Con Latouche e Zamagni si è concluso il V Colloquio di etica di Unimc

30/10/2014. Il Colloquio ha posto quest'anno al centro dell’attenzione il pensiero filosofico di Francesco Totaro, per molti anni professore ordinario di Filosofia morale a Unimc
Serge Latouche e Stefano Zamagni

Serge Latouche e Stefano Zamagni

Il filosofo francese Serge Latouche, "padre della decrescita serena" e professore di Scienze economiche all'Università Paris XI, e l'economista Stefano Zamagni, esperto del terzo settore e del no profit, hanno chiuso oggi pomeriggio il V Colloquio di etica, promosso in collaborazione fra la sezione di Filosofia e Scienze umane del Dipartimento di Studi umanistici dell'Università di Macerata - nel 50° anniversario della costituzione della Facoltà di Lettere e Filosofia - e il Dottorato di ricerca in Human Sciences.

Il Colloquio, in continuità con gli approfondimenti intorno all’etica della cura, sviluppati nelle edizioni precedenti, ha assunto quest’anno una rilevanza nuova, ponendo al centro dell’attenzione anche il pensiero filosofico di Francesco Totaro, per molti anni professore ordinario di Filosofia morale nell’Università di Macerata; un pensiero di cui si è approfondita la fecondità in ordine al tema e onorare il valore.

In tale prospettiva, il Colloquio si è articolato in tre sessioni. La prima, “La filosofia e la città: responsabilità del pensare”, si è sviluppata in una Tavola rotonda che ha discusso e rilanciato i temi di ricerca di Francesco Totaro, a partire dal volume in suo onore L'essere che è, l'essere che accade (Vita e Pensiero, 2014), con la partecipazione delle curatrici e di personalità del mondo del lavoro, del sindacato, della politica. La seconda, “La cura dell’umano: natura e responsabilità”, ha affrontato la questione cruciale dell'“essere persona” nei suoi fondamenti costitutivi e senza dimenticare le sfide del pensiero contemporaneo, esplorando il complesso rapporto tra natura e persona (Virgilio Melchiorre), il senso e l’identità della “misura” dell’umano (Francesco Totaro), la dimensione della reciprocità che tiene insieme cura e misura (Luigi Alici). La terza sessione, “La misura della ricchezza: individuo e comunità”, ha allargato lo spettro di attenzione al versante sociale ed economico, interrogandosi intorno alla “misura umana” di un’economia che deve porsi coraggiosamente il problema della decrescita (Serge Latouche), senza rinunciare a coniugare giustizia, lavoro e bene comune (Stefano Zamagni), assumendo criticamente l’obiettivo della “crescita in umanità” (Roberto Mancini).

Una oscillazione quasi schizofrenica abita il nostro tempo, attraversando il piano culturale e quello del costume vissuto: da un lato, si rafforza il mito prometeico di un potenziamento tecnologico dell'umano, che lascia intravedere, oltre il dibattito sul postumano, l’orizzonte inquietante del transumanesimo, in cui la ricerca di un incremento esponenziale della volontà di potenza promette una riscrittura della nostra originaria identità personale; da un altro lato, la sistematica e pervasiva umiliazione dell’umano – non solo nei diritti inalienabili, ma prima ancora nei bisogni più elementari dai quali dipendono la sua stessa vita e dignità – sembra addirittura consolidarsi, scavando un solco sempre più profondo sia fra culture, società e popoli diversi, sia fra cittadini all’interno di un medesimo corpo sociale.

A partire da qui scaturiscono interrogativi urgenti e non banali: lo smarrimento del senso stesso di umanità che ci identifica e ci accomuna è un fenomeno transitorio, destinato prima o poi a un rientro nella “normalità”, oppure dev’essere considerato come una svolta epocale, che pone interrogativi radicali intorno al futuro della vita, della convivenza e della presenza della filosofia nella città? L’intreccio perverso di “dismisura” e “incuria” può mettere in crisi i “fondamentali” di una cultura e di un ethos condivisi? Come ripensare oggi le coordinate dell’umano, nel segno di un nuovo incontro di cura e misura? Che senso possono assumere le dinamiche del promuovere, condividere e restituire, sul piano delle responsabilità culturali e sociali del pensiero, a cavallo tra filosofia e antropologia, etica ed economia?

Queste domande sono state al centro del V Colloquio di etica "L'umano tra cura e misura".

Cs n. 120/2014

Questa pagina è stata aggiornata il 11/11/2014