Primo piano

E’ uscito il bando e sono aperte le iscrizioni alla II edizione del nostro Master in Giornalismo Partecipativo!

La Facoltà di Scienze della Comunicazione e il Dipartimento di Scienze della Comunicazione dell’Università degli Studi di Macerata attivano nell’anno accademico 2009-2010 la seconda edizione del Master di secondo livello in “Giornalismo partecipativo”, di durata annuale, con percorso formativo di 60 crediti pari a 1500 ore di impegno complessivo. Al Master collaborano laProvincia di Macerata e il Comitato Regionale per le Comunicazioni delle Marche.

Il bando può essere scaricato a questo link o può essere chiesto alla Tutor in occasione della lezione aperta di Gianni Minà in programma venerdì 16 alle 17.

Perché (anche) un blog

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Il bando del Master (scade l'8 gennaio 2010)

Scarica il bando del Master in Giornalismo partecipativo.

Scarica il modulo di domanda per iscriverti al Master in Giornalismo partecipativo.

Il nostro dipartimento

Visita virtualmente il Dipartimento di Scienze della Comunicazione il cuore del nostro Master nel centro di Macerata.


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La svolta epocale del Giornalismo Partecipativo - Recensione a “Giornalismo Partecipativo” di Gennaro Carotenuto

La comunicazione di massa è spacciata. È smascherata, il re è nudo. Questo sostiene il filosofo Mario Perniola nella sua appassionata requisitoria Contro la comunicazione. Il sistema comunicativo dei media non è più in grado di tener fede alla sua missione originaria: comunicare, informare, accrescere la conoscenza comune. Continued

Gianni Minà in diretta audiovideo in streaming

Il “Master in Giornalismo partecipativo” e la redazione della Radio Università di Macerata annunciano che la lezione aperta di Gianni Minà, prevista nell’ambito del Master venerdì 16 ottobre alle ore 17 (Aula 1, Facoltà di Scienze della Comunicazione, Via Don Minzoni), sarà trasmessa integralmente in diretta streaming audio e video all’indirizzo http://flash1-bo1.unimc.it/streamings/unimclive/
Gennaro Carotenuto

Lezione pubblica di Gianni Minà

La Lezione di Gianni Minà, in programma venerdì 16, alle ore 17.00 (Aula 1, Facoltà di Scienze della Comunicazione, Via Don Minzoni) nell’ambito del “Master in Giornalismo partecipativo”, organizzato da Facoltà e Dipartimento di Scienze della Comunicazione, a causa del gran numero di richieste, sarà aperta al pubblico dell’intero ateneo e della città. Si invita pertanto alla partecipazione.

 

GIANNI MINÀ
Torinese (1938), è uno degli operatori culturali, comunicatori, o artisti che hanno ideato e affermato, in Italia, la televisione e il suo linguaggio ed è uno dei giornalisti italiani più conosciuti all’estero per i suoi reportage e documentari spesso realizzati in collaborazione con network internazionali, tra i quali quelli pluripremiati su Fidel Castro, sugli indigeni zapatisti messicani e sul viaggio di Alberto Granado e Ernesto Guevara in America latina, e per i quali ha ottenuto i più importanti riconoscimenti al mondo, tra i quali quelli dei festival di Berlino e di Montreal.
Ha esordito nel 1960 alla Rai come collaboratore dei servizi sportivi per le Olimpiadi di Roma. Da allora ha realizzato migliaia di ore di trasmissioni, reportage, documentari, seguito otto mondiali di calcio, sette olimpiadi, decine di campionati mondiali di pugilato, fra cui quelli storici dell’epoca di Muhammad Alì. Ha inoltre realizzato format televisivi che hanno fatto epoca come “L’altra domenica”, “Blitz”, “Alta Classe”, o “Storie”. Tra i suoi innumerevoli ospiti di memorabili interviste Federico Fellini, Eduardo De Filippo, Robert De Niro, Jane Fonda, Gabriel Garcia Marquez, Enzo Ferrari, Ray Charles, Pino Daniele, Massimo Troisi, Chico Buarque de Hollanda, Jorge Amado, Eduardo Galeano, Rigoberta Menchú, monsignor Samuel Ruiz.
Ha collaborato per anni a Repubblica, Unità, Corriere della Sera e Manifesto. Da undici anni cura per Sperling&Kupfer la collana “Continente desaparecido”, edita e dirige la rivista “Latinoamerica e tutti i sud del mondo”, un trimestrale di geopolitica dove scrivono gli intellettuali più prestigiosi del continente americano e fondato da Enzo Santarelli e Bruna Gobbi, con tirature fino a 10.000 copie.

