Didattica senza frontiere
di Elena Di Giovanni (1) e Stefania Cavagnoli (2)
Internazionalizzare le università significa procedere in direzioni diverse: a partire dai rapporti con università straniere fino al concepimento di reti, virtuali e non, che investono e coinvolgono didattica e ricerca, studenti, studiosi e docenti. Ciascuna forma di scambio prevede necessariamente una competenza comunicativa, che è ormai inevitabilmente interlinguistica e interculturale e che deve essere costruita nel tempo.
Il luogo di prima costruzione dovrebbe senz’altro essere la scuola: quella dell’obbligo e quella di secondo grado. L’insegnamento linguistico in Italia è stato per decenni trascurato, soprattutto dal punto di vista della preparazione didattica dei docenti. Fino a pochi anni fa, ad esempio, era possibile laurearsi in lingue straniere, senza aver sostenuto nessun esame di glottodidattica, o ricevere l’abilitazione all’insegnamento delle lingue straniere nella scuola primaria, senza alcuna attestazione delle competenze del docente.
L’università ha cercato di supplire a certe mancanze rafforzando i corsi di lingua e diversificandone l’offerta, invitando gli studenti a partecipare a convegni in lingua straniera, a lezioni tenute da guest lecturers, nonché a corsi erogati interamente in lingua. Tra tutte, l’inglese si è imposta come lingua diffusamente dominante, veicolare, diventando sempre più uno strumento necessario per comunicare globalmente e far viaggiare idee, testi, progetti. Tuttavia, non si può dire che sia sufficiente padroneggiare la lingua inglese, affinché si sappia studiare in quella o in un’altra lingua o si possa dire di sapersi muovere nel mondo accademico in altri Paesi, creare legami di studio e di didattica. Le università di oggi, forti delle esperienze maturate, devono indicare vie, creare occasioni, approfondire relazioni.
Ovviamente, ciò vale anche per la scuola e le riforme che negli ultimi anni l’hanno investita; riforme che ancora non sono entrate in vigore, ma che prevedono, per i licei linguistici, già a partire dal mese di settembre, l’insegnamento in quinta superiore di una disciplina in lingua inglese. Il fatto che il Ministero abbia compreso l’importanza di un insegnamento veicolare delle discipline è da ritenersi positivo; lo stesso non può dirsi per il punto di partenza temporale. Ricerche neurolinguistiche hanno dimostrato, ormai da decenni, come la soglia temporale, la cosiddetta soglia critica, per l’apprendimento/acquisizione di una lingua straniera sia l’adolescenza. Anticipare la veicolarità alla scuola primaria, come del resto molte scuole italiane stanno sperimentando, pur nel rispetto dell’autonomia scolastica, porterebbe molto probabilmente a risultati migliori con minore impegno.
La proposta del Ministero, codificata nel DM 30/09/2011 (v. GU 24/12/2011 n.299), prevede l’attivazione di corsi di perfezionamento (Art. 3) gestiti dagli Atenei, in ottemperanza con i criteri definiti dal Miur, fra i quali l’attenzione all’uso delle tecnologie informatiche, di cui l'Università di Macerata ha già esperienza nell’ambito della formazione a distanza. Si tratta di un’ottima occasione per sviluppare una profonda collaborazione fra scuole e università, nell’ottica dello scambio di competenze e della formazione. Il vantaggio per le università è quello di diventare polo formativo, supportato dalla ricerca glottodidattica e linguistica sviluppata al suo interno, nonché quello di interagire e orientare l’insegnamento delle lingue straniere nelle scuole. Il vantaggio per le scuole, d’altro canto, sta nella possibilità di accedere a corsi pensati e strutturati in base alle proprie esigenze, interagendo con docenti preparati dal punto di vista della ricerca e della metodologia e informati sulla prassi scolastica.
Su impulso di alcune scuole superiori della regione Marche, il Centro Linguistico d’Ateneo (Cla), in collaborazione con le Facoltà di Lettere e filosofia e Scienze della formazione, si sta muovendo per promuovere percorsi formativi legati al Clil (Content and Language Integrated Learning o Immersione linguistica). Nel novembre del 2011, il Centro ha organizzato una conferenza al Liceo Scientifico Calzecchi Onesti di Fermo, con la partecipazione di circa 80 insegnanti provenienti da scuole di tutta la regione. Attualmente, il Cla sta collaborando alla formazione linguistica degli insegnanti delle scuole secondarie di secondo grado per le province di Ascoli e Fermo, nell’ottica del necessario rafforzamento delle competenze, finalizzato all’insegnamento in modalità Clil. Il futuro prossimo prevede la messa a punto di un corso di perfezionamento per gli insegnanti in linea con i requisiti del Ministero, utilizzando le numerose e preziose risorse interne di cui l’Ateneo maceratese dispone: dalle attività di ricerca e insegnamento della glottodidattica e delle discipline linguistiche, fino alle specializzazioni legate all’e-learning e, più in generale, all’uso delle tecnologie nell’insegnamento.
Un Ateneo internazionale è attivo oltre i confini del proprio Paese sul fronte della ricerca, della didattica e dell’accoglienza di studenti di ogni nazionalità; costruisce e rafforza le proprie reti, facendosi forte delle esperienze altrui e condividendo le proprie. Ma l’internazionalizzazione può e deve passare anche attraverso la condivisione di competenze interne con altri comparti del mondo dell’istruzione e della formazione, a beneficio dei formatori, ma, soprattutto delle generazioni future, che sempre più dovranno formarsi a una vita e a una carriera internazionali.
(1) Direttrice del Centro linguistico dell'Università di Macerata
(2) Docente di Glottologia e linguistica, Università di Macerata


