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di Chiara Fonzi
La scorsa primavera 15 ragazzi hanno iniziato a frequentare il nuovo corso di "Operatore nel Commercio Estero", finanziato dal Fondo Sociale Europeo. La Provincia di Macerata, Confindustria e il Centro per l'Impiego di Civitanova Marche hanno lavorato in squadra per organizzare un corso di formazione, unito ad uno stage in aziende marchigiane, da svolgere parte in Italia e parte a Shanghai.
Intervistiamo Noemi Bacchi, studentessa al corso di laurea in Lingue e civiltà dell'Eurasia della nostra Università. E' stata stagista nel settore marketing dell'azienda "iGuzzini illuminazione" a Shanghai, ed è appena tornata.
Che selezione hai dovuto superare?
Prima di tutto la mia domanda è stata scelta, poi ho superato un colloquio in inglese, mi hanno fatto compilare una sorta di curriculum e, infine, ho sostenuto un colloquio motivazionale. Hanno preso 15 persone su circa 50. La maggior parte di noi viene dall'università di Macerata (facoltà di lingue e di Discipline Giuridiche), gli altri da Venezia, Bologna, Milano e Perugia (facoltà di lingue, Economia e Scienze della Comunicazione).
Che materie si trattavano al corso?
Materie economiche, principalmente marketing. Poi un corso di diritto, uno di logistica, uno di lingua cinese, uno di cultura cinese e un corso per le trattative. Ho apprezzato i professori, perché hanno saputo trasmetterci le loro conoscenze in modo molto conciso e soprattutto pratico.
Tutti avevate delle basi di cinese?
Beh, tutti lo conoscevano un po', tranne quattro ragazzi.
Come ti sei trovata a Shanghai?
Benissimo. Shanghai è una città che offre molto. E' enorme e piena di contraddizioni, ma è proprio questo che la rende speciale. Per di più, avevo tutto pagato: l'hotel, i pasti al ristorante e i trasporti. Ma non dimentichiamo che stavo più di dodici ore al giorno fuori per lavoro. Non è stata certo una vacanza.
Ho letto che lo stage è iniziato con alcune visite guidate. Cosa ti hanno mostrato?
Siamo stati nei 'parchi industriali', aree messe recentemente a disposizione per le aziende, che sono come delle città in miniatura: ci sono i residence degli operai e perfino le università. Abbiamo visitato anche l'Ice, l'Istituto per il Commercio Estero, la Pas advisors, società di consulenza per le aziende italiane, della Barbatelli (www.pasadvisors.com). Qui abbiamo ascoltato testimonianze di piccole/medie aziende presenti trasferite in Cina: la decisione, l'ingresso e i problemi affrontati. La testimonianza della Guzzini è stata molto dettagliata.
Quindi hai visto anche l'interno delle fabbriche in Cina. E' vero che lì si lavora molto più che in Italia?
No. Almeno io ho visto solo piccole aziende italiane. Gli operai erano pochi, con orari di lavoro normalissimi e in ottime condizioni, con dei signori occidentali d'esperienza che gli insegnano il mestiere.
Quanto tempo libero avevi?
Poco, ma la mia era una situazione particolare: mi svegliavo la mattina alle 6.30 e tornavo la sera alle 7.30, perché la iGuzzini sta in periferia, a un'ora dal centro di Shanghai, e gli spostamenti portano via tempo. Dormivo solo 4 ore a notte, però ho trovato ugualmente il tempo per farmi un giretto. Ma è stato meglio così, perché, se avessi avuto l'alloggio più vicino, avrei dovuto rinunciare alla vita shanghaiese e alla cordialità della gente di città.
Ti ha soddisfatta l'esperienza? Certo, è stata molto istruttiva. Ho avuto un assaggio della Cina e di che cosa vuol dire lavorare in una grande azienda come la iGuzzini.
Consigli per migliorare?
Organizzarsi per tempo. I professori erano stati contattati una settimana prima dell'inizio delle lezioni, mentre noi siamo stati informati della destinazione dello stage in Italia soltanto una settimana prima dell'inizio.