SCAVO | Il teatro romano di Althiburos (M'deina, el Kef). Tunisia

9luglio2018

Il sito dell’antica Althiburos , divenuta colonia sotto Adriano, l’attuale M’déina (governatorato di El Kef), si trova in una valle oggi piuttosto remota nel Nord Ovest della Tunisia ma un tempo attraversata dall’importante strada che congiungeva Cartagine, capitale della provincia, con Theveste, sede della legio III Augusta.

Il teatro sorge alla periferia Sud della città, non lontano dal foro, sul versante della collina che si apre verso lo Oued el M’deina. Le sue rovine sono davvero imponenti, gran parte dell’edificio scenico è crollato, ma una rilevante porzione del muro perimetrale resta ancora in piedi

Storia degli studi. Il monumento fu oggetto delle prime indagini archeologiche nel sito: i luogotenenti Ordioni e Quoniam aprirono nel 1895 una trincea in corrispondenza della fronte della scena. L’indagine riportò in luce un frammento di trabeazione con parte dell’iscrizione dedicatoria, databile all’età di Commodo (CIL VIII, 27777). Caius Iulius Felix Aurunculeanus, in qualità di edile, finanziò i primi spettacoli (CIL VIII, 27771). Nessun altra ricerca ha interessato in seguito l’edificio.

La nuova ricerca. Nel 2006 è stato stipulato un accordo quinquennale tra l’Institut National du Patrimoine (responsabile prof. Nabil Kallala), il Politecnico di Bari (responsabili proff. Giorgio Rocco e Monica Livadiotti) e l’Università di Macerata (responsabile prof. Antonino Di Vita e dal 2012 lo scrivente) per lo studio, lo scavo, il restauro e la valorizzazione del teatro. Nell’ottobre del 2007 ha preso il via la prima campagna, alla quale hanno fatto seguito altre due, nel 2009, nel 2010 e nel 2014. Sono stati avviati lavori di scavo sia all’interno che all’esterno dell’edificio (vari saggi sono stati aperti lungo il muro perimetrale, in corrispondenza della scena e in due punti della cavea) e in parallelo si è dato il via al rilievo del monumento, al catalogo degli elementi architettonici e allo studio dei materiali. Lo scavo ha sinora interessato gli strati più superficiali e tardi, permettendo di riconoscere strutture e rimaneggiamenti pertinenti a varie fasi che vanno dal V secolo sino all’età moderna.

L’edificio è costruito in opera quadrata realizzata in grandi conci di calcare locale, le volte sono in cementizio, apparentemente modulato sul piede romano. Il diametro della cavea è di 56,78 m, il muro della facciata esterna si articola su tre livelli con 26 piloni e 25 arcate (il livello inferiore è attualmente completamente interrato) ed un muro d’attico, solo in minima parte conservato e che presentava le mensole per il velarium, alcune delle quali sono state rinvenute in crollo. La facciata non presenta decorazioni se non fasce marcapiano di cornici modanate con una semplice gola dritta. Poco al momento si può dire della cavea, solo parzialmente indagata, mentre l’orchestra non è stata ancora raggiunta. La scena, sulla base dei resti visibili, era serrata da versurae e si articolava in una valva regia curvilinea e due porte laterali rettilinee, secondo uno schema ampiamente attestato nell’area centro orientale del Mediterraneo nel II e III secolo d.C. Se la scena sembra essere ascrivibile all’età di Commodo non altrettanto sicura è la datazione dell’impianto del teatro, che potrebbe essere anche precedente.

Nel corso degli anni hanno preso parte allo scavo numerosi studiosi, ricercatori, tecnici, studenti, dottorandi e dottorati (architetti, topografi, archeologi) sia italiani sia tunisini.

Gilberto Montali

Ultimo aggiornamento23luglio2018
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