Home Libri / Approfondimenti Kevin Kelly, Quello che vuole la tecnologia, tr. it. G. Oliviero, Codice edizioni, Torino 2011, pp. 393.

Kevin Kelly, Quello che vuole la tecnologia, tr. it. G. Oliviero, Codice edizioni, Torino 2011, pp. 393.

Quello che vuole la tecnologia di Kevin Kelly rappresenta, dal nostro punto di vista, un ottimo tentativo di disegnare una storia della tecnologia partendo dalle sue origini e tratteggiandone la filogenesi. Il testo, infatti, offre un’ampia e ben ragionata interpretazione della tecnica che ne indaga le peculiarità e le dinamiche non solo nel processo di ominizzazione: la tecnologia viene considerata da Kelly il settimo regno dell’evoluzione dell’universo.

La tecnica non è mai slegata dalla storia della natura, ma, anzi, ne diventa il naturale sviluppo: essa è la prosecuzione della natura con altri mezzi. In questo senso, allora, è chiaro come il rapporto che lega uomo e tecnologia non sia dato dal mero utilizzo strumentale, ma sia una vera e propria co-evoluzione convergente che tende ad un progresso incessante ed inevitabile. Affermando che noi umani «siamo la nostra migliore invenzione», Kelly intende la tecnica come estensione del nostro corpo e dei nostri geni, tappa odierna della futura esplosione cibernetica. Una evoluzione casuale ma, non per questo, priva di vincoli: i feedback di ambiente, popolazione e tecnologia riescono, infatti, a premere e a modificare la stessa struttura genetica dell’uomo. L’uomo, quindi, si ritrova immerso in un flusso inevitabile, incessante e, nello stesso tempo, definito dalle forze naturali autogenerative ed autorganizzate che regolano l’intero cosmo.

In un progresso così disegnato, ogni principio di precauzione rappresenta un ostacolo: lo sviluppo tecnologico è un fiume che, per quanto non determinato nei particolari, corre incessantemente ed inevitabilmente verso un miglioramento generale delle condizioni di vita degli esseri umani. Più che contrastare uno sviluppo che - volenti o nolenti - si affermerà, per l’Autore è più utile creare un protocollo guidato dal principio di proazione. Ispirato dalla sua frequentazione con la popolazione Amish, Kelly afferma che ogni tecnologia dovrebbe essere quanto prima adottata da piccoli e preparati gruppi che ne testino le implicazioni. In seguito, si dovrebbe allargare via via il bacino dei tecno-utenti, risolvendo progressivamente le varie problematiche che l’uso sempre più intensivo di una data tecnologia può comportare. Le questioni che riguardano la tecnologia, infatti, vengono risolte dalla tecnologia stessa, per cui sarebbe un errore interrompere il suo progresso. La vera responsabilità di fronte allo sviluppo tecnico-scientifico non è cercare arbitrariamente di irregimentarlo, ma rendersi consapevoli della sua inevitabilità e positività. L’obiettivo di una tale presa di coscienza sarà, allora, una diminuzione di tecnologia a livello individuale - selezionando solo quella essenziale ed utile al singolo - e la sua espansione quantitativa a livello globale.

In conclusione, ritornando alla domanda che dà il titolo al libro: cosa vuole la tecnologia? Kevin Kelly risponde: vuole espandere se stessa, come ogni altro sistema vivente. Espandendo la vita e la mente, la tecnologia estende all’intero pianeta i vantaggi del progresso, permettendo così di continuare a giocare a quel gioco iniziato quattro miliardi di anni fa e che coinvolge materia, mente e natura.

Un libro importante di un pensatore tra i più influenti nel panorama postumano. Già autore di Out of control, ancora una volta Kelly ci offre una lucida e stimolante riflessione sul sistema tecnologico e le sue implicazioni nello sviluppo dell’umano. Per chi volesse farsi un’idea più precisa, rimandiamo alle prime pagine del testo gratuitamente scaricabili da Internet all’indirizzo: http://www.codiceedizioni.it/wp-content/uploads/2011/02/Kelly_Quello_Che_Vuole_La_Tecnologia_Preview.pdf

GIORGIO TINTINO

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