Home Notizie Archivio Strategie per il futuro La pianificazione strategica nella pubblica amministrazione: la sfida di un approccio innovativo

La pianificazione strategica nella pubblica amministrazione: la sfida di un approccio innovativo

di Pietro Marcolini *

Lo scorso 12 dicembre, di fronte alla Conferenza dei Rettori, il Ministro Carrozza ha evidenziato l’esigenza di un piano strategico per l’Università italiana. Ai frequentatori del dibattito tecnico e politico non è sfuggita la novità di una tale espressione.

Infatti appare del tutto innovativa l’applicazione ad un contesto di pubblica amministrazione di un concetto e di un approccio quale quello della pianificazione strategica. Con tale termine si fa innanzitutto riferimento ad una visione ampia, ad un orizzonte di medio lungo periodo in cui immaginare e delineare le linee di sviluppo di una istituzione complessa. E’ l’approccio di grandi imprese illuminate, spesso dal respiro multinazionale.

In realtà la caratteristica di fondo della pianificazione strategica risiede innanzitutto nel porsi domande, nel proporsi interrogativi riguardo al posizionamento di un attore rispetto al panorama complessivo, analizzando (e possibilmente quantificando) la propria posizione relativa (benchmark), tenendo in considerazione il contesto di sfondo che per definizione muta e si trasforma nel tempo, consentendo o costringendo a rivedere anche il proprio ruolo e le proprie prospettive di azione.

Sembrerebbe dunque particolarmente opportuno applicare una tale impostazione anche alla pubblica amministrazione, specie italiana. Di fronte all’evoluzione storica che riguarda il ruolo, le dimensioni e la rilevanza sociale ed economica dello Stato ordinamento, ed alla difficoltà e lentezza con cui finora esso ha risposto al mutamento del contesto di riferimento, la si può definire la sfida fondamentale e forse non rinviabile. In tal senso è stata addirittura suggerita l’opportunità di “piani industriali” per la pubblica amministrazione: in effetti ciò avrebbe il vantaggio di non circoscrivere il dibattito solo sul versante del taglio alla spesa, ma di analizzare il servizio offerto al cittadino per ottimizzarne efficacia ed efficienza, prendendo in considerazione tutti i parametri che entrano in gioco (obiettivi, costi, risorse umane e finanziarie, indicatori di risultato attesi, conseguiti e percepiti), senza preconcetti riguardo alle stesse modalità di fornitura pubbliche o private.

Negli scorsi decenni si sono susseguiti e intensificati i tentativi, alcuni lodevoli e lungimiranti, di innovazione legislativa sull’architettura complessiva della pubblica amministrazione italiana, che tuttavia hanno affrontato soprattutto elementi parziali, seppure rilevanti: basti ricordare il rapporto fra i vari livelli di governo, la struttura della finanza pubblica, l’articolazione dei ruoli fra dirigenza tecnica e organi di rappresentanza politica; ma ciò apparentemente prescindendo da un tentativo di riforma organica e complessiva.

Da un’impostazione di questo genere possono aprirsi riflessioni e considerazioni anche per il sistema universitario. L’università è infatti chiamata a giocare un ruolo importante a supporto dello sviluppo culturale, economico e sociale del territorio, in risposta al cambiamento anche istituzionale che caratterizza questi anni.

L’esigenza oggi di una pianificazione strategica in ambito universitario nasce - da un lato - dalla riduzione drastica delle risorse (basti pensare al taglio “tremontiano” di circa 8 miliardi in tre anni al sistema generale dell’istruzione), solo lievemente invertito dall’attuale Governo, e - dall’altro - dal recepimento progressivo su base nazionale di parametri e indicatori di fonte europea sulla valutazione della ricerca e della didattica, alle cui performances viene sempre più agganciata la distribuzione delle risorse finanziarie, a partire dallo stesso Fondo di Finanziamento Ordinario.

Diventa dunque necessario in questo contesto l’adozione di approcci programmatori innovativi volti ad individuare strumenti concreti per un rapporto degli Atenei con il territorio nel segno della diffusione dell’innovazione, del collegamento della ricerca scientifica alla dimensione comunitaria (v. Horizon 2020 e Piano Nazionale della Ricerca), dell’investimento sul versante dell’apertura internazionale. L’insegnamento accademico è chiamato a innovare nel rispetto delle proprie caratteristiche identitarie, rispondendo attivamente alle esigenze che nascono dall’evoluzione del mercato del lavoro. Va allora proseguita la riforma della didattica, tenendo conto dello spirito e delle indicazioni dei sistemi di valutazione (v. OCSE e ANVUR) e prospettando anche una razionalizzazione del diritto allo studio che privilegi il servizio ai destinatari effettivamente meritevoli. In tale contesto, una riflessione in termini strategici, come quella lanciata dal Ministro, potrebbe trovare occasioni di sperimentazione nell’adozione di forme federative fra Atenei, anche a partire da settori circoscritti, ma sempre ispirate agli obiettivi di fondo da mantenere ben saldi: il livello formativo offerto agli studenti e la qualificazione della ricerca scientifica.

Una tale opzione appare promettente soprattutto nelle Marche, al fine di valorizzare la complementarietà dell’offerta formativa e promuovere un riposizionamento organico, in una visione complessiva di effettivo “sistema universitario regionale”, in cui l’Amministrazione Regionale potrebbe svolgere un incisivo ruolo di coordinamento e di promozione, ad esempio privilegiando alcuni terreni d’elezione, quali la proiezione internazionale e l’accesso ai progetti comunitari di ricerca.

* Assessore con deleghe a: Beni e attività culturali, Bilancio, Credito, Demanio e patrimonio, Finanze e federalismo fiscale, Provveditorato ed economato, Rapporti con le agenzie gli enti dipendenti e le società partecipate, in collaborazione con il Presidente e gli Assessori competenti

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