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Calcata, il paesino degli hippies

08-10-2012

di Federica Senigagliesi

Calcata è un posto dove capiti per caso, oppure ci arrivi perché qualcuno te ne ha parlato come di un luogo assolutamente da visitare. Arroccato su una rupe vulcanica a strapiombo sulla Valle del Treja, in provincia di Viterbo, questo piccolissimo borgo di appena 70 abitanti è conosciuto come il “paesino degli hippies”. Dietro a questo epiteto, si cela una storia comune a molti borghi italiani, quando, all'indomani della Seconda Guerra Mondiale, si verificò lo spopolamento delle montagne verso le città in ricostruzione. Il centro originario di Calcata restò così quasi disabitato fino agli anni Sessanta, quando cominciarono ad arrivare, attratti dalla bellezza del luogo, i primi stranieri. Improvvisati turisti del “flower power” in giro per il mondo, artisti e artigiani olandesi, belgi, inglesi, americani, trovarono a Calcata la loro dimensione ideale. Fu proprio grazie a loro che il piccolo borgo tornò a nuova vita, salvandosi così dal destino di paese fantasma. I nuovi abitanti comprarono - spesso a prezzi molto bassi - le case abbandonate e, grazie ad un decreto degli anni Novanta, Calcata venne salvata dall'abbattimento coatto (bisogna, infatti, ricordare che in epoca fascista il podestà del borgo fece inserire Calcata tra i comuni da risanare, in virtù di una legge per i terremotati del Sud; questo provocò una prima migrazione verso quella che sarebbe diventata la Calcata Nuova). Nel 2000, inoltre, il Touring Club ha insignito Calcata della Bandiera Arancione, marchio di qualità turistica-ambientale, finora riconosciuto a 184 borghi d'Italia.

Il centro del paese si raggiunge soltanto a piedi (le macchine sono rigorosamente bandite), percorrendo una salita che conduce alla doppia porta di accesso. Nella piazza principale si affacciano i due edifici più importanti: la Chiesa del Santissimo Nome di Gesù e il Palazzo baronale, entrambi rinascimentali. Da qui si diramano piccoli vicoli in un continuo saliscendi, che regalano scorci caratteristici sulle abitazioni naif - persiane multicolor, maschere da teatro incastonate alle pareti, sculture appese ai balconi e vasi di piante e fiori un po' ovunque - e affacci mozzafiato sulla vallata selvaggia. Molte grotte di tufo sono diventate gli atelier - laboratorio degli artisti che vivono a Calcata, o piccole botteghe artigianali, dove si può trovare di tutto, dai vestiti confezionati a mano, alla bigiotteria, ai prodotti tipici alimentari.

Gli abitanti sono cordiali, molti sono veri e propri personaggi, non solo per lo stile eccentrico nell'abbigliamento, ma sopratutto per le storie che hanno da raccontare, magari condividendo con voi il pasto in uno dei ristorantini “fai-da-te” sparsi per i vicoli. Non è raro che vi vengano aperte le porte della propria cucina. Principalmente si tratta di stranieri, che vivono qui ormai in maniera permanente, ma c'è anche chi vi trascorre soltanto i mesi estivi, per scappare dalla calura romana: la capitale dista soltanto 40 km.

I colori la fanno da padroni e, innegabilmente, si respira un'atmosfera quieta e pacifica, nel tipico stile “peace & love”. Questo luogo magico è stato abitato sin dai tempi più remoti: le tombe, i numerosi reperti archeologici e gli antichi edifici di culto ritrovati nelle grotte ne sono testimonianza. Calcata è legata anche alla storia più recente: qui, durante la Resistenza, trovarono rifugio dai nazisti molti partigiani, che, attraverso la Porta Segreta a strapiombo sulla valle, scapparono dai loro aguzzini.

Un paio di curiosità: Calcata ha custodito per secoli una reliquia “particolare”, il Santo Prepuzio di Gesù, nascosto qui dopo il Sacco di Roma (1527) e misteriosamente rubato più di cento anni fa; è stata, inoltre, il set di una scena del film cult “Amici miei” di Mario Monicelli, girato nel 1975.

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