Il municipio romano di Tifernum Mataurense, un laboratorio a cielo aperto tra ricerca, tutela, didattica e valorizzazione

01/08/2016. Scoperti nuovi ambienti dell’antico complesso termale romano. Ampia partecipazione di cittadini e turisti italiani e stranieri alle iniziative di divulgazione.
Un momento dello spettacolo

Un momento dello spettacolo

SANT’ANGELO IN VADO - L’équipe dell’Università di Macerata, sotto la direzione scientifica dell’archeologa Emanuela Stortoni del Dipartimento di Scienze della Formazione, Beni Culturali e Turismo, composta da 25 tra laureati, laureandi e stagisti di questo e di altri Atenei italiani e stranieri (Università Cattolica di Milano, Alma Mater di Bologna, di Malaga in Spagna) e con la consulenza dei professori Enzo Catani e Walter Monacchi, ha concluso la XVI campagna di scavo archeologico nell’area delle terme romane di Tifernum Mataurense (Sant’Angelo in Vado - PU) in località Colombaro.

Le attività, svolte in collaborazione con la Soprintendenza Archeologica e il Comune di Sant’Angelo in Vado e con il patrocinio della Deputazione di Storia Patria per le Marche, hanno consentito la scoperta di altri ambienti riscaldati con sistema a ipocausto, cioè con pavimentazione sospesa su colonnette (suspensurae) per il passaggio di aria calda. Il rinvenimento conferma ancora una volta quanto estesa e articolata fosse la pianta del complesso termale tifernate, che occupava verosimilmente un intero quartiere dell’antica città e che era riccamente decorato con marmi e pavimenti musivi, figurati e policromi, vicini stilisticamente a quelli rinvenuti negli anni scorsi nella cosiddetta ‘Domus del mito’ a Campo della Pieve. Cronologicamente il complesso si colloca su fasi diverse, che vanno dalla tarda Repubblica al IV-V sec. d.C.

Alle operazioni di scavo sono stati affiancate parallele indagini non invasive sull’antistante area del parcheggio grazie al sorvolo con drone attrezzato di telecamera termica, per verificare la potenzialità archeologica di questo settore dell’antico municipio. I rilievi sono stati eseguiti da Fabio Pallotta e dalla sua équipe. Sono state effettuate anche delicate operazioni di restauro a opera della ditta Laura Benucci di Firenze, che hanno consentito, tra le altre cose, di ricollocare in situ ampi lembi della fodera in cocciopesto (opus signinum) interna ad una delle due vasche, già rinvenute.

Durante il mese di scavo l’Università di Macerata ha ideato ed organizzato in collaborazione con l’Amministrazione Comunale e la Soprintendenza Archeologica un ciclo di eventi per la valorizzazione dell’area tifernate dal titolo “Vado per la città antica”, che ha previsto diverse iniziative per coinvolgere studenti, turisti, curiosi, cittadini di Sant’Angelo in Vado.

Tra questi un particolare successo hanno riscosso ‘La domus del mito tra terra e cielo’ e ‘l’Aperiterme’, in cui il direttore degli scavi si è calato come voce narrante nel fascino delle antiche vestigia, evocando inaspettate suggestioni e sensoriali percezioni. Ampia e attiva è stata la presenza dei cittadini, così come alto anche l’afflusso di turisti italiani e stranieri.

“Il progetto di ricerca, didattica, tutela e valorizzazione nell’area archeologica di Tifernum Mataurense – spiega la professoressa Emanuela Stortoni -, perfettamente in linea con la mission del corso di laurea in beni culturali e turismo dell’ateneo maceratese, rappresenta un’eccellente esempio di come il mondo scientifico possa perseguire con l’innovazione di una ricerca rigorosa, moderna ed ineccepibile una sempre maggiore e capillare sinergia con le realtà territoriali, una comunicazione semplice e avvincente del dato scientifico, un’ampia ricaduta in termini di indotto turistico ed economico”.

Cs n. 107/2016

Questa pagina è stata aggiornata il 23/11/2016