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Dipartimento di Scienze archeologiche e storiche dell'antichità

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Il quartiere bizantino ad occidente della Strada Ovest del "Pretorio"

Il quartiere bizantino ad occidente della Strada Ovest del "Pretorio".

La campagna di scavo 2007  

 

     Gortina nell’isola di Creta, con le sue vicende storiche di importante città greca, prima, e poi romana (capitale della provincia di Creta e Cirenaica) e infine tardo antica e bizantina (fino alla definitiva distruzione per terremoto nel 670 d.C.) rappresenta un luogo di straordinario interesse per le indagini archeologiche. La missione del Dipartimento di Scienze archeologiche e storiche dell’Università di Macerata, in collaborazione con la Scuola Archeologica Italiana di Atene, tra il 1983 e il 1996 ha portato in luce gran parte (mq 3200) di un quartiere bizantino posto tra il tempio di Apollo Pizio e il complesso del c.d. Pretorio, delimitato a Est dalla grande strada Ovest (fig. 1). 

Fig. 1


     In quest’area gli scavi hanno evidenziato un fitto reticolo di edifici costituiti da case con botteghe e laboratori, serviti da un sistema di cortili e di strade secondarie sviluppatosi in più fasi tra l’epoca tardo antica e la prima età bizantina, fino al definitivo abbandono dell’area urbana al tempo della conquista araba (primi decenni del IX sec.). Un bell’edificio a grandi blocchi di arenaria nella parte Sud-Est del quartiere, riferito certamente ad età romana imperiale, risulta riutilizzato nelle epoche successive, fino alla fine. Imponenti sono i piloni in rovina di un acquedotto su arcate, probabilmente dell’età di Giustiniano, che portava acqua alla città bizantina servendo una serie di fontane monumentali (nell’area ne sono state scavate due: fontane 4 e 5). Si segnalano inoltre i resti di un piccolo edificio absidato, forse una chiesetta. 

Fig. 2


     Di particolare rilievo, tra i laboratori artigianali, risulta la presenza di un forno per ceramica bizantina sovradipinta (fig. 2), attivo dopo il rovinoso terremoto del 670: la produzione di tale ceramica, caratterizzata da un repertorio decorativo comprendente motivi geometrici, vegetali e più raramente figure stilizzate di pesci e volatili, in vernice rossa o bruna (fig. 3), già affermatasi almeno un cinquantennio prima, costituisce un elemento utile per le indicazioni cronologiche su base stratigrafica. 

Fig. 3

     Per quanto riguarda la strada Ovest del Pretorio, già importante arteria della Gortina romana, essa che delimita da Est il quartiere bizantino, è stata scavata a più riprese per un tratto di circa 100 m (fig. 4). La strada, larga 24 piedi (m 7,10), marciapiede escluso, era pavimentata a grandiosi lastroni calcarei; la pavimentazione fu rifatta o risistemata certamente più volte: la grossa fogna, leggermente spostata verso Ovest rispetto all’asse stradale, fu ricostruita dopo il terremoto del 365, mentre l’ultima pavimentazione a lastre  fu  sistemata verosimilmente   nella    tarda    età   di

Giustiniano, quando prima sul lato Ovest e quindi sul lato Est della strada si impiantarono i piloni dell’acquedotto su arcate prima ricordato.

     Successivamente alcune case bizantine avanzarono alcuni vani verso Est andando ad occupare parzialmente la sede stradale. Quindi, a seguito del rovinoso terremoto del 670 sul lastricato si sovrappose uno spesso strato di detriti e macerie (perfettamente datato dai materiali ivi rinvenuti) su cui si costituì un battuto stradale. Ma la città era ormai distrutta, dissolta come organismo e la sede stradale fu ristretta dall’avanzare verso Ovest del muro di un monastero. A questo spesso accumulo sul lastricato della strada Ovest se ne aggiunsero col tempo altri, localmente con i relativi battuti in relazione alla vita sporadica delle ultime case e botteghe bizantine, fino alla estrema distruzione del terremoto del 796.

