La foto del mese
Foto di Pixelmatica Macerata

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di Ilenia Paciaroni
Nota soprattutto per la Disfida del Bracciale, la città di Treia è uno dei paesi più caratteristici e suggestivi dell’entroterra maceratese. Si trova nella provincia di Macerata a 342 metri sul livello del mare. La prima domenica di agosto di ogni anno ha luogo la manifestazione che fa rivivere il gioco del pallone col bracciale popolare nelle nostre terre nell’Ottocento. I giocatori, appartenenti alle diverse contrade della cittadina, si sfidano indossando i costumi del tempo in un clima di generale fervore e coinvolgimento. I contendenti divisi in due squadre, tre contro tre, si fronteggiano in un ampio spazio e si lanciano una pesante palla adoperando il bracciale (una sorta di manicotto di legno appuntito) e facendo sì che la palla, prima di arrivare dall’altra parte, batta sul grande muro laterale. “A un vincitore nel pallone” è la poesia che Giacomo Leopardi dedicò al grande giocatore treiese Carlo Didimi.
Il nome Treia deriva da quello della divinità di origine greco-sicula Trea-Jana. Fu fondata dai Sabini intorno al 370-380 a. C., anche se gli studi archeologici hanno dimostrato come il territorio treiese fosse abitato già nell’epoca paleolitica e neolitica e nella fase appenninica e picena. Con i romani la città in questione dapprima fu colonia col nome di Trea e, nel 109 a. C., avendo acquisito forza e importanza, divenne Municipio. Con la caduta dell’Impero romano, la città subì numerosi attacchi dai barbari e la popolazione fu così costretta a rifugiarsi su tre colli limitrofi che divennero sempre più abitati finché, all’inizio del X secolo, si certificò la nascita di Montecchio (da Munticulum o Monteculum, ossia “piccolo monte”). A restituire l’antico nome di Treia al centro fu Pio VI nel 1790 quando le conferì il titolo di città.
Piazza della Repubblica, la piazza centrale, si caratterizza per essere a forma di cavallo con la balaustra costruita da Andrea Vici, che offre un belvedere a dir poco mozzafiato. Si racconta che Nicolò Cardinale Grimaldi, alto prelato di nobile famiglia vissuto tra Settecento e Ottocento, sentendo che i cavalli si affaticavano troppo per l’eccessiva pendenza, decise di far abbassare il livello della piazza, ottenendo così lo spazio che vediamo noi oggi. Su questa si affacciano le strutture dell’Accademica Georgica dove è possibile vedere importanti opere d’arte e l’Archivio Storico Comunale. Proseguendo, è importante vedere la Cattedrale, la cui attuale struttura si deve al XVIII sec., costruita sui resti della Chiesa del XII sec., e Porta Vallesacco, monumento nazionale teatro della battaglia combattuta nel 1263 dai Montecchiesi contro Corrado d’Antiochia.
Da non perdere ancora il Castello dell’Onglavina, di origine longobarda da cui sono visibili il Monte Conero e il mare da un lato e i Monti Sibillini dall’altro e, sempre di origine longobarda, la Chiesa di San Michele dall’interno prevalentemente in stile romanico. Di fronte si trova la Chiesa di S. Chiara, dove viene custodita un’antica statua raffigurante la Madonna nera di Loreto portata qui dalle Suore Visitandine, quando si trasferirono dalla Basilica della Santa Casa di Loreto al tempo della dominazione napoleonica. Leggermente fuori le mura si trova il Santuario del SS. Crocifisso.
Oltre alla Disfida del Bracciale ci sono numerose altre iniziative che vivacizzano il paese nei diversi periodi dell’anno come il Presepio Vivente, le sfilate carnevalesche, la Sagra del Calcione e del Raviolo e la Sagra del Maialino alla Brace.