| |

La foto del mese

Giovanni Allevi al piano di UniMc
Foto di Pixelmatica Macerata

Archivio »

ERASMUS. Il mondo è un libro da leggere

30-10-2008

di Maria Rita Sciarrone

Quando mi è stato chiesto di scrivere un pezzo sugli “studenti erasmus a confronto” in occasione della giornata della matricola, ho pensato di essere la persona meno adatta. Per una serie di imprevisti, otto mesi fa ho rinunciato a trascorrere nove mesi a Santiago de Compostela in Spagna.

Partire per l’Erasmus è sempre stato un piccolo sogno nel cassetto. Mi entusiasmava l’idea di visitare nuovi luoghi, immergermi in un’altra cultura e stare a contatto con gente proveniente da tutta Europa. Complici della mia scelta sono stati il famoso libro di Paolo Coehlo “Il cammino di Santiago” e il racconto di un’amica reduce da questo pellegrinaggio a piedi, che dai Pirenei conduce al santuario di Santiago de Compostela, nel nord della Spagna, in Galizia. La probabilità era una su quattro, ma alla fine sono stata scelta per questa destinazione. Poi, è stata la volta di decidere le materie da sostenere nel Paese ospitante.

All’inizio sembrava un calvario, ma i ragazzi del Centro rapporti internazionali sono stati a mia completa disposizione. Mara Salvucci, ad esempio, oltre a sciogliere ogni tipo di dubbio sulla scelta della città in cui andare e sulle materie da sostenere, è stata un ottimo sostegno morale quando lo sconforto sembrava aver preso il sopravvento. Enrico Ferretti, poi, mi è stato d’aiuto per le questioni burocratiche. Grazie alle compagnie low cost avevo persino trovato il biglietto aereo ad un prezzo stracciato (40 euro tasse incluse). Tutto pronto insomma...peccato che il 13 febbraio scorso l’aereo sia partito senza di me.

In ogni caso, l’idea di fare un’esperienza all’estero rimane sempre un pensiero fisso e il rammarico aumenta quando ascolto i racconti dei ragazzi appena tornati per la maggior parte dalla Spagna, ma anche dalla Germania e dalla Francia.

L’esperienza che più si avvicina al mio pensiero è quella di Lucia, studentessa di lingue (sei mesi a Leon) . Chi parte per un progetto Erasmus viene etichettato come lo studente che decide di prendersi un anno sabbatico, riuscendo a portare a casa qualche esame, senza però essersi dovuto ammazzare di studio. Tutto questo va a scapito di chi, come Lucia, parte con un altro spirito: avere la possibilità di imparare o perfezionare una nuova lingua, confrontarsi con persone di paesi e culture diverse e portare a casa tutto ciò che di buono possa arricchire il nostro bagaglio.

Anche se non si riesce a sostenere gli esami prefissati, bisogna sfruttare al meglio questa esperienza, come racconta Davide, erasmus a Saragoza, che di esami ne ha fatti solo due, ma che l’anno prossimo andrà a lavorare in Francia grazie a contatti presi durante il soggiorno in Spagna, quando non aveva molta voglia di stare sui libri. E’ bello, ovviamente, tenere in considerazione l’aspetto goliardico di questa esperienza, come traspare dalle parole di Giacomo, erasmus a Siviglia presso la facoltà di Giurisprudenza. D’altronde, qualche festa fino a tardi e un po’ di divertimento non dovrebbero essere negati a nessuno. “Ma non è sempre tutto rose e fiori - sostiene Giulia, studentessa di Filosofia a Parigi -. Ho fatto fatica ad inserirmi nella cultura francese, perché i ragazzi parigini stavano per fatti loro. Un po’ come noi italiani a casa nostra.

L’importante è non scoraggiarsi, senza dimenticare - citando una frase di S. Agostino - che il mondo è un libro e quelli che non viaggiano ne leggono solo una pagina.

Copyright © Università degli studi di Macerata