Home Libri / Approfondimenti Martin Buber, Religione come presenza, a cura di Francesco Ferrari, Morcelliana, Brescia 2012, pp. 192.

Martin Buber, Religione come presenza, a cura di Francesco Ferrari, Morcelliana, Brescia 2012, pp. 192.

Nell’opera di Martin Buber si suole individuare un “periodo predialogico”, antecedente al suo libro più noto, Ich und Du, pubblicato nel 1923. In Daniel, libro pubblicato dieci anni prima, si rinvengono già importanti anticipazioni di nuclei teorici attinenti al pensiero dialogico. Qui  Buber opera una netta distinzione tra due atteggiamenti fondamentali dell’essere umano: l’orientamento e la realizzazione. In virtù del primo, l’uomo dispiega la sua attività in un mondo che presenta un “ordine di cose” inserite in coordinate spazio-temporali. Per converso, la realizzazione è un processo che impegna l’uomo nella sua integrità e lo conduce a conseguire l’unità del proprio essere. Nell’orientamento si coglie dunque in nuce l’attitudine umana che consiste nel fare “esperienza” di un mondo di oggetti da analizzare e utilizzare, la quale verrà espressa in Ich und Du dal binomio Io-Esso. La realizzazione costituisce invece un antecedente dell’attitudine dialogica che sarà poi espressa dalla “santa parola fondamentale”, ovvero l’Io-Tu. Pure in Ich und Du viene esplicitato dall’autore il principio dialogico: l’Io attinge realtà alla presenza del Tu, dinanzi al Tu.

Allorché Buber pubblica la celebre opera collabora al “Freies Judische Lehrhaus” di Francoforte, istituto volto alla formazione permanente degli ebrei adulti fondato da Franz Rosenzweig. Un corso di otto lezioni tenuto nel 1922 al “Lehrhaus”, dal titolo Religion als Gegenwart (Religione come Presenza), costituisce l’antecedente diretto, sul piano teoretico nonché su quello storiografico, di Ich und Du, pubblicato meno di un anno dopo. Una trascrizione stenografica di tali lezioni è custodita presso il Martin Buber Archiv di Gerusalemme. É stato dunque possibile pubblicarne il testo, compreso nel volume pubblicato nel 1978 da Rivka Horwitz, Buber’s Way yo ‘I and Thou’: an Historical Analysis and the First Publication of Martin Buber’s Lectures ‘Religion als Gegenwart’.  Proprio Religion als Gegenwart avrebbe dovuto essere il titolo di un’opera in cinque volumi sulle “forme originarie della vita religiosa”, progettata da Buber intorno al 1916 ma non realizzata.

La ben curata traduzione di Francesco Ferrari si basa proprio sul testo riportato nel prezioso volume di Horwitz. La qualità della traduzione qui è quanto mai importante, poiché pure dal testo tradotto deve emergere come il lessico dell’autore si approssimi a quello di Ich und Du e, al contempo, riproponga lemmi e sintagmi presenti nelle opere “predialogiche”. Così, nel testo si rinvengono ancora termini come orientamento e realizzazione. D’altra parte, l’autore opera una netta distinzione tra mondo del Tu e mondo dell’Esso, antecedenti diretti rispettivamente della  relazione  Io-Tu e del rapporto Io-Esso. Come in Ich und Du, in Religione come presenza viene già postulato peraltro l’a priori della relazione, ovvero il Tu innato (das angeborene Du) che si attualizza in ogni relazione autentica e trova compimento nella relazione al Tu eterno.

Nel saggio introduttivo, lo studioso pone in rilievo l’importanza di Religione come Presenza quale “snodo centrale nell’evoluzione del Denkweg buberiano” (p. 6). Il volume testimonia lo stile dialogico impresso dall’autore alla sua attività di docente del “Lehrhaus”, poiché riporta anche le domande rivoltegli dagli studenti e le sue risposte. Lo stesso Buber sollecita più volte gli studenti a rivolgergli domande, non tanto quando ciò che afferma non si armonizza con la loro precomprensione della religione, ma allorché percepiscono una dissonanza nell’argomentare del docente o non capiscono come un singolo concetto si inserisca all’interno del suo discorso. Buber è al riguardo alquanto esigente e chiede agli studenti di operare una sorta di epoché circa ciò che hanno appreso  altrove sulla religione.

Le prime tre lezioni costituiscono una forte critica alle concezioni correnti della religione. Buber avversa qui i “riduzionismi” della vita religiosa a fenomeno psichico o sociale. Tale critica verrà riproposta in Ich und Du e negli scritti successivi. Le altre cinque lezioni costituiscono la pars construens del discorso, in quanto vi si delinea la concezione della religiosità proposta dall’autore. Si tratta di un legame essenziale (Seinsbindung) con una realtà al di fuori dell’uomo, che si attualizza allorché il Tu si rende Presenza, è dinanzi all’Io, così reale da essere irrefragabile. La fedeltà al presente rende l’uomo aperto alla religiosità. Nell’istante in cui egli è pienamente presente a se stesso, si rivela dinanzi a lui la Presenza. Altrove Buber  scriverà: “la rivelazione mi accade ogni volta che io sono presente”. E la rivelazione è  evento che dona all’uomo non un “contenuto” ma appunto la Presenza che arreca anche la certezza del senso della propria vita. Si tratta per l’autore di una certezza che non si può rinserrare in alcuna argomentazione, e va piuttosto “confermata” nella propria vita. La vita stessa dell’uomo religioso, nella sua integrità, diviene allora conferma di tale certezza.

 

NUNZIO BOMBACI

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