Home Libri / Approfondimenti C. Fuschetto, Darwin teorico del postumano. Natura, artificio, biopolitica, Mimesis, Milano 2010, pp. 141

C. Fuschetto, Darwin teorico del postumano. Natura, artificio, biopolitica, Mimesis, Milano 2010, pp. 141

Nel mare magnum dei testi che tentano di concettualizzare e di sistematizzare l’orizzonte di pensiero postumano (http://www.unimc.it/filosoficamente/libri-aggiornamenti/la-sfida-del-postumano), ci sembra interessante dedicare un approfondimento al testo di C. Fuschetto, Darwin teorico del postumano (Mimesis, Milano 2010). Il testo, come indicato dalla prefazione di A. Caronia, riflette sulla necessità di un’antropologia evoluzionistica, cioè di un’immagine dell’uomo costitutivamente situata al di là delle dicotomie del pensiero Moderno.
L’Autore si impegna nell’evidenziare in che modo la rivoluzione evoluzionistica operata da Darwin costituisca il terreno teoretico in cui il postumanesimo affonda le proprie radici. La legge della selezione naturale descritta dal naturalista britannico, infatti, non illustra semplicemente un meccanismo di mutazione e di selezione finalizzato alla sopravvivenza del più adatto, ma fonda, nel contempo, l’evidenza di una forza creatrice che spinge tutti gli enti a trasformarsi e a ibridarsi tra di loro. Il pensiero darwiniano, insomma, ci costringe ad una profonda riflessione antropologica, poiché mette in crisi i fondamenti ontologici, epistemologici ed etici non solo dell’uomo ma dell’Homo sapiens stesso.
Per Fuschetto, Darwin riesce a «concepire una selezione senza selezionatore, cioè riesce a privare il processo eminentemente finalistico dell’attività selettiva della sua teleologia e, in questo modo, riesce a mutuare regimi di funzionamento dell’artificio alla natura» (Ivi, p. 40). La revisione dell’immagine dell’uomo trova, così, la sua pietra di volta nel fenomeno della domesticazione: la trasformazione dei caratteri morfofunzionali e comportamentali delle specie domesticate, infatti, è l’applicazione particolare del processo che regola la genesi e lo sviluppo del vivente. C’è, pertanto, una sostanziale isomorfia tra selezione naturale e selezione artificiale: così come la prima opera attraverso variabilità, ereditabilità e irreversibilità, la seconda importa nel naturale la selezionabilità, la sperimentabilità e la fabbricabilità.
La domesticazione mostra come non ci sia differenza tra gli animali “artificiali” e quelli presumibilmente naturali, in quanto entrambi prodotti di un’ontologia fondamentalmente artefattuale. Darwin, in sostanza, inaugura una «biologia destrutturante, una biologia che pone bios e techne su un medesimo piano di transitabilità» (Ivi, p. 52). Tale continuum evolutivo, pur radicando l’uomo all’interno della Natura, crea un vera e propria discontinuità biotecnologica: se è vero, infatti, che l’Homo sapiens non è un ente separato ed opposto al naturale, ma il frutto più riuscito del processo selettivo, l’antropotecnica rappresenta allora il «tentativo dell’uomo di diventare l’esito della sua propria volontà» (Ivi, p. 79).
In questo modo, il processo naturale della domesticazione, che già da sempre plasma e definisce le costituzione degli esseri viventi, viene ora eugeneticamente assunto in positivo dall’Homo sapiens. Rifiutando le maldestre storture interpretative a cui è stata piegata dalle tanatopolitiche del XX secolo, tale eugenetica deve saper enucleare quanto più possibile i contorni di una filosofia dell’antropotecnica capace di opporsi adeguatamente alle numerose biopolitiche che oggi interessano l’ambito sociale dell’uomo. Una filosofia che trova un inaspettato alleato nell’opera di Nietzsche il quale, pur dedicando pagine taglienti alla biologia darwiniana, tematizza la necessità di una selezione artificiale in grado di concepire l’umanità come un mezzo e non già come uno scopo. Grazie al filosofo tedesco, Fuschetto riesce a dimostrare quanto l’uomo sia un esperimento naturale in cui emerge la specificità storica e concettuale dell’eugenetica come prassi antropotecnica connessa alla stessa bios. Una filosofia, insomma, che non si chiude nel proprio recinto, ma che, grazie alla mediazione teorica di Derrida, riesce a far accettare all’uomo l’Homo sapiens che, dunque, è, cioè a ricomprende all’interno della propria identità l’alterità incontrata nel mondo.
In conclusione, il testo risulta un approfondimento alternativo dello spinoso tema evoluzionistico implicato nell’orizzonte postumano e che di rado viene positivamente sviluppato ed espresso. Attraverso un’originale interpretazione delle teorie di Darwin, forse in alcuni passaggi troppo azzardata, esso rimane un utilissimo strumento per comprendere come le dinamiche mutazionali ed ibridazionali sostenute dai teorici del postumano trovino fondamento nell’analisi biologica dell’evoluzione.
Giorgio Tintino

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