Storie di migranti raccontate da Adrian Bravi

22/12/2015. Pubblicata dalle Eum ”Variazioni straniere”, una raccolta di nove racconti sul ruolo dei migranti nella nostra società dello scrittore argentino, ma recanatese di adozione.

Un albino che all’interno del suo villaggio si trasforma in un forestiero, un anziano che dopo essere stato ucciso dalla propria moglie racconta la storia della sua badante ucraina, gli immigrati arruolati per la costruzione di un muro che impedirà l’ingresso degli stranieri dell’est, un paraguaiano impossibilitato a ballare il tango o un’anziana indiana che decide di andare a morire nella propria terra: sono solo alcuni dei personaggi di “Variazioni straniere” una raccolta di nove racconti sul ruolo dei migranti nella nostra società, scritti in anni diversi da Adrián N. Bravi, argentino ma recanatese di adozione. I protagonisti del libro, edito da Eum, edizioni Università di Macerata, sono coloro che si perdono nella notte, esiliati, espatriati, ospiti e ospitanti, uomini e donne relegati ai margini, senza approdo, oppure gente per la quale approdare diventa un’ulteriore sofferenza, perché hanno perduto la patria senza acquistarne un’altra. Con la sua prosa trasparente e ironica, Adrián N. Bravi mette in luce uno dei temi più spinosi dei nostri tempi trasformandolo in un’avventura surreale.

“Quasi tutti i racconti  - spiega l’autore - sono nati da storie vere, che poi vengono trasformate o viste da punti di vista diversi. Per esempio, in Dopo la linea dell'equatore, la prima parte del racconto è abbastanza reale (è la storia di mia zia), mentre la seconda parte, il ritorno in Italia del protagonista, fa parte della finzione. Io, il badato, invece, è nato dal racconto che un’amica mi ha fatto del padre e della sua badante ucraina. L'albino e il tumuto, è la conseguenza di alcune mie letture sugli albini nello Zimbabwe. E l'ultimo racconto, Gli espatriati, è la storia di una vicina di mia madre, che a primavera chiudeva sempre il porticato del suo cortile per non fare entrare le rondini, ma purtroppo, anche se nel racconto l'ho ammazzata, campa ancora”.

“Tra tutti i racconti – prosegue Bravi – forse quello a cui sono più legato è il primo, Dopo la linea dell’equatore, se non altro per le cose che ho sentito raccontare in famiglia riguardo mia zia. Però, sono abbastanza legato anche a Io, il badato e a La figlia di Liborio e il suo cappottino rosso, che parla di una polaccotta che un giorno piomba in casa di un anziano presentandosi come sua figlia. Non so, con ogni racconto ho un legame particolare”.

Cs. n. 146/2015

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