Home Notizie Archivio Unimc all'opera L'opera ridiventi proprietà dei giovani. Intervista a Francesco Micheli e Luciano Messi

L'opera ridiventi proprietà dei giovani. Intervista a Francesco Micheli e Luciano Messi

di Lucia D'Ambrosi*

Unimc loves Sferisterio. Oltre duecento ragazzi hanno partecipato al flash mob nell'arena diretti da Marco Di Stefano. Grande entusiasmo, quindi, per l'iniziativa ideata dal direttore artistico di Macerata Opera Festival, Francesco Micheli, che, insieme a Luciano Messi, direttore dell'organizzazione, spiega il legame tra queste due realtà.

 

Quanto è importante avvicinare i giovani al mondo della lirica?

FRANCESCO MICHELI / Fondamentale. Imprescindibile. Capitale. Potrei andare avanti e scomodare mille parole magniloquenti e superlative. L'opera pone sempre come protagonisti delle proprie saghe ragazzi e ragazze insofferenti alla vita coercitiva e claustrofobica  che sono costretti a vivere. Sono eroi, perché non stanno al gioco, si ribellano per ottenere lo spazio di libertà che appartiene loro di diritto. Tendenzialmente muoiono, ma non spariscono dalla circolazione. Mamma opera tramanda la loro vicenda perché ci siano altri ragazzi e ragazze che raccolgano quell'urlo di protesta tramutato in canto e lo facciano proprio. Per non essere schiacciati, per avere voce in capitolo.

LUCIANO MESSI / L’opera trabocca delle nostre radici culturali così come di quei sentimenti e valori che attraversano le generazioni e che le uniscono. Passare questa fiaccola ai giovani, affinché non solo la preservino per il prossimo tratto di strada, ma la alimentino con la propria creatività e visione del mondo, è un compito ineludibile per lo Sferisterio e una sfida entusiasmante che vogliamo raccogliere appieno.

 

In che modo si sta muovendo lo Sferisterio su questo fronte?

F.M. / Stiamo lavorando su molti fronti; il lavoro più nuovo e specifico consiste in una serie di attività denominate "Incontralopera", un progetto che si snoda lungo l'intero anno scolastico (non poco per un Festival estivo da cui ci si aspetta un'attività circoscritta ) con conferenze, laboratori, proiezioni che amorevolmente costringano i ragazzi a capire quanto l'opera lirica li riguardi, affinché se ne impossessino come loro proprietà.

L.M. / Cerchiamo di incontrare i giovani sia sul loro terreno abituale, sia nel luogo-teatro, ogni volta che è possibile, parlando con un linguaggio moderno e multimediale, ma senza sconti sul contenuto. La capacità di Francesco di coinvolgere ed entusiasmare i giovani con questo tipo di approccio è la carta vincente! Cercheremo di far sì che questo dialogo sia sempre più ampio e costante (gli appuntamenti di quest’anno sono già praticamente raddoppiati rispetto a quelli del 2012), certi che sia proprio questo il terreno fertile in cui gettare i semi del futuro.

 

A quali iniziative ha dato vita la collaborazione tra Università e Sferisterio e quali saranno le prossime?

F.M. / Conclusasi " incontralopera" ormai ci siamo. Come l'anno scorso ci saranno diversi appuntamenti che sollecitano l'attenzione di tutti all'arrivo del festival: la festa dell'opera, in primis, al Teatro Romano di Helvia Recina; inoltre possiamo dire che il vero battesimo del Festival ha come padrini e madrine le migliaia di ragazzi e ragazze che hanno affollato con entusiasmo i nostri incontri invernali e che sono ora invitati ad assistere in anteprima alle prove generali di Nabucco e Trovatore. E poi c'è il Festival Off, la parte "tascabile" del Macerata opera festival: opera, musica e teatro ovunque, a qualunque costo, per tutti.

L.M. / Anche il Flashmob “UniMC loves Sferisterio” è stato un’esperienza molto significativa. Per la prima volta un gruppo agguerrito e festoso di giovani ha preso letteralmente possesso dello Sferisterio, ancora impreparato al pubblico dell’estate, ma forse anche per questo ancora più interessante da scoprire. Dal palcoscenico alla platea, ai corridoi dei palchi, alle scalinate, al loggione, gli studenti hanno invaso lo Sferisterio abitandolo per alcune ore e sperimentando come esso possa essere un affascinante luogo di aggregazione (scopo per il quale è stato edificato) e come la linea di confine tra palcoscenico e platea, tra attore e spettatore, sia molto meno impenetrabile di quanto possa sembrare. Stiamo anche cercando di avviare alcuni laboratori collegati alle attività curricolari, che si inseriscano come attività formative all’interno del Festival. Una strada per noi nuova sulla quale, col supporto dell’Università, speriamo di riuscire a muovere i primi passi già quest’estate.

 

Che risposta avete avuto dai ragazzi?

F.M. / Ogni volta che sto per incontrare un gruppo di liceali, mi tremano le gambe, ogni volta come fosse la prima. Strano, no? Anche se ogni volta gli incontri di quest'anno si tramutavano in momenti commoventi e allegri, che hanno portato centinaia di adolescenti ad alzarsi in piedi in scrosciante applauso di fronte al faccione di Peppino. Eppure per me ogni volta era terribile come la prima: tanto è il desiderio di riuscire a far capire la bellezza e l'urgenza di quel mondo che - come in un incontro amoroso - hai tanta paura che qualcosa vada storto.

L.M. / La curiosità si tramuta progressivamente in entusiasmo e l’atmosfera che si respira al termine di ogni incontro è sempre carica d’energia positiva! Ma la cosa più bella è guardare le emozioni avvicendarsi sui volti dei giovani in platea durante il racconto di Francesco dal palco… insomma, tanti piccoli, intensi, viaggi nella musica e dentro se stessi.

 

La prossima campagna di immatricolazioni di Unimc esalta ulteriormente il legame tra Università e Opera e celebra il bicentenario della nascita di Verdi. Voi avete fatto parte della commissione di selezione delle idee creative. Cosa vi ha colpito della proposta scelta?

L.M. / Chi meglio di Giuseppe Verdi, nel bicentenario della nascita che tutto il mondo celebra quest’anno, avrebbe potuto unire in un unico simbolo l’Ateneo e il Teatro della nostra città? L’immediatezza con cui il faccione (cito Francesco) del Maestro diventano la maschera in cui fluiscono i caratteri e in particolare lo sguardo degli studenti è un simbolo disarmante e potente: un ponte che lega l’umanesimo di ieri e di oggi attraverso gli occhi nuovi di chi si affaccia ora pienamente sul palcoscenico della società.

* Delegata del rettore alla comunicazione di Ateneo

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