     Dei ritrovamenti su indicati puntuali resoconti preliminari sono stati dati via via negli Atti della Scuola dell’«Annuario della Scuola Archeologica di Atene» a cura del prof. A. Di Vita, mentre sono attualmente in corso gli studi preparatori per l’edizione definitiva dei risultati di tutte le campagne di scavo. A tal fine, la missione dell’Università di Macerata diretta dalla Prof.ssa Giovanna M. Fabrini, con colleghi provenienti anche da altre Università italiane, ha operato a Gortina con una équipe nell’estate del 2002 e del 2003, e le attività sono state garantite da finanziamenti del Ministero Affari Esteri (Direzione Generale per la promozione e la cooperazione culturale – Ufficio V), della Scuola Archeologica Italiana di Atene, della Associazione “Amici della Scuola Archeologica Italiana di Atene” e del Rettorato dell’Università di Macerata. In particolare A. Di Vita e M. Rossi hanno ricontrollato e revisionato sui giornali e sulle schede di scavo le sequenze stratigrafiche negli ambienti scavati fino al vergine (vani 1, 5, 6 e 30). Nel contempo si è cercato di delimitare nelle varie fasi (se ne contano fino a sei) l’area delle singole unità abitative che appaiono essere state realizzate tra la fine del V e l’inizio del VI sec. e completamente distrutte alla fine dell’VIII. Al riguardo va anche indagato nel tempo il rapporto dei vari isolati e delle singole abitazioni con la strada Ovest, ed il loro inserimento nel tessuto della città dopo i grandi terremoti dei secoli IV – VII. Delle strutture murarie esistenti l’arch. G. Montali ha provveduto a controllare il rilievo, già a suo tempo eseguito dall’arch. A. Chighine, fruendo delle più moderne attrezzature in possesso della missione. L’indagine archeologica, oltre a consentire di studiare, nell’estensione e nel dettaglio, le vicende di questo quartiere residenziale e produttivo di Gortina in epoca bizantina, con lo sviluppo in profondità dello scavo ha permesso di cogliere le trasformazioni che interessarono questo settore: probabile area extra - urbana in età greca, poi spazio libero quale piazza di raccordo tra il Pythion e il c.d. Pretorio in età romana, prima di diventare quartiere abitativo e artigianale in età bizantina. Nell’ambito della ricerca si è dato avvio inoltre allo studio della grande quantità di materiali rinvenuti nel corso degli scavi: delle oltre 700 monete recuperate è stato realizzato un tabulato informatizzato (A. Di Vita - R. Perna); mentre la classificazione degli altri materiali, sia d’importazione, sia locali, ha impegnato M. Giuliodori (ceramiche fini da mensa), M. Albertocchi - R. Perna (ceramiche acrome, da fuoco e lucerne), C. Portale (anfore), e G. De Tommaso (vetri e ceramica a vernice nera).

     Dei ritrovamenti su indicati puntuali resoconti preliminari sono stati dati via via negli Atti della Scuola dell’«Annuario della Scuola Archeologica di Atene» a cura del prof. A. Di Vita, mentre sono attualmente in corso gli studi preparatori per l’edizione definitiva dei risultati di tutte le campagne di scavo. A tal fine, la missione dell’Università di Macerata diretta dalla Prof.ssa Giovanna M. Fabrini, con colleghi provenienti anche da altre Università italiane, ha operato a Gortina con una équipe nell’estate del 2002 e del 2003, e le attività sono state garantite da finanziamenti del Ministero Affari Esteri (Direzione Generale per la promozione e la cooperazione culturale – Ufficio V), della Scuola Archeologica Italiana di Atene, della Associazione “Amici della Scuola Archeologica Italiana di Atene” e del Rettorato dell’Università di Macerata. In particolare A. Di Vita e M. Rossi hanno ricontrollato e revisionato sui giornali e sulle schede di scavo le sequenze stratigrafiche negli ambienti scavati fino al vergine (vani 1, 5, 6 e 30). Nel contempo si è cercato di delimitare nelle varie fasi (se ne contano fino a sei) l’area delle singole unità abitative che appaiono essere state realizzate tra la fine del V e l’inizio del VI sec. e completamente distrutte alla fine dell’VIII. Al riguardo va anche indagato nel tempo il rapporto dei vari isolati e delle singole abitazioni con la strada Ovest, ed il loro inserimento nel tessuto della città dopo i grandi terremoti dei secoli IV – VII. Delle strutture murarie esistenti l’arch. G. Montali ha provveduto a controllare il rilievo, già a suo tempo eseguito dall’arch. A. Chighine, fruendo delle più moderne attrezzature in possesso della missione.

     L’indagine archeologica, oltre a consentire di studiare, nell’estensione e nel dettaglio, le vicende di questo quartiere residenziale e produttivo di Gortina in epoca bizantina, con lo sviluppo in profondità dello scavo ha permesso di cogliere le trasformazioni che interessarono questo settore: probabile area extra - urbana in età greca, poi spazio libero quale piazza di raccordo tra il Pythion e il c.d. Pretorio in età romana, prima di diventare quartiere abitativo e artigianale in età bizantina. Nell’ambito della ricerca si è dato avvio inoltre allo studio della grande quantità di materiali rinvenuti nel corso degli scavi: delle oltre 700 monete recuperate è stato realizzato un tabulato informatizzato (A. Di Vita - R. Perna); mentre la classificazione degli altri materiali, sia d’importazione, sia locali, ha impegnato M. Giuliodori (ceramiche fini da mensa), M. Albertocchi - R. Perna (ceramiche acrome, da fuoco e lucerne), C. Portale (anfore), e G. De Tommaso (vetri e ceramica a vernice nera).

 

 
 
 

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