L'età augustea
L’instaurarsi in questa fase di un nuovo assetto socio-economico all’interno della comunità, unitamente all’esigenza di corrispondere anche localmente ai programmi politici del principato, determina la necessità di avviare una nuova organizzazione architettonica e funzionale degli spazi con l’applicazione di un piano programmatico unitario nell’ambito del quale prioritarie risultano opere pratiche o di elevato valore ideologico quali la realizzazione della cinta muraria, la definizione degli isolati con la risistemazione dei tracciati viarii urbani ed extraurbani, l’acquedotto e il serbatoio per l’approvvigionamento idrico della città e la riorganizzazione complessiva del Foro affidata ad un progetto edilizio adeguato alle novità dei tempi e alle esigenze di autorappresentazione delle classi dirigenti. Come conseguenza di questi eventi che sanciscono di fatto la nascita della nuova Urbs Salvia, è plausibile che si siano determinate anche le condizioni politiche che portarono alla trasformazione del poleonimo da Pollentia al nuovo appellativo onomastico della città. A tale progetto appartengono senz’altro nuovi edifici di recente acquisizione che rivelano una finora insospettata realtà monumentale anche a carattere pubblico nell’area forense. Ad Ovest del tracciato urbano della Salaria Gallica, in quella che sarà la zona Nord dell’area forense di età tiberiana, una fortunata campagna di scavo ha portato in luce un tratto di portico a due navate (porticus duplex) ricostruito nella sua scansione modulare sulla base dei resti superstiti e della tipologia canonica delle porticus ampiamente trattata anche da Vitruvio (Fig. 2, n. 2; Fig. 5). Fig. 5 - Urbs Salvia: veduta d’insieme delle strutture della porticus duplex. Da Ovest.
Fig. 2 - Urbs Salvia: planimetria generale dell’area del Foro.
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Questo monumento si pone nel solco della tradizione ellenistica delle stoai, secondo un modello ampiamente diffuso nel mondo romano a partire dal II secolo a. C. e applicato anche in area italica (Fig. 6). Quanto alle vicende di questa porticus, è la sequenza stratigrafica di scavo ad assicurarci sia sulla sua costruzione in età augustea sia sulla sua distruzione già in età tiberiana o poco oltre. Va anche rilevato come la porticus vada a costituire essa stessa il limite Nord di un’area pubblica già eletta fin dall’età augustea a rappresentare la piazza forense, prefigurando l’impianto di quello che sarà il Foro della città in età tiberiano-claudia.
Ad Est della Salaria Gallica si situano due complessi edilizi di età augustea nelle loro fasi principali che, in virtù delle loro peculiarità più rilevanti, sono stati denominati rispettivamente Edificio “delle acque” ed Edificio “del pozzo”.
Il primo monumento (Fig. 2, n. 6; Fig. 7), portato in luce su una superficie di m 17 Nord-Sud x m 20,50 Est-Ovest per quanto scavato, risulta costituito da vari ambienti, alcuni dei quali di notevoli dimensioni, con rivestimenti pavimentali anche di tipo idraulico e a mosaico, con la presenza di un pozzo di captazione di acqua sorgiva, due vasche e una vaschetta con relativi fori di deflusso e in collegamento a numerosi ripiani in cocciopesto, un vano dalla singolare planimetria ad L (in corrispondenza ad un ampio ambiente, forse di natura cortilizia, con nicchia laterale), ed almeno due fistulae di cui una ancora in situ (Fig. 8).
Il monumento occupa al momento una superficie di mq 350 circa, e presenta interventi di ristrutturazione, tanto che è stato possibile distinguere più fasi: la fase principale di età augustea ha una lunga continuità di vita fin quando, attorno al 250 d. C., il complesso subisce una drastica ristrutturazione e un cambiamento d’uso. Per l’edificio in esame non pare fuori luogo l’ipotesi che il complesso nella sua destinazione primaria, caratterizzato da apprestamenti funzionali ad un uso particolare dell’acqua, possa in qualche modo collegarsi a rituali riferibili a un antico culto delle acque in associazione alla Salus. Del resto l’attestazione locale del culto della dea Salus, meglio conosciuta ad Urbs Salvia nella accezione di Salus Augusta,contraddistinta a partire dall’età tiberiana anche da una forte connotazione politica, collegata al culto imperiale, indizia fortemente verso un originario collegamento con l’elemento idrico, ovvero con una più antica pratica di culto di tipo terapeutico legato alla presenza nel luogo di acque sorgive e dotate di virtù medicamentose. Sempre ad età augustea, come si può desumere da quanto finora scavato, risale inoltre l’impianto dell’Edificio “del pozzo” (Fig. 2, n. 7): situato ad Est dell’Edificio “delle acque” e come questo servito da un tratto di angiporto glareato, presenta le caratteristiche di una domus, con numerosi vani distribuiti intorno ad una corte centrale.
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