Relazione dello scavo condotto a Gortina di Creta dall’Università degli Studi di Macerata nel periodo dal 27 agosto al 14 settembre 2007 Nell’ambito della convenzione in essere si è proceduto ad una prima campagna di scavo nell’area sud-orientale delle Case bizantine, intervenendo in particolare nell’area occupata da un grande Edificio affacciato sulla Strada Ovest (denominato Edificio Sud) che, per la particolare planimetria (Fig. 1), e per la posizione topografica poteva già qualificarsi a destinazione pubblica. Lo scavo è stato volto in generale a definire la pianta originaria dell’Edificio e in particolare, con il Saggio stratigrafico praticato nell’ambiente centrale (Vano 53) si è inteso indagare le diverse fasi cronologiche dell’Edificio nelle vicende storiche della città e del quartiere e a definire la sua articolazione strutturale e possibilmente la sua funzione.

Fig. 1 - Planimetria generale dell’Edificio Sud. Rilievo Arch. Gilberto Montali. L’accesso all’Edificio (indagato per ora solo parzialmente per la presenza di un albero di ulivo) era assicurato da un ingresso monumentale (U.S. 941) con stipiti a grandi blocchi di calcarenite giallina, ed una soglia 942 (Fig. 2) che riutilizzava una grande cornice in marmo, connessa ad un’ulteriore lastra anch’essa marmorea che consentiva di accedere, con un lieve dislivello, al vestibolo di forma rettangolare, lunga e stretto, che articolava la disposizione di tutti gli altri ambienti, sia ai lati con due piccoli vani, sia verso Ovest ove si aprivano due grandi sale speculari disposte ad affiancare l’aula centrale, cui si perveniva dalle Porte Sud e Nord della stessa, mediante un percorso obbligato che garantiva la riservatezza. Un’altra sala delle stesse dimensioni si apriva a Nord-Ovest.

Fig. 2 - Porta d’ingresso (tampognata) sulla fronte Ovest dell’Edificio Sud, aperta sulla Strada Ovest (da Nord-Est). La ricerca si è focalizzata nel grande ambiente centrale denominato Vano 53, dove lo scavo stratigrafico è stato portato fino al terreno vergine (U.S. 940) sul quale si impianta la fondazione 934 (con risega) in cementizio dei muri perimetrali del Vano (UU.SS.MM. 629 non scavato, 637, 632 e 633/631: Figg. 3 - 5): i tratti murari portati in luce (spessore m 0,63 e altezza max conservata m 1,80 si presentano realizzati in pietra calcarea lavorata o meno in blocchi e blocchetti sbozzati o semplicemente spaccati, disposti irregolarmente per file suborizzontali, regolarizzate talvolta grazie all’ausilio di brevi piani di posa di pietra e laterizi, solo in alcuni casi modulari.

Fig. 3 - Vano 53: muro perimetrale Sud con la Porta Sud e l’incasso a nicchia (da Nord). 
Fig. 4 - Vano 53: muro perimetrale Est (da Ovest). A cm 90-95 dalla risega di fondazione (larga circa 10-15 cm e realizzata in blocchetti di pietra alternati a spezzoni di mattoni pedali), i materiali da costruzione costituenti la parete appaiono caratterizzati da dimensioni maggiori (blocchi di calcarenite), sì da suggerire una possibile ripresa dei muri stessi.Gli stipiti delle porte sono realizzati anche con grossi blocchi di calcarenite squadrati, probabilmente di riutilizzo e lavorati a gradina. L’emplecton è formato da blocchetti calcarei spaccati, e pietre arrotondate, affogati irregolarmente in malta bianca ricca di calce con inclusi clasti calcarei arrotondati di piccole e medie dimensioni. 
Fig. 5 - Vano 53: muro perimetrale Nord con l’incasso a nicchia e la Porta Nord (da Sud). Sul terreno vergine 940 è posata la preparazione di un bel pavimento (U.S. 932) ampiamente conservato, a lastre rettangolari di calcarenite che formano una spina centrale intorno alla quale si dispongono ampi riquadri (Figg. 6 - 7). I pochi materiali relativi alla fase di costruzione hanno dato come indicazione cronologica post quem gli ultimi decenni del IV secolo, in sintonia con la tecnica adottata nei muri relativi alla prima fase.

