Traiano Boccalini tra satira e politica

COMUNICATO STAMPA N. 101/2013 DI VENERDI' 11 OTTOBRE 2013 / Convegno di Studi nel IV Centenario della morte
Diego Poli, Maria Teresa Schiavoni, Laura Melosi, Filippo Mignini

Diego Poli, Maria Teresa Schiavoni, Laura Melosi, Filippo Mignini

A quattrocento anni dalla morte dello scrittore lauretano Traiano Boccalini (1556-1613), l’Università di Macerata, Dipartimento di Studi Umanistici, organizza un Convegno di Studi in collaborazione con il Comune di Loreto, con il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Loreto, con il patrocinio della Presidenza della Camera dei Deputati, della Regione Marche, della Provincia di Macerata, della Provincia di Ancona, del Comune di Macerata, dell’Ordine dei Giornalisti delle Marche, della Delegazione Pontificia della Santa Casa di Loreto, dell’Istituto di Studi sul Rinascimento di Firenze, Centro Nazionale di Studi Leopardiani di Recanati, di MaceratArcheo.

Il Convegno di Studi "Traiano Boccalini, tra satira e politica" si svolgerà a Macerata e Loreto nei giorni 17, 18, 19 ottobre. È promosso da un Comitato Scientifico di esperti e vedrà la partecipazione di qualificati relatori. La prolusione sarà tenuta da Amedeo Quondam della Sapienza Università di Roma, le Conclusioni da Paolo Prodi dell’Università di Bologna. Gli atti saranno raccolti per una pubblicazione di approfondimento sull'illustre personaggio. Di prossima uscita per le Eum, Edizioni Università di Macerata, è anche una raccolta critica di quindici ragguagli di Boccalini a cura della professoressa Laura Melosi, che ha ufficialmente presentato il convegno questa mattina insieme al direttore del Dipartimento di Studi Umanistici Filippo Mignini, all'assessore alla cultura del Comune di Loreto Maria Teresa Schiavoni, al direttore della sezione di ricerca linguistica e filosofica del Dipartimento Diego Poli (foto). Per consultare il programma dettagliato: http://tinyurl.com/boccalini.

L’importanza di Boccalini nella cultura politica e letteraria dell’Europa del Seicento è legata alla sua opera maggiore, i Ragguagli di Parnaso, perfetta fusione di utile et dulci, una delle forme espressive più felici e fortunate del secolo, da collocare alle origini della scrittura giornalistica moderna.

Nelle corti italiane cinque-secentesche era prassi consueta la circolazione degli avvisi, fogli manoscritti che riportavano le notizie di palazzo e le voci di corridoio, molto ricercati dal pubblico. A compilarli erano i menanti, oscuri e spesso anonimi operatori di una forma di comunicazione che nella storia del giornalismo resta come antesignana dell’attuale cronaca. Boccalini fa di un menante il narratore delle sue storie e utilizza la forma del ragguaglio per raccontare quanto accade in un Parnaso che è specchio rovesciato della realtà, un mondo popolato dai “virtuosi” di ogni tempo che hanno meritato l’eternità della fama letteraria e una stabile dimora sul monte delfico.

Erede di una tradizione più antica, Boccalini conferisce al genere del ragguaglio una particolare fisionomia, tra divertimento satirico e serissima riflessione sulla ragion di stato, tra letteratura di intrattenimento e critica intellettuale. La forma allegorica dei ragguagli, ambientati alla corte e tribunale di Apollo, ha da una parte il fascino tipico della prosa di fantasia, dall’altra permette all’autore di cose politiche di affrontare i temi al centro del dibattito dell’epoca, formulando giudizi fuori dal coro, addirittura politically incorrect quando riguardano la dominazione spagnola in Europa, tanto da essere definito dal suo contemporaneo Lope de Vega boca del infierno.

Le numerosissime edizioni, traduzioni, imitazioni dei Ragguagli di Parnaso testimoniano un vivo interesse presso gli ambienti colti di quasi tutti i paesi europei e solo nel Seicento si contano oltre settanta edizioni dell’opera, con traduzioni inglesi, francesi, fiamminghe, spagnole, tedesche, latine: un autentico long seller.

In anni recenti, l’opera di Boccalini politico e letterato è stata oggetto di un rinnovato interesse, con il concorso di alcuni tra i più autorevoli studiosi dell’età della Controriforma (a cominciare da Luigi Firpo) ed esiti editoriali di assoluto rilievo (del 2006 il volume dell’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato nella collana Cento libri per mille anni).

Questa pagina è stata aggiornata il 06/11/2013