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TERRITORIO. Il cappello nell’anello

05-08-2008

di Maria Rita Sciarrone

D’estate si sa, c’è chi preferisce oziare sotto l’ombrellone, leggendo un buon libro e chi non perde un appuntamento del calendario estivo proposto dalle Pro loco della propria regione. In questo caso, sappiate che ce n’è per tutti i gusti. Ogni anno a Montappone ad esempio – piccolo borgo sui colli fermani - si svolge la festa del “Cappello di Paglia”. Infatti, a dispetto dei suoi 1800 abitanti, questo centro domina la produzione mondiale dei cappelli d’ogni fattura.

Guidata da un abitante del posto, partecipo alla giornata conclusiva di questa settima edizione. Purtroppo arrivo un po’ tardi e le fabbriche del centro, aperte al pubblico per l’occasione, sono già chiuse.

Mi consolo con due mostre: la prima, “Il Cappellaio Pazzo”, dove oltre i capelli più bizzarri - nati dalla creatività dei loro ideatori - trovo esposto l’ultimo cappello indossato da Federico Fellini; la seconda, dei “Cappelli storici dell’Arma dei Carabinieri”.

Da perfetta turista mi aggiro, poi, per le vie del borgo, dove osservo rapita sia anziani esperti che intrecciano e cuciono a mano la paglia, sia donne solerti che in pochi minuti realizzano cappelli colorati, rispolverando antiche macchine da cucire; ma le vecchie tradizioni rivivono anche attraverso prelibatezze culinarie come ad esempio: lu furnà che sforna pane e pizza da un antico forno a legna, lu cacionà dove assaggio per la prima volta il calcione, una sorta di raviolo fritto ripieno di un composto di fave e spezie varie, lu cantinò dove si può degustare del buon vino cotto. Dopo lo spuntino do uno sguardo agli stand dei cappellai. I prezzi vanno dai cinque euro per i classici cappelli di paglia, ai quaranta euro per il panama, che però può raggiungere i tremila euro. Pare che il più pregiato, il Montecristi extrafine, possa essere arrotolato al punto da essere infilato in un anello.

La cena è servita al tramonto con piatti dal ricettario di Cesare Tirabasso, chef prediletto del re Umberto di Savoia. Il mio palato viene deliziato con piatti tipici come: “vincisgrassi in bianco”, “tagliulì co’ la papera”, “frecandò” di verdure, “coratella d’agnellu” innaffiati da vino locale.

Poi la serata assume i contorni di una fiaba, con il consueto spettacolo piro-musicale. Inizio ad avere qualche piacevole capogiro: sarà il vino o i fuochi che provengono da ogni direzione ed è un continuo voltarsi a destra, sinistra, puntando sempre gli occhi al cielo. Il tutto avviene a ritmo di musica al punto che, facendo camminare la fantasia, sembra di vedere vere e proprie ballerine danzanti. E’ uno spettacolo imperdibile: le finestre delle case, come tutto il borgo vengono illuminate a giorno e la musica riecheggia per le strade. Alla fine della serata le ricamatrici si rendono disponibili per formare con le spighe di grano dei mazzi ornamentali che regalano ai visitatori e anch’io mi porto a casa un piccolo ricordo di una giornata davvero d’altri tempi.

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