Un ateneo compatto e coeso per continuare a crescere
di Mauro Giustozzi*
Pur tra mille contraddizioni e incertezze, è indubbio che la legge n. 240 del 2010 “Norme in materia di organizzazione delle università, di personale accademico e reclutamento, nonché delega al governo per incentivare la qualità e l’efficienza del sistema universitario”, abbia aperto una fase costituente nuova per l’università italiana e avviato un processo di forte e importante cambiamento.
Il nuovo Statuto, un punto di partenza
La riscrittura dello Statuto di autonomia e l’intenso, fecondo lavoro che si è svolto nella Commissione statutaria e negli Organi accademici sono stati senza dubbio momenti topici di questo processo. Ma la sfida è molto più ambiziosa: consiste nell'affrontare il cambiamento epocale che investe tutti gli Atenei e li pone di fronte alla scelta tra un ripensamento del loro modo di essere e di esistere e un lento inesorabile declino.
Si tratta di una sfida probabilmente decisiva per il mondo dell'università e della ricerca, considerati il ritardo strutturale accumulato dal nostro Paese nel settore dell’alta formazione e della ricerca rispetto ai nostri competitors europei e le nuove sfide che ci vengono dalla crisi economica e dalla competizione globale.
In un quadro di risorse progressivamente decrescenti, l'imperativo diventa migliorare l'efficienza e la razionalizzazione delle nostre organizzazioni; l'ottimizzazione e la produttività debbono trasformarsi da slogan a comportamenti, da vuoto esercizio retorico a prassi e dna stesso del sistema.
Ricerca e internazionalizzazione
Quello che siamo chiamati a fare è garantire le condizioni per cui il nostro antico e prestigioso Ateneo possa continuare, come fa da oltre 700 anni, ad essere punto di riferimento insostituibile per la comunità maceratese e marchigiana.
Certo con uno sguardo necessariamente meno autoreferenziale e più attento, rispetto al passato, a tutto quello che si muove intorno. In particolare, alle sinergie attivabili con il territorio.
Accrescere il senso di appartenenza all’Istituzione e pensare “insieme” al presente e al futuro, sconfiggere la cronica indulgenza all’individualismo e all’autarchia, percorrere la strada obbligata della collaborazione interistituzionale, certi dei risultati positivi che essa è in grado di assicurare, investire decisamente sulla dimensione internazionale del nostro Ateneo e potenziare la Ricerca: solo questo può garantirci una navigazione meno tempestosa in un tempo di crisi che sembra non finire mai.
Un nuovo assetto organizzativo
Ecco allora che siamo chiamati ad ammodernare il nostro assetto organizzativo, rendendolo più compatto e coeso, e a semplificare drasticamente le ridondanze burocratiche, senza perdere qualità e rigore dell'azione amministrativa.
La notevole riduzione delle strutture didattiche e scientifiche operata, che ci ha portato da ben 27 a 5, è stata realizzata e governata con grande intelligenza, equilibrio e sincera adesione da parte di tutte le componenti ed è stata la prova che anche obiettivi ambiziosi e difficili possono essere raggiunti, tra l'altro in tempi molto brevi, quando c’è la volitiva determinazione di tutti.
La visione d’insieme, che ci ha sostenuto in questa fase così importante, è ancor più necessaria in quella in corso, che ci vede impegnati nella razionalizzazione operativa e capillare delle strutture amministrative, con l’attribuzione dei nuovi incarichi al personale tecnico amministrativo.
Questa fase presuppone un forte cambio di mentalità, una rapida presa d'atto delle mutate condizioni di contesto e l'accettazione, senza indugi, della fine irreversibile di ogni rendita di posizione.
La riduzione progressiva delle risorse acuirà inevitabilmente competizione e selezione; premialità e comparazione a dosi sempre più spinte saranno le linee portanti di una razionalizzazione sistemica improntata, dopo la fine della illusione della crescita infinita, alla dura legge della sostenibilità.
Il passaggio dalla contabilità finanziaria a quella economico-patrimoniale, da concretizzare a regime nei prossimi due anni, ci richiede un ulteriore sforzo in questa direzione: si tratta di un approccio all’azione amministrativa in gran parte nuovo per coloro che lavorano da anni nella pubblica amministrazione e rappresenta uno dei più importanti obiettivi del futuro prossimo.
*Direttore Generale, Università di Macerata


