Home Notizie Archivio Giornata del laureato 2015 Trasformare in impresa il binomio lavoro/disabilità

Trasformare in impresa il binomio lavoro/disabilità

Trasformare in impresa il binomio lavoro/disabilità

Daniele Regolo

di Daniele Regolo*

Tra i diversi riconoscimenti, anche importanti, ottenuti in questi ultimi due anni, il premio “Oscar Olivelli” che l’Università di Macerata mi ha conferito il 13 giugno scorso mi ha particolarmente emozionato. Proprio sulle ragioni di questa emozione vorrei incentrare il mio piccolo contributo.

Innanzitutto, una breve presentazione. Mi sono laureato in Scienze Politiche (indirizzo internazionale), proprio nell’ateneo maceratese, nel 1996 e il mio sogno segreto era quello di dare continuità agli studi perseguendo, o almeno tentando, la carriera internazionale. Da studente universitario, tuttavia, non avevo mai fatto veramente i conti con la mia disabilità uditiva profonda, che mi accompagna dalla primissima infanzia. E se stare in prima fila, per meglio leggere le labbra dei professori, fingendo per il resto di essere come gli altri, mi aveva più o meno salvato fin dai tempi delle elementari, negli anni dell’università questo stratagemma si è rivelato sempre meno utile, se non dannoso. Ed ecco il primo punto: studiare nascondendo agli altri, ma soprattutto a me stesso, la disabilità non è stata certamente la modalità migliore per entrare nel mondo del lavoro. Una volta laureato, e tuttavia ancora lontano da una chiara percezione dei condizionamenti imposti dalla mia sordità, una parte di me si rendeva conto che, in un Paese straniero, le difficoltà comunicative, con le quali dovevo già fare i conti quotidianamente in Italia, sarebbero state enormi. Per tale ragione ho rinunciato in partenza ad inseguire il mio vero sogno e, iscritto al Collocamento mirato della provincia di Macerata, ho attraversato un lungo periodo molto frustrante, aggregando diverse esperienze lavorative utili, questo sì, ma che insieme non riuscivano a formare un curriculum davvero spendibile sul mercato. Finalmente, nel 2005, è arrivato quello che sembrava essere il premio per gli sforzi da me compiuti: l’assunzione a tempo indeterminato in un’azienda sanitaria in seguito ad un concorso pubblico per titoli ed esami riservato alle Categorie protette. Quello che si era preannunciato come il periodo più bello della mia vita, però, si è rivelato presto il più difficile da me attraversato. Sono stato collocato ad uno sportello ospedaliero, mansione totalmente incompatibile con la disabilità uditiva. A causa delle enormi difficoltà che ne sono derivate per me, che devo per lo più “leggere” le voci dalle labbra di chi parla, dopo alcuni anni in cui il mio lavoro e la mia vita stavano perdendo significato, ho preso una decisione sicuramente impopolare, ma anche “adulta”: forse la prima vera scelta adulta della mia vita. Ho presentato le dimissioni per dare una svolta alla mia esistenza e far diventare impresa il binomio che non aveva mai funzionato: lavoro e disabilità.

Il primo portale, creato alla fine del 2011 con l’aiuto del Fondo Sociale Europeo erogato attraverso la Provincia di Macerata, ha visto iscriversi in breve tempo 2.500 candidati disabili da tutta Italia. Un piccolo successo che ha destato l’attenzione di media, addetti ai lavori e aziende, che hanno intravisto in Jobdisabili (questo il nome del primo sito) un messaggio diverso da quello a cui erano stati abituati. Ovviamente da solo, senza un Team e con fondi limitati non avrei potuto raggiungere i traguardi ai quali siamo arrivati successivamente con l’ingresso di investitori che hanno compreso come finalità economiche e scopi sociali potessero convivere senza conflitto. Così, nel 2014, è nata una vera e propria Agenzia per il Lavoro, esclusivamente dedicata alle categorie protette, con un Team di dieci persone, la metà delle quali con disabilità.

Ma non è questa la sede per dilungarsi su Jobmetoo: vorrei invece cogliere l’opportunità di poter utilizzare questo spazio qualificato per parlare, ancora, di Università. Innanzitutto, della stessa Università di Macerata che, grazie all’interessamento delle professoresse Elena Di Giovanni e Paola Nicolini, ha conferito il suo patrocinio: un segno di credibilità e autorevolezza per la giovane attività di Jobmetoo. Intanto, mentre l’Università mi invitava a tenere corsi ai Tutor per studenti disabili, ha preso forma un progetto degno di nota, per idea della professoressa Nicolini: un dottorato di ricerca triennale per indagare il reale stato dell’arte di lavoro, università e disabilità in Italia, col contributo della dott.ssa Cristina Formiconi. Questo progetto (forse unico in Italia), che ha l’obiettivo finale di attivare delle aree di auto orientamento per i candidati iscritti al database di Jobmetoo, ci ha fatto scoprire un aspetto che non può essere taciuto. La nostra indagine, tuttora in corso e che, prevediamo, si concluderà nel 2016 con un evento nell’ambito del quale saranno illustrati i risultati emersi, rivela che le Università italiane, nella maggior parte dei casi, debbono confrontarsi con una criticità di non facile soluzione: gli studenti con disabilità studiano da disabili ma, una volta laureati, cercano lavoro da “non disabili”,  salvo poi, dopo aver perso tempo prezioso, ripresentarsi come disabili ma senza successo, anzi talvolta peggiorando la loro situazione. Questo è un tema che mi tocca personalmente, che ci riguarda come azienda e che si collega in qualche modo al prestigioso riconoscimento che ho avuto l’onore di vedermi assegnare.

Il premio “Oscar Olivelli” – che, data la mia impossibilità a essere presente il giorno della cerimonia, ha ritirato per me un carissimo amico, l’avvocato Pietro Anselmi, anche lui laureatosi a Macerata – mi consente altresì di fare pace col mio passato universitario. Un periodo che avrebbe potuto essere molto più proficuo, se mi fossi presentato con più trasparenza ad amici e professori, senza nascondere il mio status di disabile uditivo grave. Per Jobmetoo, infine, questo riconoscimento rappresenterà sempre un messaggio chiaro, affinché non si abbassi mai la guardia e non si permetta che fior di risorse si perdano in meandri senza via d’uscita dopo aver conseguito la tanto agognata e meritata laurea.

* Presidente e fondatore di Jobmetoo / premio "Oscar Olivelli" 2015

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