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Piccoli borghi delle Marche: Tolentino

05-12-2008

di Ilenia Paciaroni

Tolentino è una delle città più interessanti e ricche che si trovano nella provincia maceratese.
L’etimologia del nome è incerta: secondo Francesco Filelfo deriverebbe dal greco tholos (=rotondo) e furono i Greci, che la fondarono, ad attribuire tale denominazione; secondo altri il nome deriverebbe da quello del fiume Chienti, Cluentum, poi trasformato in Colentum, Tholentum e quindi Tolentum; il Ribezzo e l’Alessio, infine, sostengono che tale nome debba essere messo in relazione con la base etrusca tul, che significa confine, e indicherebbe quindi un luogo situato lungo il confine naturale di un monte o di un fiume, e nel caso di Tolentino, si farebbe riferimento al fiume Chienti. Di certo l’area fu abitata fin dal paleolitico, poi nel periodo piceno e quindi vi sorse un insediamento romano. 

Oggi il cuore della città è in Piazza delle Libertà, dove campeggia la torre degli orologi costruita nel 1822 con quattro bellissimi quadranti indicanti rispettivamente le fasi lunari, le ore italiche, le fasi astronomiche e, infine, i giorni, le settimane e i mesi. Vi si affaccia Palazzo Sangallo, che ospita il Museo Internazionale dell’umorismo nell’arte, da visitare per l’originalità e per la consistenza di quanto esposto. Ogni due anni, inoltre, nella città tolentinate si svolge la Biennale Internazionale dell’Umorismo nell’Arte. Proseguendo, si consiglia di recarsi a Palazzo Barisani-Bezzi, dove alloggiò Napoleone Bonaparte nel 1797 e, più avanti, alla Cattedrale di San Catervo, dedicata al patrono della città, dove è custodito il sarcofago, dalle cui iscrizioni si può conoscere la storia del Santo. Flavio Giulio Catervio, di nobile famiglia senatoria, fu prefetto del pretorio e morì all’età di 56 anni. Nel sarcofago riposa con la moglie. Secondo la tradizione fu il primo a diffondere i principi del Cristianesimo a Tolentino e per questo subì il martirio.
Non può inoltre mancare la visita alla Basilica di San Nicola, meta di pellegrinaggio per molti devoti. In pietra bianca d’Istria, è imponente e lucente e subito si nota il portale di Nanni di Banco risalente al XV secolo. All’interno particolarmente importante è il Cappellone, che presenta il più grande ciclo di affreschi medievali della Regione, compiuto da Pietro da Rimini intorno al 1320. San Nicola nacque a Castel Sant’Angelo (oggi Sant’Angelo in Pontano), ma già la sua nascita fu caratterizzata dal mistero. I genitori infatti non potevano avere figli, pur desiderandoli ardentemente e, si narra, che recatisi a chiedere la grazia a Bari a San Nicola, quest’ultimo di notte comparve loro in sogno, dicendo che avrebbero avuto un figlio, a cui avrebbe dovuto dare il nome di Nicola e che avrebbe condotto una vita retta e santa. Così fu. Egli divenne frate agostiniano e presto andò a Tolentino dove visse in estrema povertà e umiltà. Si racconta che il suo sguardo fosse sempre dolce e mite e che infondesse fiducia. Fu un grande predicatore, confessore e compì dei miracoli. La leggenda vuole che intervenì anche nelle vicende legate alla costruzione del ponte del diavolo. Edificato effettivamente nel 1268, secondo la tradizione fu eretto in una sola notte dal diavolo in cambio della prima anima destinata a percorrerlo. A stipulare tale accordo fu Mastro Bentivegna che, però, subito si pentì e corse da Padre Nicola in cerca d’aiuto. Quest’ultimo fece rotolare una grossa forma di cacio nel mezzo del ponte, il cane di Mastro Bentivegna corse per rincorrerla e il diavolo, quando si accorse che la prima anima vivente che attraversava la costruzione non poteva aver ricevuto il battesimo, emise un urlo agghiacciante e sparì. 

Nei pressi della città, infine, si ricorda di visitare il Castello della Rancia, sede del Museo civico archeologico “Aristide Gentiloni Silverj”, e la splendida Abbazia di Santa Maria di Chiaravalle di Fiastra.

 

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