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V. MELCHIORRE (a cura di), Filosofie nel mondo

Il nuovo volume Filosofie nel mondo, edito da Bompiani e curato da Virgilio Melchiorre, non offre soltanto un’ampia e articolata ricostruzione a più voci delle differenti tradizioni filosofiche del mondo, ma persegue anche l’obiettivo di lasciar emergere un retroterra culturale e spirituale comune attraverso un dialogo ininterrotto e una postura inclusiva a partire dal riconoscimento delle differenze. Sin dalla presentazione di Virgilio Melchiorre appare evidente come l’intento di fondo e comune a tutti i contributi sia smascherare la falsa coscienza di chi attribuisce all’economia un potere globalizzante e unificante e rivendica l’esclusiva di tale sfera nel perseguimento della convivenza tra culture e retroterra lontani tra loro. La dimensione economica non può dunque fondare una convivenza: è tanto urgente quanto fruttuoso, pertanto, un lavoro di reciproca traduzione che riguardi le diverse tradizioni culturali alla ricerca di un fondamento in grado di guidare la vita etica e le scelte politiche di portata planetaria e di evidenziare le implicazioni delle diverse culture con la declinazione dell’economia oggi imperante.
Il testo è costruito come una vera e propria enciclopedia, che prosegue la tradizione dell’Enciclopedia filosofica, edita da Bompiani, e raccoglie i seguenti interventi: Philosophia occidentalis, di Ugo Perone; La filosofia analitica nel mondo. La scuola australiana, di Franca D’Agostini; La filosofia russa, di Chiara Cantelli; Il pensiero islamico contemporaneo, di Massimo Campanini e Stefano Minetti; La tradizione ebraica, di Giuseppe Laras; Il pensiero ebraico dopo il 1945, di Massimo Giuliani; Il pensiero cinese, di Alfredo Cadonna; La filosofia latinoamericana, di Pio Colonnello; La filosofia in Africa, di Lidia Procesi; La filosofia indiana, di Gianluca Magi; La filosofia in Giappone, di Giuseppe Jisō Forzani; La scuola di Kyoto. Il nulla assoluto e la Grande Morte, di Brian Shūdō Schroeder. Ogni contributo ha il pregio di offrire una puntuale ricostruzione storiografica e, al contempo, di enucleare alcuni nodi tematici che percorrono l’intera parabola del pensiero oggetto della trattazione.
Ogni singola voce illustra una tradizione filosofica nella persuasione, implicita in tutti i contributi, che sia necessario, per poter provare a costruire un orizzonte comune, indagare i diversi retroterra a partire da una rinegoziazione del significato del termine «filosofia». Su questa linea, nella Presentazione, Melchiorre sostiene: «Il titolo della raccolta, Filosofie nel mondo potrebbe sembrare inadeguato, se il termine “filosofia” venisse inteso com’è ora consueto nella cultura di matrice europea, ovvero nel senso di una scienza meramente speculativa, chiaramente distinta da quelle visioni sul senso dell’essere che pur attraversano i contesti spirituali, quali possono essere i linguaggi e i pensieri che spesso fanno tutt’uno con le religioni storiche o con i luoghi alti della poesia» (Ivi, p. 6).
Ogni tradizione, dunque, s’interroga sul senso del mondo e delle relazioni umane con strumenti e apparati concettuali differenti: è essenziale muovere dall’assunto di un’intesa possibile per poter concretamente impegnarsi nel dialogo. In tal senso, la progressiva conoscenza di culture e tradizioni estranee può contribuire, da un lato, a rintracciare un fondamento comune per via analogica e, dall’altro, a riscoprire un nucleo di estraneità anche rispetto alla propria tradizione di provenienza. Una prova evidente della necessità di rinegoziare e ampliare la sfera semantica entro cui comprendere le diverse prospettive filosofiche si può ottenere anche scorrendo i titoli dei contributi: per indicare l’insieme di pensieri e sedimentazioni culturali che ricercano il senso della vita e delle relazioni non si usa sempre il termine «filosofia»; si preferisce piuttosto, in certi casi, ricorrere a termini come «pensiero» o «tradizione».
Un elemento particolarmente rilevante si evince dalle dettagliate ricostruzioni che compongono il volume: in quasi tutte le tradizioni è presente, in modo perlopiù esplicito, la traccia dell’incontro con il pensiero occidentale. In altri termini, tutte le tradizioni hanno in misura differente fatto i conti con esso e mostrano di aver accettato la possibilità di una profonda revisione a partire dal contatto con la filosofia occidentale. Talora in modo conflittuale, talaltra in modo pacifico, molte tradizioni di pensiero si sono quindi mostrate permeabili nei confronti della filosofia occidentale, in primo luogo cercando di approfondirne la conoscenza e, in secondo luogo, tentando di riscrivere la propria tradizione a partire da analogie e differenze con tale tradizione filosofica. Salvo rare eccezioni, questo percorso non sembra rintracciabile in eguale misura all’interno della tradizione filosofica che ci appartiene. Lo spettro degli atteggiamenti dinanzi all’incontro con il pensiero filosofico occidentale varia dal tentativo di assimilarlo alla propria concettualità alla contestazione radicale, che spesso va di pari passo con la legittima rivendicazione della singolarità della propria tradizione  come tentativo di liberazione dal giogo imposto dal colonialismo.
Il volume è di notevole interesse non soltanto per la completezza e l’accuratezza con cui ciascuna voce è stata redatta, ma anche perché è in grado di rilanciare questioni cruciali concernenti la legittimità e i possibili sviluppi di una filosofia interculturale, a partire dalla necessità di riconoscere e, se possibile, ridimensionare il primato della dimensione economica come unico linguaggio comune a livello planetario.

Filosofie nel mondo, V. Melchiorre (a cura di), Bompiani, Milano 2014, pp. 940

 

SILVIA PIEROSARA

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