anche del nostro Ateneo. Non può però essere la forma egeminica della comunicazione soprattutto se vogliamo avere a che fare con "saperi complessi" Sono ben consapevole del fatto che la lezione "frontale" può essere fatta male, ma o la sciatteria è un rischio che si annida in tutte le modalità.

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