Basta un poco di zucchero ...
Erika, Scienze della Formazione
Destinazione: Scuola infantile internazionale, Spagna (Esplugues)

Non ho avuto grosse difficoltà a trovare un alloggio, la fortuna mi ha accompagnato perché la sede ospitante me lo ha segnalato prima di partire. Poi, tempo un mese, ne ho trovato un altro che potesse avvicinarmi al lavoro.
La tutor è stata accogliente e disponibile. Devo dire che mi sono trovata con collaboratori molto preparati e seri, che si sono resi disponibili per qualsiasi chiarimento e dubbio, mi aiutavano con la lingua, e hanno fatto in modo che io portassi un po’ della mia cultura all’interno della loro attività.
Il primo giorno mi è stata presentata la sede e i vari collaboratori, cuochi e inservienti. Mi hanno dato la possibilità di osservare le diverse classi con le diverse maestre che ci sono nella struttura: al principio mi trovavo ad affiancare maestre differenti ogni settimana. La prima settimana si è trattato di osservare moltissimo, mentre già dalla seconda ho svolto più un ruolo di aiuto pratico alle maestre nel loro lavoro.
Le prime settimane non sono riuscita a creare un rapporto con i bambini, e ciò rendeva il mio lavoro frenetico senza poter costruire qualcosa di pratico. Poi le mie mansioni sono cambiate perché sono stata assegnata solo a due classi ed ho potuto fare dei passi avanti costruendo qualcosa con i bambini; da lì in poi la mia condizione è molto migliorata. Pensandoci bene, non ci sono stati dei compiti nuovi, ma dei cambiamenti: il fatto di lavorare stabilmente in due classi ha fatto sì che i bambini mi vedessero come un punto di riferimento.
Il personale mi ha reso davvero partecipe come una maestra del loro staff: mi lasciavano autonomia nel gestire i bambini (per un’ora al giorno avevo l’opportunità di seguire un gruppo da sola), e mi facevano partecipare alle loro riunioni settimanali, che sono state molto utili perché ho potuto capire come si svolge l’organizzazione del lavoro dal di dentro. Sicuramente all’inizio mi sentivo in una posizione diversa da quella delle maestre, non avevo la loro esperienza e in particolare instaurare un rapporto con i bambini è più complicato e difficile - quando arriva una persona nuova all’interno di un asilo può portare a delle instabilità; ma questa fase è stata superata, soprattutto perché durante il primo mese ho svolto molto lavoro in ogni classe osservando le diverse metodologie.
Da quel momento in poi le cose sono migliorate continuamente. Se una maestra per qualche ora era assente, io mi trovavo in un certo senso a svolgere il suo incarico, quindi dovevo capire come impostare una giornata con i piccoli. Mi sono trovata a compilare un “diary” dei bambini e a parlare con i genitori, e ho organizzato attività creative come letture e attività di psicomotricità.
La cosa più importante che ho imparato nel tirocinio è un nuovo modo di rapportarmi con la classe: la grande soddisfazione è che alla fine i bambini mi cercavano, mi chiamavano per nome e sembravano molto partecipi. Gli cantavo delle canzoni in italiano, e alcune famiglie mi hanno fatto presente che i figli, a casa, spesso le canticchiavano! Dopo tre mesi ho imparato a comprendere i bisogni dei bambini e a stare con loro senza la paura che avevo prima. Nel primo mese, per quanto fossi partecipe, ero sempre un pochino passiva, ma poi sono diventata un punto attivo all’interno della classe.
Viaggiare... prima di questa esperienza non mi importava molto, all'idea di dover lottare per trovare un lavoro e conoscere nuovi amici. Avevo tutto qui in Italia insomma. Poi un giorno hai l’opportunità di partire e ti ritrovi catapultata in una città che non dorme mai, dove non conosci nessuno, cammini per le strade senza saper bene dove vai, vagabondi per trovare una sistemazione giusto per non dormire per strada, finalmente arrivi a lavoro tutta bagnata per la pioggia, e lì parlano lingue mai studiate: spagnolo, catalano, inglese, e inizi a pensare che non ce la puoi fare perché c’è molto lavoro da fare, davvero.
Poi, ogni giorno che passa, migliori. Puoi parlare con le tue colleghe e con i bambini, incontri moltissima gente di differenti nazionalità, ognuna di esse ti regala qualcosa. Allora ti domandi perché non sei partita prima! Perché tre mesi sono molto pochi per apprendere un lavoro e poter fare amicizie stabili, ma in fondo, meglio poco tempo che non essere mai partiti. Sono all’inizio dei miei studi, ed era la prima volta che andavo all’estero ... ma so che non sarà l’ultima.
(curato da: Laura Concetti, 2010)





