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Archeologia tra le due sponde dell'Adriatico

di Roberto Perna *

Certamente l’Adriatico e lo Ionio, percorsi che collegano le Marche ai Balcani, alla Grecia ed al Mediterraneo orientale in genere, hanno svolto un ruolo fondamentale nell’evoluzione delle popolazioni che hanno vissuto affacciati alle loro sponde, consentendo continui scambi di persone e, con essi, di stili di vita, idee ed oggetti.

É dunque evidente che tra coloro che ancora sulle rotte tra Adriatico e Ionio incentrano la loro attività e pongono i loro interessi scientifici vi siano gli archeologi, eredi e, se vogliamo, depositari del tutto particolari di un passato che continua a vivere giornalmente.

Il ruolo che gli archeologi dell’Università di Macerata si sono dati è, infatti, non solo quello di ricostruire quel passato, per contribuire a ridare un senso al presente, riportando cioè verso il mare, i Balcani e l’Oriente le attenzioni di una regione che su questa vocazione ha costruito la sua ricchezza, ma soprattutto di utilizzare queste vie per far circolare persone, culture e nuove idee nell’ottica di una sempre più vicina unità dell’Europa.

I Progetti che sono stati avviati, o ai quali partecipiamo nell’ambito di gruppi transnazionali più ampi, hanno sempre l’obiettivo di trasformare gli esiti della ricerca in occasione di sviluppo economico e sociale per le popolazioni residenti, creando occasioni in loco o trasferendo best practices, già sperimentate in Italia.

Tra questi certamente il più significativo ed esemplificativo è il Progetto “Hadrianopolis: indagini archeologiche e valorizzazione del Parco archeologico”. A partire dal 2005, l’Università di Macerata ha avviatouna serie di attività di ricerca archeologica nella città romana di Hadrianopolis e nella valle del Drino (nell’Albania meridionale presso Gjirokaster) finalizzate alla costituzione e all’avvio di attività gestionali di un Parco archeologico.
Il nucleo centrale del Progetto è lo scavo della città e lo studio del territorio della valle del Drino in età antica, anche con l’obiettivo dell’ampliamento dell’offerta in termini di siti e monumenti visitabili ai fini della costituzione del Parco. Per tale motivo e per aumentare la capacità del patrimonio di contribuire ai processi di innovazione e creatività, il Progetto ha previsto anche, oltre alla realizzazione di restauri, una serie di interventi finalizzati alla sensibilizzazione delle popolazioni locali quali ad esempio la realizzazione di infrastrutture leggere per la visita, di spettacoli presso il restaurato teatro romano, di campi di volontariato, di corsi universitari in collaborazione l’Università di Gjirokaster, oltre a convegni e conferenze, ed infine la realizzazione di uno schema direttore per il Piano del Parco che, portando in Albania una esperienza unica anche in Italia e già realizzata ad Urbs Salvia, ha consentito alle autorità locali, che lo hanno recepito, di avviare politiche di tutela attiva nel rispetto della Convenzione di Malta.

Come anche la Convenzione europea del Paesaggio ci ricorda è, infatti, a partire dal basso dalle popolazioni locali che sempre più dovrà partire la richiesta di tutela prima e valorizzazione poi del Patrimonio culturale. Solo così se ne potrà fare il tema centrale di ogni politica di sviluppo e gestione territoriale ed è per questo che, per la realizzazione del Progetto, oltre ad una articolata serie di Istituzioni italiane, che hanno offerto le loro competenze, sono state coinvolte Istituzioni e Associazioni locali, come l’ Istituto archeologico albanese, la Regione di Gjirokaster, la Direzione Nazionale Beni culturali di Tirana (IMK), la Direzione Regionale Beni culturali di Gjirokaster (IMKG), l’Associazione Horizont e l’Università di Gjirokaster con la quale, così come con l’Università di Tirana, è stato da tempo stretto un accordo di cooperazione per lo scambio di docenti.

L'Albania non copre in esclusiva i nostri interessi, ma tutta l'Area adriatica e Ionica è interessata dal Progetto AtlasAdriaticum, coordinato dall'Ecole Francaise de Rome, al quale la nostra Università partecipa insieme alle Università di Trieste, Zagreb , Zadar, Pula, Foggia, Rijeka, Salento, Paris Ouest Nanterre La Défense, Montaigne- Bordeaux III, François-Rabelais de Tours, Nantes, Lyon, Pierre Mendès-France-Grenoble 2, Paris-Est Marne-la-Vallée oltre a Collège de France, all'Istituto Archeologico albanese, al CNRS, all'Institut archéologique de Ljubljana e alla Scuola Normale Superiore di Pisa.
L’obiettivo del Progetto è quello di trasferire le competenze di tale articolato gruppo di partner, che da tempo lavorano in area adriatico-ionica, in un WebGIS finalizzato alla valorizzazione culturale e turistica dell’area stessa. La georeferenziazione delle emergenze e la loro catalogazione, attraverso norme univoche, e la contemporanea acquisizione di materiale digitale potrà, infatti, consentire di organizzare, ad esempio, percorsi turistici integrati a tema, come quello finalizzato alla valorizzazione dei siti archeologici di età augustea, nell’ambito del bimillenario della morte del primo imperatore.

* Ricercatore dell'Università di Macerata e direttore del Sistema Museale della Provincia di Macerata.

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