Ricercatori da Cina, Europa e Stati Uniti per la conferenza internazionale su Padre Matteo Ricci

20/10/2015.

A cinque anni dalle celebrazioni del 2010 per i quattrocento anni dalla morte, l’Università di Macerata si prepara ad accogliere ricercatori provenienti dalla Cina, dall’Europa e dagli Stati Uniti per uno dei più importanti convegni mai tenuti sulla figura di Padre Matteo Ricci, “Nuove prospettive negli studi su Padre Matteo Ricci” organizzato insieme all’Istituto Confucio di Unimc. Saranno tre giorni, da mercoledì 21 a venerdì 23 ottobre, dedicati agli studi ricciani, fortemente voluti dalla presidente di Hanban e viceministro dell’Educazione Xu Lin, che ne lanciò l’idea durante la sua visita ufficiale all’Istituto Confucio di Macerata nell’estate del 2013. Si tratta di un punto di sintesi perfetto tra gli studi cinesi e italiani su Ricci. Così hanno spiegato stamattina durante la presentazione dell’iniziativa il rettore Luigi Lacchè, i direttori dell’Istituto Confucio Giorgio Trentin e Yan Chunyou, il direttore del Dipartimento di Studi Umanistici, Filippo Mignini, che vanta un’esperienza ormai ventennale di studi ricciani e introdurrà i lavori del convegno. I temi di approfondimento, saranno tre e riguarderanno aspetti ancora poco indagati della vita e dell’attività del missionario gesuita.

Il primo è relativo alla ricerca sul campo, ossia negli archivi privati e pubblici e nelle biblioteche della stessa Cina, di inediti documenti in lingua cinese concernenti Matteo Ricci e i suoi interlocutori, in particolare relativamente alla corrispondenza cinese del gesuita: Huang Ping, Unimc, tratterà espressamente l’argomento; Liu Yanmei, Università Normale di Pechino, illustrerà la propria tesi di dottorato composta a Macerata sugli interlocutori cinesi di; Ronnie Po-chia Hsia, Penn State University degli Stati Uniti, riprenderà in mano le figure centrali di Ruggieri, Ricci e Longobardo; Li Tiangang, dell’Università Fudan di Shanghai, parlerà dell’influenza esercitata dal filosofo neoconfuciano Zhu Xi sul trattato di Longobardo; Frédéric Wang, dell’Istituto Nazionale di lingue e civiltà orientali di Parigi, getterà nuova luce sui rapporti tra Ricci e un gruppo di letterati cinesi del 1589 a Nanchino; Adrian Dudink, dell’Università belga di Lovanio, proporrà una nuova identificazione del personaggio indicato da Ricci come “Ligiucin”; Hu Wenting, della Normale di Pechino, svolgerà una ricognizione dei libri cinesi citati nella Entrata di Ricci.

In secondo luogo il convegno vuole sperimentare nuovi modelli di analisi delle opere ricciane, indagando temi finora inesplorati o opere ancora non adeguatamente comprese: saranno presentate le relazioni di Zhang Xiping, Università per gli studi esteri di Pechino, e Raoul Zamponi, Università di Macerata, sul Dizionario portoghese-cinese di Michele Ruggeri e Matteo Ricci; il ricorso agli strumenti della linguistica, della semiologia, della retorica e del comparativismo interculturale è leggibile nelle relazioni di Diego Poli e Marcello La Matina, entrambi Unimc, Dorothy Figueira, dell’Università americana della Georgia, e Wang Suna, Università di lingue e culture di Pechino. Ampliano la prospettiva nuovi temi d’indagine, quali la malinconia nel testo di Gianni Criveller, sacerdote del Pime e membro del Centro di studi spirituali di Hong Kong, o dell’io e dell’intersoggettività di Vito Avarello, Università di Provenza, senza dimenticare la “strategia” di Matteo Ricci in Cina indagata da Li Shenwen dell’Università canadese Laval, né l’importanza avuta dalla cartografia nell’esperienza di Ricci e dei gesuiti in Cina, Giappone e Corea, presentate da Angelo Cattaneo dell’Università Nova di Lisbona.

Il terzo filone riguarderà l’autoriflessione che l’Europa è costretta a compiere su se stessa, alla luce dell’immagine della civiltà cinese trasmessa da Ricci e dai gesuiti successivi, come anche da altri ordini religiosi, in particolare nei secoli XVII e XVIII: Michela Catto, della Scuola di alti studi e scienze sociali di Parigi, approfondirà  le principali reazioni prodotte nell’illuminismo europeo dall’immagine della Cina trasmessa dai gesuiti; Michel Dupuis, Università di Lovanio, indaga l’Orazione sulla filosofia pratica dei cinesi di Christian Wolff, mentre Ambrogio Selusi, Unimc, studierà i mutamenti che la Cina dei gesuiti ha introdotto nelle Storie della filosofia europee fino al 1744; Thierry Meynard, dell’Università cinese Sun Yat-Sen, infine, esaminerà il rapporto tra le citazioni e interpretazioni ricciane dei Dialoghi di Confucio e le prime tre traduzioni gesuitiche dell’opera.

Cs. n. 109/2015

Questa pagina è stata aggiornata il 10/12/2015