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Basilare il confronto con il personale tecnico amministrativo

Le RSU d’Ateneo

La legge 240/2010 ha imposto a tutti gli Atenei la riscrittura dei propri Statuti, contraddicendo, di fatto, il principio dell’autonomia sancito dalla normativa del 1989 - normativa perarltro non abrogata dalla nuova legge - tanto da far dichiarare a molti esponenti del mondo accademico che questi venissero riscritti “sotto dettatura”, costringendo così nei fatti l’azione normativa della commissione all’uopo nominata.

La riscrittura dello Statuto del nostro Ateneo, in ogni caso, era divenuta una necessità evidente, per renderlo più aderente alle mutate esigenze del tempo contemporaneo oltre che per gli obblighi derivanti dalle più recenti e stringenti disposizioni normative.

L’obiettivo ambizioso della revisione della “carta fondamentale” del nostro Ateneo sta nell’idea di costruire un’Università più moderna, flessibile, che possa soddisfare sempre meglio le richieste dei propri fruitori, in piena sintonia con il territorio a cui appartiene e le sue diverse realtà socio economiche.

Ovviamente, l’obiettivo va verificato nel medio e lungo periodo nella sua parziale o piena attuazione, ma va dato atto che, nella nuova prospettiva, il passaggio formale di riduzione dalle precedenti venti e più strutture didattiche alle previste cinque, con la conseguente riorganizzazione delle strutture amministrative, risulta essere un buon punto di partenza.

Come Rappresentanze Sindacali Unitarie ci saremmo aspettati più coraggio nel ridefinire le nuove strutture didattiche, evitando di riprodurre sic et sempliciter, con sole due eccezioni, le precedenti Facoltà nei nuovi Dipartimenti.

Questo principalmente per due motivi: il primo è da ricercare nella storia del nostro Ateneo, che fino agli anni ’80, con sole due Facoltà, ha vissuto il suo periodo migliore; il secondo, conseguenza del primo, è che proprio a seguito della mera riproduzione fotografica dell’esistente si corre il rischio di esporre nel tempo i nuovi Dipartimenti con minor numero di docenti alle inevitabili difficoltà dovute ai limiti prescrittivi previsti dalla norma. A tal proposito le Rsu esprimono l’auspicio che l’attuale articolazione non induca le strutture dipartimentali a diventare “feudi o repubbliche autonome”,  prive dell’opportuna  visione di insieme e della necessaria comunione di intenti.

Come Rappresentanze sindacali non possiamo, infine, tacere sull’incongruenza della norma statutaria che non prevede una rapresentanza elettiva del personale tecnico amministrativo all’interno del futuro C.d.A., riservandone la sicura presenza elettiva solo all’interno del nuovo Senato Accademico. Anche in questo caso la commissione statuto non ha avuto il “coraggio” necessario per prevedere tale rappresentanza elettiva, trincerandosi su un “divieto” non esplicito previsto dalla legge 240/2010. Una volta escluso di fatto il personale T.A., se non successivamente nominato, dall’organo gestionale per eccellenza, l’affermazione per cui il personale T.A. gioca un ruolo fondamentale nel sistema Ateneo, più volte sostenuta in Commissione Statuto, come in contrattazione decentrata, è vuota di significato.

Vogliamo ricordare come nel passato anche recente i rappresentanti del P.T.A. all’interno del C.d.A. abbiano svolto una meritevole e apprezzata funzione di controllo, nonché di stimolo e anche di denuncia, quando necessario.

Il P.T.A. non può essere considerato a nessun titolo un tertium genus rispetto alla comunità accademica e per questo ribadiamo ancora una volta la necessità che il P.T.A. non venga escluso dal confronto sul futuro del nostro Ateneo.

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