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Per una ricerca internazionalizzata

di Pier Giuseppe Rossi*

Oggi l’internazionalizzazione sta diventando una priorità per gli Atenei. Non solo perché sempre più i canali di finanziamento saranno connessi a leve europee, ma soprattutto perché la ricerca deve muoversi con un respiro ampio ed essere connessa alla comunità transazionale, coniugando ad un tempo la contaminazione con l’altro e la difesa della propria specificità, culturale e metodologica. Connesso con quanto detto è anche la modifica degli obiettivi della ricerca, mossi sempre più da un rigore metodologico, fondato nelle discipline, e una individuazione di obiettivi che respirino sempre più un’atmosfera interdisciplinare, superando la separatezza tra ricerca pura e ricerca applicata.

In tale contesto molti atenei si stanno aprendo all’internazionalizzazione. Due le strategie che sembrano prevalere. La prima punta direttamente alla promozione di progetti, spesso servendosi di agenzie e centri che vantano competenze amministrative e organizzative nel campo o delegando a centri gestionali l’operatività nel settore. La seconda mira, invece, ad incentivare la ricerca internazionale dei dipartimenti e vede nella progettualità europea uno dei prodotti di tale politica. La prima strada è apparentemente più veloce, ma spesso si è rilevata, anche dalle esperienze di alcune realtà universitarie, un inutile dispendio di risorse umane e finanziarie. La seconda sembra avere il difetto di richiedere tempi più lunghi, ma permette di creare solide basi per una ricerca di qualità e, nel tempo, anche portatrice di progetti e fondi europei o internazionali.

Questa seconda strada vede alla base la costruzione di solide reti tra centri di ricerca. Il primo passo per favorire tali reti è la frequentazione reciproca con partecipazione a convegni e soggiorni all’estero dei ricercatori. L’Università di Macerata ha recentemente attivato borse per la mobilità che vanno proprio in tale direzione. Il secondo passaggio per tale strategia consiste nell’individuare tra i centri in rete temi significativi su cui iniziare la ricerca, anche in assenza di fondi. L’individuazione di tali temi deve, da un lato, valorizzare le competenze dei singoli centri, la loro creatività e originalità; dall’altro, deve tener presente gli obiettivi europei e in particolare, oggi, Horizon 2020. Su tali temi i centri iniziano a lavorare e a produrre articoli comuni da presentare nei vari consessi e convegni, la qual cosa permette di ampliare la rete e divenire un riferimento per la comunità internazionale sul tema specifico. Quando poi il percorso in atto si incrocia con una call europea ovvero quando una call sembra cucita su misura sul progetto e sugli obiettivi che la rete persegue, è possibile partecipare al bando, fondando la richiesta su una competenza documentabile e su una rete solida e avviata.

Un esempio può meglio delineare tale processo. Nell’ultimo anno l’Università di Macerata ha visto finanziare cinque suoi progetti, uno dei quali, I-Tutor, la vede coordinatrice. L’attività è iniziata da oltre cinque anni e ha coinvolto, fin dall’inizio, alcuni dei partner attuali. Con essi sono stati realizzati progetti di minore complessità e, insieme ad essi, sono state organizzate session in convegni internazionali e scritti articoli a più mani. Con alcuni partner sono stati attuati scambi e sono state condivise le espertise del gruppo di ricerca, accompagnando la conoscenza scientifica con la conoscenza umana. Quando due anni fa è uscito un bando, che sembrava abbastanza coerente con gli obiettivi di ricerca della rete, si è risposto alla call, ma senza successo. Le indicazioni e i commenti ricevuti hanno, però, permesso di correggere il tiro e di partecipare, questa volta con successo, alla call attuale, che ha finanziato solo il 5% del presentato. Va, infatti, sottolineato che essendo molto alto l’interesse per i finanziamenti europei, la concorrenza tra le Università è alta e solo ricerche che dimostrano una solida base e una rete con una propria storia vengono finanziate.

Ottenere il finanziamento è comunque solo il primo passo. Poi occorre gestire il processo. In tale direzione la focalizzazione sulla ricerca del gruppo e il competente supporto amministrativo divengono le due leve fondamentali. I finanziamenti stessi sono spesso appena sufficienti per svolgere le attività previste e solo un impegno diretto e costante dei ricercatori permette di raggiungere gli obiettivi e accreditare il gruppo di ricerca come valido e affidabile, sia rispetto alla comunità europea, che valuta con attenzione, sia rispetto agli altri centri, possibili e futuri partner.

* Preside della Facoltà di Scienze della formazione, Università di Macerata

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