Fig. 6 - Vano 53: piano pavimentale a lastre di calcarenite, con motivo a spina centrale e riquadri laterali (da Est). 
Fig. 7 - Vano 53: veduta generale a fine scavo (da Sud-Ovest). Lo scavo ha altresì rimesso in luce le due aperture di accesso all’ambiente, il vano-porta Sud (U.S. 925) con una soglia a raso (U.S. 935) e il vano-porta Nord (U.S. 926) con una grande lastra di calcarenite riutilizzata a mo’ di soglia (U.S. 936). Gli stipiti delle porte sono realizzati anche con grossi blocchi di calcarenite squadrati, probabilmente di riutilizzo e lavorati a gradina. Di particolare rilievo risulta la presenza di due nicchie a due ripiani, risparmiate nell’incrocio dei muri, una (U.S. 923) lungo la parete Sud e l’altra (U.S. 924) lungo la parete Nord del Vano stesso. Quanto alle vicende di questa grande aula (dimensioni: m 8,22 Est/Ovest x 5,75 Nord/Sud ) e presumibilmente di tutto l’Edificio Sud, possiamo dedurre una sua prima distruzione e ricostruzione da una probabile ripresa delle strutture murarie perimetrali, che - come già detto - a partire da una certa altezza utilizzano grandi blocchi di arenaria ed altri materiali di reimpiego. Più palese risulta invece la fase finale di distruzione che i dati stratigrafici permettono di assegnare alle vicende collegate al rovinoso terremoto del 670: in un notevole strato (U.S. 930) di cenere e spezzoni di travi carbonizzate con presenza di qualche centinaio di chiodi in ferro da carpenteria, sono stati rinvenuti i coppi e le tegole per lo più frammentari relativi alla copertura dell’ambiente. Di particolare interesse poi il recupero nello stesso strato di una grande quantità di lastre marmoree di rivestimento di varia provenienza e qualità, che è stato possibile in gran parte ricomporre come elementi decorativi di una pavimentazione complessa a composizione geometrica di riquadri e fasce a campitura policroma, anche con l’utilizzo di piccole mattonelle esagonali e l’inserimento di un pregevole tondo in serpentino verde. 
Fig. 8 - Vano 53: piccolo capitello in arenaria di tipo corinzio-italico di II secolo a. C., reimpiegato nelle murature di età bizantina. | A tale distruzione ha fatto seguito una serie di crolli rimaneggiati (UU.SS. 929, 919 e 914) relativi ai muri, con molti materiali di reimpiego (si segnalano i ritrovamenti di spezzoni di natura scultorea accanto a frammenti architettonici tra cui un piccolo capitello d’anta di tipo corinzio-italico di II - I sec. a.C. in arenaria: inv. n. 8103: Fig. 8), crolli ascrivibili alla fine VII/inizi VIII ed oltre, per finire con strati di abbandono più tardi (UU.SS. 911 e 909) attestati dal rinvenimento di materiali quali ceramica bizantina sovradipinta e lucerne bizantine in associazione con ceramica di Saraçhane e Glazed ware. |
Nell’area a Nord del Vano 53, dopo un primo intervento di asportazione di uno strato di abbandono nei Vani 51, 52a, 52, 47a, e nel Corridoio Nord (come è stato definito lo spazio tra l’Edificio Sud ed il c.d. “quartiere artigianale bizantino”), al fine di evidenziare la fronte Nord dell’Edificio Sud e di definire i suoi rapporti topografici con l’area circostante si è deciso di approfondire lo scavo nel Vano 47 a e nel Corridoio Nord (settore Est). I livelli più antichi indagati nel Vano 47 a (Fig. 9) sono sicuramente connessi alla costruzione del muro 626, risultato essere la prosecuzione del muro 634 (cioè della fronte dell’Edificio Sud che affacciava sulla Strada Ovest), e del quale è stata scoperta la fossa U.S. 1040 di fondazione (U.S. 1034) con relativa risega: i dati archeologici finora acquisiti risultano compatibili con le indicazioni cronologiche offerte dall’indagine relativa alla costruzione del Vano 53 dell’Edificio Sud.
 | |  | Fig. 9 - Vano 47 a: scavo stratigrafico. In evidenza i muri perimetrali Nord (625 a) ed Ovest (917) - Da Ovest. | | Fig. 10 - Corridoio Nord: piano di calpestio 1018 (da Ovest). |
Per quanto riguarda il muro 634/626 (spessore cm. 63) esso si presenta con un paramento esterno costituito da grossi blocchi di calcarenite, di riutilizzo, che si connettono ad una muratura formata da blocchetti calcarei spaccati e pietre arrotondate, affogati irregolarmente in malta bianca ricca di calce con inclusi clasti calcarei. L’unica fila visibile di blocchi sembra poggiare su un piano di blocchetti calcarei regolarizzato superiormente da una doppia fila di laterizi. Sempre nel Vano 47 a la fase successiva è costituita da un piano di terra rossa compatta (U.S. 1026) in cui è fondato un tratto di muratura o banchina (U.S. 1025), orientata Est-Ovest, solo parzialmente visibile all’interno del saggio, il cui strato di distruzione 1024 può datarsi certamente dopo la metà del IV secolo. La fase successiva è rappresentata da uno strato 1016 su cui posano pochi centimetri di calce compattata (U.S. 1014), da riferire alla preparazione di un piano pavimentale scomparso, il cui inquadramento cronologico si colloca almeno nel VII sec. Successiva risulta la costruzione dei muri 625 a e 917, fondati sullo strato 1006 a costituire il Vano 47 a, cui va riferito il piano di calpestio 921, anche questo connesso ad una fase di vita dell’edificio ascrivibile alla fine del VII-VIII secolo. Nel Corridoio Nord il livello più antico scavato è costituito dal piano di calpestio 1018 (Fig. 10), spesso e compatto, di terra frammista ad una grande quantità di frammenti ceramici, inquadrabile almeno nel VII sec. e relativo verosimilmente ad un’area aperta. La fase finale documentata è rappresentata da alcuni depositi (UU.SS. 1002, 1011, 1012) per i quali non si può escludere una collocazione cronologica già nell’VIII secolo. Pubblicazioni relative alle indagini 1. Gortyna: l’Edificio Sud nell’area delle Case bizantine,in Notiziario della Scuola Archeologica Italiana di Atene, anno VI, 2, 2007, p. 9.
2. Gortyn. L’Edificio Sud nell’area delle Case Bizantine, in Archaeological Reports for 2007-2008, in c.d.s. Il Direttore dello scavo Prof.ssa Giovanna Maria Fabrini
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