Home Notizie Archivio Le nuove frontiere della comunicazione universitaria La comunicazione come scelta strategica dell’Università

La comunicazione come scelta strategica dell’Università

di Mario Morcellini*

L’Università vive una fase che è, al tempo stesso, di crisi e di attacco. La crisi è strettamente collegata a insensate politiche recessive, che si concentrano sulla scuola, sulla ricerca e sugli atenei. Un caso spettacolare di nonsense in un Paese con la storia e la tradizione italiana. Nonostante la condizione di crisi, l’Università mette in campo una capacità di rinnovamento che da sola prova quanto la sfiducia della politica negli atenei sia totalmente infondata. C’è un cambiamento culturale in corso nell’Università italiana, fatto di un nuovo investimento nella cultura dell’orientamento, nella comunicazione degli atenei e nello stesso marketing sociale dell’alta formazione. È roba troppo positiva e troppo seria, perché sia adeguatamente colta da un sistema formativo pigro, poco attento a tutte le tematiche sensibili, e, comunque, alla cultura, spesso vittima di ciniche campagne stampa che, francamente, sembrerebbero furbe di ossequio alla politica di turno. Ecco perché il discorso sulla comunicazione è un tratto decisivo per la riscossa degli atenei.

Oggi, se non altro per i numeri, le strutture, l’articolazione della proposta culturale e l’aumento di nuovi attori sociali coinvolti, il disinteressamento alle politiche di comunicazione e informazione sarebbe immediatamente pagato, dagli Atenei, con una perdita di attenzione da parte dei pubblici interessati e di efficienza nei servizi offerti. Queste suggestioni, oramai quasi scontate, devono essere necessariamente integrate con l’acuirsi di alcune caratteristiche proprie di un moderno sistema universitario: l’attenzione incalzante alle tecnologie e all’innovazione degli stili e degli strumenti di comunicazione; la necessità di costituire un’attrattiva per studenti, docenti e parti sociali, adottando strategie di marketing, pubblicità, orientamento e fundraising. Temi, questi ultimi, che in passato emergevano difficilmente in un contesto pubblico legato all’alta formazione, ma che diventano oggi essenziali con l’aumento della domanda di istruzione universitaria e, quindi, delle strutture preposte a tale adempimento.

A rendere centrale, e per alcuni versi emergenziale, l’attenzione alle attività di comunicazione negli atenei, vi è un’ultima anomalia, tutta italiana: l’attacco all’Università da parte della comunicazione mediatica e politica. Si potrebbe quasi dire che le università, anche se non avessero bisogno di prestare attenzione alla comunicazione per i motivi sopra citati, dovrebbero farlo per non sopperire agli attacchi pubblici, che nell’ultimo decennio hanno caratterizzato il racconto giornalistico dell’Università e buona parte delle attenzioni che la politica ha rivolto al sistema. E’ evidente che, senza attivare tempestivamente una riflessione intorno a questi temi, si corre il rischio di indebolire l’identità degli atenei e, di fatto, di dover pagare duramente le conseguenze di una crisi non solo reale, ma anche “percepita”.

Le ricerche nazionali sullo stato della comunicazione universitaria, condotte dal Dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale della Sapienza[1] e dall’Aicun[2], sottolineano la penalizzazione che il settore sta vivendo nel clima di tagli e definanziamenti che riguardano gli atenei e che, come spesso accade, colpiscono per prime le attività di comunicazione. È un chiaro segnale della scarsa fiducia del nostro sistema politico nella forza della comunicazione. Nel nuovo clima di austerity, sono molte le esperienze universitarie che ci suggeriscono di scegliere la “leggerezza comunicativa”: quella che caratterizza non solo i media digitali, ma anche altre formule espressive che appaiono decisamente low cost nel confronto con i media generalisti.

Nella ricerca di best practice, la prima posta in gioco è comprendere le distanze linguistiche rispetto agli utenti. È evidente infatti che i linguaggi della comunicazione universitaria appartengono più alle culture adulte, allo slang del corpo docente. È quindi auspicabile rivisitare profondamente il lessico e la sintassi e per farlo è utile incoraggiare sempre più la partecipazione e il coinvolgimento degli studenti alle attività di comunicazione universitaria. Si potrebbe immaginare di intraprendere azioni molto coraggiose, in grado di capitalizzare – in termini di comunicazione e orientamento – il potere diffusivo dei social network, così da innovare la relazione dell’Università con l’ambiente esterno, oltre che permettere un riavvicinamento espressivo fra docenti e studenti.


[1] Tra le pubblicazioni prodotte dal suddetto Dipartimento e scaturite dalla costante attività di ricerca sul tema, si segnalano in particolare: M. Boldrini, M. Morcellini (a cura di), Un'idea di Università. Comunicazione universitaria e logica dei media, Franco Angeli, Milano, 2009; M. Morcellini, V. Martino, Contro il declino dell’Università. Appunti e idee per una comunità che cambia, Il Sole 24 Ore, Milano, 2005.

[2] Associazione Italiana Comunicatori d’Università. Si rinvia, tra gli altri, alla pubblicazione: A.P. Ciani (a cura di), L’università italiana tra crisi e riforma. La sfida della comunicazione, Aracne, Roma, 2011.

* Direttore del Dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale della Sapienza Università di Roma

Prossimi eventi
InAteneo

InATENEO

Iscriviti