Locandina dell’evento

Dal Master al lavoro - 16 settembre 2009 Aula Magna / ore 11.00

Tavola rotonda
Economia, lavoro e alta formazione Continued

Video interviste realizzate dai partecipanti al master durante le lezioni del 3 e 4 luglio

Nel corso delle lezioni affidate alla Redazione di Bologna di Arcoiris Tv i partecipanti hanno prodotto un video che abbiamo il piacere di rendere pubblico.

http://www.arcoiris.tv/modules.php?name=Flash&d_op=getit&id=11853

Tra la l’informazione falsa e l’informazione, lo sforzo è impari

Non c’è bisogno di dare false notizie per costruire una falsa informazione. Alcune volte basta dare notizie parziali. Altre volte proporne solo opinioni conformi o ridicolizzare quelle contrarie. Oppure si procede più di fino e si esegue la seguente ricetta. Continued

Convegno a Roma su Giornalismo e media partecipativi

Il 23 giugno 2009 a Roma, presso la sala Walter Tobagi, nella sede della Federazione Nazionale della Stampa (Corso Vittorio Emanuele II n. 349), si terrà il convegno: “Giornalismo e media partecipativi: voci, strumenti, prospettive” nel quale sarà presentata la II edizione del “Master in giornalismo partecipativo” organizzato dal Dipartimento e Facoltà di Scienze della Comunicazione dell’Università di Macerata.

Le pratiche emergenti di informazione indipendente e diffusa vanno sempre più ridefinendo il panorama giornalistico, sociale e culturale odierno. Grazie agli strumenti di Internet, iniziative di media partecipativi fioriscono in ogni Paese del mondo, Italia compresa, puntando a integrare l’onda lunga del digitale con la voglia di partecipazione dei cittadini e offrendo possibili soluzioni alla perdurante crisi etica ed economica dell’informazione tradizionale.

Continued

Convegno a Roma su Giornalismo e media partecipativi

Il 23 giugno 2009 a Roma, presso la sala Walter Tobagi, nella sede della Federazione Nazionale della Stampa (Corso Vittorio Emanuele II n. 349), si terrà il convegno: “Giornalismo e media partecipativi: voci, strumenti, prospettive” nel quale sarà presentata la II edizione del “Master in giornalismo partecipativo” organizzato dal Dipartimento e Facoltà di Scienze della Comunicazione dell’Università di Macerata.

Le pratiche emergenti di informazione indipendente e diffusa vanno sempre più ridefinendo il panorama giornalistico, sociale e culturale odierno. Grazie agli strumenti di Internet, iniziative di media partecipativi fioriscono in ogni Paese del mondo, Italia compresa, puntando a integrare l’onda lunga del digitale con la voglia di partecipazione dei cittadini e offrendo possibili soluzioni alla perdurante crisi etica ed economica dell’informazione tradizionale.

Continued

Giornalismo Partecipativo: prove di trasmissione

Cosa è e cosa può diventare

Il giornalismo partecipativo è -come ama definirlo Gennaro Carotenuto, uno dei pionieri di questa giovanissima declinazione della pratica giornalistica - un tentativo di “riforma agraria” degli spazi comunicativi, con l’obiettivo della redistribuzione del “latifondo informativo”, fino ad oggi feudo esclusivo del mainstream mediatico, concentrato nelle mani di pochi grandi editori, legati a partiti, gruppi di potere e lobbies economiche. L’idea guida è quella della riappropriazione collettiva di un bene comune, l’informazione, che -come una sorta di oro del XXI° secolo- sembra essere diventata uno dei perni principali attorno a cui ruotano i poteri e le subalternità, le acquisizioni e le perdite di consenso, le ricchezze e le povertà. L’intuizione è provvidenziale: costruire un’alternativa efficace e veramente pluralistica all’informazione ufficiale di massa, che risulta assolutamente eterodiretta, filtrata, seriale e decisamente ben confenzionata per il consumo, indirizzata ad un’utenza spesso molto addomesticata e più sensibile all’involucro che ai contenuti delle notizie e alla loro incidenza sulla vita quotidiana. Ma dall’idea valida e interessante ad una pratica organizzata ed efficiente, il passo non è affatto breve. Anche se il medium tecnologico della rete e in particolare del web 2.0, partecipativo e interattivo per definizione, ha improvvisamente aperto orizzonti di accesso e di diffusione dell’informazione ad attori sociali che, solo fino a pochi anni fa, ne sarebbero stati esclusi a causa degli alti costi di gestione dei media classici e della “blindatura” che le istituzioni, legge dopo legge, vi hanno eretto attorno, come la fine delle radio libere in Italia emblematicamente dimostra. In ogni caso l’affermarsi di una pratica incisiva di giornalismo partecipato sarà un processo sicuramente lungo, come ogni cambiamento importante e strutturale richiede, un processo graduale, complesso, valutabile solo sulla larga distanza.

La possibilità di partecipazione diffusa nel costruire e nel comunicare l’informazione e l’opinione, potrebbe rivelarsi decisiva nel recupero di valore pubblico ed etico alla comunicazione mediatica; la quale va sottratta al monopolio partitico e imprenditoriale, che l’ha trasformata in uno strumento per “orientare” la gente, come ha praticamente dichiarato in una specie di lapsus l’ex dirigente RAI, Lucia Annunziata, durante un concitato intervento televisivo alla corte di Santoro. Orientare il consenso delle masse, indirizzare i loro consumi, informare i loro giudizi, prevenire e incanalare le loro scelte: questo è il fine incoffessabile di grossa parte della stampa, della televisione, dell’industria dell’intrattenimento con cui abbiamo a che fare, soprattutto nell’Italia dell’ultimo ventennio, dilaniata dal conflitto d’interessi tra potere politico e potere economico, e dal corto circuito tra questi ultimi e l’informazione di massa. Urgono cambiamenti ma non tutti ne sembrano consapevoli. L’informazione partecipata è una possibilità, al momento ancora tutta sperimentale e in fieri. Ma che si trova già oltre la soglia di quello che potrebbe definirsi semplicemente un fenomeno di nicchia.

