Il curriculum PEFLIC prevede obbligatoriamente:
- la conoscenza di almeno 2 lingue straniere (livello C2 per una, B1/B2 per l’altra);
- la partecipazione anche ai seminari previsti presso le università straniere con le quali s’intrattengono rapporti.
Il soggiorno all’estero è fortemente consigliato, ma non è obbligatorio.
L'attività è mensile e organizzata in seminari ordinari; ogni anno si svolgono inoltre minimo due seminari straordinari, uno a Macerata, l'altro nella sede di un docente del Collegio esterno a Macerata.
Ogni anno si partecipa al SEMINARIO DOTTORALE INTERNAZIONALE
Obiettivi formativi:
Insegnamento plurilingue.
Politica linguistica-culturale: le politiche nazionali ed internazionali in relazione con le iniziative locali ed individuali viste in sincronia e in diacronia. Esecuzione, innovazione, mediazione. I "mestieri" della politica linguistica. Situazioni specifiche, lingue minoritarie, lingue in conflitto, lingue e guerre, lingue e immigrazione, lingue estinte, lingue dell’(in) esilio
Formazione linguistica-culturale: situazioni di apprendimento e di insegnamento di ogni ordine e grado. Monitoraggio e valutazione. Didattica delle lingue. Nuovo profilo del docente di lingua.
Educazione linguistico-culturale: etnologia del "vicino", relativismo culturale, alterità, frontiere, esclusione/integrazione. Emergenza del soggetto e costituzione del gruppo mediante l'educazione linguistica
(nota: Il corso del coordinatore. "Il racconto di vita" e le lingue: ermeneutica dei percorsi linguistici e finalità” ha come obiettivo di porre nel progetto le espressioni della soggettività come motore dialettico nella costruzione della formazione, dell’educazione e della politica linguistico-culturali
Didattica : modalità d’insegnamento e tipologia delle attività
- Lezioni, seminari ordinari, straordinari, specifici,
- Osservazione e valutazione in strutture pubbliche e private disponibili,
- Esercitazioni in gruppi su tematiche proposte nel programma,
- Stages e relazione di stage,in Italia e all’estero
- Costruzione di protocolli , applicazione e verifica.
- Partecipazione a convegni con “reazione” ( o resoconto critico e personalizzato ) del convegno
Tematiche di ricerca:
Politica, Formazione, Educazione linguistico-culturali
1. Definizione, nessi, dissimetrie
2. Politiche sovranazionali e istituzioni locali: modelli e applicazioni; la lettura e l’interpretazione.
Introduzione alla problematica dell’interculturale. Interdisciplinarità e interculturale
1. Questioni terminologiche o ideologiche: pluri-, multi-, inter- culturale.
2. Civiltà, cultura, culture: storia dei concetti, implicazioni politiche , didattiche, etiche.
3. Quali discipline per la comprensione dell’interculturale?
4. Mondializzazione vs identità culturale: un’opposizione pertinente?Anglofonia e francofonia a confronto.
Insegnamento delle lingue, insegnamento delle lingue-culture:
1. Apparato concettuale di riferimento per la didattica delle lingue-culture
2. Il “capitale linguistico” plurilingue: la valorizzazione di un capitale
3. Strumenti mediatori per la decodifica della cultura corrente
4. Le lingue lungo la vita, le lingue fuori dalla Scuola
La mediazione linguistico- culturale: definizione,pratiche, prospettive
1. La mediazione. Una teoria della rappresentazione
2. Mediazione di società e mediazione interindividuale
3. La funzione della mediazione: “fare società” o trattare i conflitti
4. Partecipazione e rappresentazione: interesse generale e interesse collettivo
5. Casi e modelli di mediazione, casi e modelli di cooperazione
6. I nuovi mestieri della mediazione: nell’impresa, negli enti, nella scuola.
7. Strumenti della mediazione linguistico-culturale: indagini, questionari, racconti di vita
8. Legittimità delle mediazioni.
Identità e interazioni culturali in Europa:
1. Le nozioni di vicinanza e di prossimità. dinamiche, strategie,tensioni, paradossi.
2. La rappresentazione del vicino- l’interazione
3. Le aree plurilinguistiche – I casi della Valle d’Aosta e dell’Alto Adige
4. La frontiera: luogo, simbolo, concetto? Una modalità per pensare l’alterità.
5. Il “viaggio” nella formazione del mediatore. Costruzione, obiettivi, modelli, esempi
Multiculturalismo vs Pluriculturalismo (es USA, Canada, Svizzera...):
1. Aspetti storico-politici e linguistici del multiculturalismo
2. Forme di mediazioni
3. Cultural Studies
4. Teoria postcoloniale
Lingua dell’altro, altra lingua, una lingua
1. Lingue e culture in contatto, lingue e culture in conflitto.
2. Casi e soluzioni in ambito nazionale e internazionale: l’ esempio dell’ebraico moderno e l’esperanto.
3. Realtà della “Francofonia” oggi: Da lingua coloniale al discorso sulla lingua e sul “Sud” del mondo
Le minoranze europee e non e l’interculturalità “forzata”.
1. Generalità: L’Italia e il fenomeno migratorio
2. Nord-Sud o Est-Ovest: quale spartizione per la lettura del fenomeno.
3. Immigrazione e scuola in Italia oggi: realtà, attese, azioni
4. Statuto delle lingue, lingue materne e lingue “matrigne”:l’italiano lingua seconda, le lingue straniere tradizionali nella scuola, le lingue d’origine degli immigrati
La traduzione, operazione di mediazione linguistica per eccellenza.
1. Le modalità della traduzione: adattamento, trasmissione, traslazione.
2. Il traduttore, il tradurre, la traduzione: una mediazione culturale?
3. Modelli , opzioni e finalità nel passaggio da una all’altra lingua/cultura
La mediazione linguistico-culturale giorno per giorno nella Scuola e nell’Università: esempi e ricerche- azione condotte dal dottorato in corso
1. Le certificazioni linguistiche internazionali nelle versioni nazionali
2. L’insegnamento di una disciplina curricolare in una lingua straniera: aspetti didattici e culturali
3. “Che cos’è una banca del tempo per gli “Erasmus” I protocolli d’integrazione, metodologia del protocollo e obiettivi: costruzione, applicazione, verifica
4. Made in: o l’adattamento dei prodotti industriali e simbolici dalla realtà d’origine all’esportazione
5. Scuole straniere insediate in Italia : uno spazio per la costruzione del cittadino “europeo”?
I mestieri della mediazione interculturale e la soggettività di genere: donne e mediazioni.
Le zone di confine, le zone multilingue, la presenza di ambiti a forte concentrazione migratoria sono luoghi dove la convivenza delle persone e la percezione delle differenze e delle somiglianze sono esaltate e/o esasperate; le lingue, a loro volta, possono essere sia strumenti di segregazione (di paesi, culture, uomini…) sia occasioni per incontri, contatti, cooperazione e comunicazione interculturale.
La cooperazione in zona di confine (multilingue, multietnica…) contribuisce alla pluralità linguistica e culturale? Sono queste occasioni privilegiate per imparare le lingue del vicino? dell’altro?
I cosiddetti luoghi “complessi” o “difficili” sono un terreno favorevole all’esercizio della mediazione linguistico culturali? In che modo?