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A Brema, tra gli archivi di storia e cultura dell'Est Europa

A Brema, tra gli archivi di storia e cultura dell'Est Europa

Sergej Sigay "Rarities of Anarcho-Futurism", 1963-65

Il Centro di Ricerca dell’Università di Brema è uno dei più importanti a livello internazionale.

di Marco Sabbatini*

Nell’ambito delle mie ricerche, il filone più importante è da sempre dedicato alla riflessione storico-letteraria e antropologica sul secondo Novecento russo-sovietico. Per anni ho condotto i miei studi negli archivi russi, senza poter ricavare il giusto tempo per un soggiorno in Germania, dove sono conservati interessanti materiali. Per questo non posso che esprimere la mia gratitudine al bando Giovani ricercatori dell’Università di Macerata dell’a.a. 2011/2012, che ha finanziato il mio progetto e nel periodo giugno-settembre 2012 mi ha permesso di lavorare presso il Centro di Ricerca per l’Europa Orientale dell’Università di Brema (FSO - Die Forschungsstelle Osteuropa - Universität Bremen).

Si tratta di uno dei più importanti archivi e centri di studio a livello internazionale dedicato alla storia e alla letteratura non ufficiale del XX secolo nell’Est Europa. Nell’archivio, fondato grazie al lavoro coraggioso e instancabile di Gabriel’ Superfin, uno storico e dissidente russo emigrato in Germania nei primi anni Ottanta, sono conservati i fondi di oltre 500 autori e documenti d’inestimabile valore. Si tratta di manoscritti e dattiloscritti di carattere letterario, storico e politico in alcuni casi ancora inediti, che circolavano clandestinamente in epoca sovietica e che eludendo la censura hanno oltrepassato la Cortina di ferro. Dopo la caduta del blocco socialista, molti autori, in particolare russi, reduci dell’esperienza della cultura non ufficiale hanno scelto di donare i loro scritti all’Archivio di Brema, piuttosto che conservare in patria quanto prodotto. Questo fattore ha ulteriormente arricchito il Centro di studi, collocandolo in una posizione di rilievo non solo nella conservazione della memoria storica, ma anche nella riflessione sui recenti processi di democratizzazione nell’Europa orientale.

Rispetto a molti archivi russi, dove ancora oggi non sempre è facile accedere, l’archivio di Brema mi ha permesso di consultare liberamente molti materiali. Solo in rari casi è stato necessario il consenso esplicito dei detentori dei diritti. Dal punto di vista professionale ho avuto la possibilità di confrontarmi con i colleghi tedeschi, ma anche con ricercatori da Mosca, Minsk, New York, Toronto, Londra.

In particolare, con i colleghi russi e canadesi è nata una collaborazione che mi coinvolge ancora oggi in un progetto di descrizione e digitalizzazione dei materiali dell’Archivio di Brema. Grazie a una piattaforma digitale offerta dall’Università di Toronto, presto molti documenti saranno disponibili in Internet.

Al di là dei rapporti professionali, e delle pubblicazioni prodotte a seguito delle ricerche svolte, il valore umano di questa esperienza resta per me incommensurabile; le lunghe giornate trascorse nei meandri della biblioteca con Gabriel’ Superfin, fondatore e memoria vivente dell’archivio di Brema, è stato un momento di grande arricchimento; come restano indimenticabili le ultime tre settimane del soggiorno in cui ho potuto ospitare mia moglie e le mie bambine di due e quattro anni in una stanza di 30 mq, potendo condividere con loro le lunghe passeggiate serali nella Brema dei musicanti.

*Ricercatore di Slavistica (L-LIN/21) / Dipartimento di Studi umanistici / Vincitore della borsa di ricerca all'estero di Unimc "Bando giovani ricercatori" 2013-2014

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