Con un’immagine metaforica, amo figurarmi il giornalismo partecipativo come un lancio della scarpa contro i poteri forti ma con meno rischi di scontate ritorsioni rispetto al caso reale di Muntazer al-Zaidi, il giornalista iraqueno che ha lanciato i suoi mocassini contro l’ex presidente americano Bush nel corso di una conferenza stampa, diventando il simbolo del giornalismo indignato ma senza, per questo, aver evitato la detenzione in carcere. Perchè il potere non ha il senso dell’umorismo ma soprattutto teme l’indignazione delle persone e impedisce che essa possa fare scuola. Per questo motivo la previene, ne soffoca la possibilità di diventare contagiosa e di attecchire nelle coscienze individuali, annulla la tensione di queste ultime ad unirsi in una coscienza collettiva e consapevole. Così la sofisticazione dell’informazione è congegnata ad hoc per favorire l’aborto spontaneo del giudizio critico e la perdita d’identità dell’opinione pubblica, spesso evocata come fosse un’entità impalpabile, indifferenziata e impersonale. Nelle democrazie –scrive Noam Chomsky nel suo illuminante La fabbrica del consenso- il potere non si pone il bisogno di controllare ciò che le persone fanno, cosa che avviene nei regimi letteralmente autoritari, gli basta invece controllarne e orientarne il pensiero. L’intervento è molto più soft, apparentemente non invasivo, e non richiede l’impiego dell’esercito e delle polizie. E’ sufficiente il pieno controllo dell’informazione, della comunicazione e della cultura di massa. In una sola parola, il monopolio dei MEDIA. L’esito è lo stesso anche quando non si vede. Anzi, in riferimento al principio del massimo effetto con il minimo degli sforzi, il risultato è decisamente migliore: un controllo totalitario di fatto ma con una copertina patinata e, per i destinatari finali, la piacevole sensazione sulla pelle di vivere fortunatamente sulla superficie del più liberale dei mondi possibili.

Rispetto ai MEDIA political correct delle grandi democrazie il giornalismo partecipativo introduce un elemento di vera e propria “sovversione”: esso si pone come un progetto collettivo, ampiamente partecipato, in un contesto di disinformazione che dell’individualismo diffuso ha fatto tesoro e brodo di coltura del controllo; esso lancia una proposta di condivisione solidale delle informazioni, un esperimento di presa diretta, meno mediata e filtrata, sui fatti, un tentativo di recupero di libertà intellettuale e decisionale, forse una possibilità, in prospettiva, di una distribuzione meno concentrata e più diffusa delle risorse economiche destinate al business informativo. Si tratta di un progetto che cova la tensione al cambiamento. Un cambiamento che però si prospetta difficile e faticoso, poichè l’assuefazione alla comunicazione mainstream è una sindrome molto diffusa. E la prospettiva di poter fruire collettivamente di uno spazio fino ad oggi nelle mani di pochissimi e fondamentale posta in gioco delle spartizioni partitiche, suona utopica per i più e indigesta e pericolosa per le oligarchie editoriali. Infatti la dimensione partecipativa della comunicazione mira a una riappropriazione di se stessa da parte dell’opinione pubblica, che si autopromuove così ad attore diretto dell’informazione, senza filtri ulteriori.

Il giornalista partecipativo non può che essere, dunque, anche partecip-attivo, proprio perchè coinvoltoin un progetto militante di radicale cambiamento. Per lui raccogliere e diffondere informazioni, elaborare opinioni, non è un’attività masturbatoria, fine a se stessa. Ma è la pratica rivoluzionaria di un cambiamento culturale che può diventare sociale, economico, reale. Il web diventa strumento imprescindibile per il giornalista partecipativo, poichè è il luogo virtuale dove tutti possono contattarsi, raccontare, esprimere pareri e proposte, qualunque sia il luogo reale in cui ci si trova. Ma è importante che esso rimanga uno strumento, che non venga assolutizzato e non divenga il fine stesso. Poichè il cambiamento passa dalla comunicazione ma nell’ottica di diventare azione, azione comune. Se collegarsi a internet può permettere di collettivizzare la rappresentazione e il senso delle cose che accadono nel mondo, se accedere alla rete, anch’essa suscettibile di controllo e manipolazione, può consentire di plasmare e promuovere una coscienza comune, solo mettere insieme e condividere le forze, le risorse, le mani e i piedi, le pratiche della vita quotidiana, può dare il via all’azione comune, assicurando lunga e concreta vita al progetto collettivo e partecipativo, perchè non rimanga solo parola scritta. Pardòn, parola digitata.

Giampaolo Paticchio

(www.giampatic.net)