La foto del mese
Passeggiare (e lavorare) in Irlanda. (Foto di Maria Rita Sciarrone)

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La foto del mese
Colmurano, con i suoi 414 metri s.l.m. e i suoi quasi 1300 abitanti, è uno dei tanti paesi caratteristici dell’entroterra marchigiano.
Il ritrovamento di reperti archeologici del Paleolitico ha attestato che già in età preistorica doveva esserci una qualche presenza dell’uomo. Del periodo che va dagli albori fino alla conquista romana non si hanno notizie. In età romana Colmurano e Urbisaglia vissero lo stessa sorte nel seno di Roma, mentre nel Medioevo Colmurano divenne feudo della famiglia Gualtieri e più tardi, mantenendo comunque una certa libertà, passò sotto il controllo di Tolentino, al quale era di competenza eleggere i Priori e il Podestà. Un’autonomia pur parziale fu riconquistata solo all’inizio del XIX secolo e solo nel 1860 Colmurano divenne Comune.
Sono senz’altro da visitare la Chiesa della SS. Annunziata (XIV-XV sec.), con portale in cotto decorato e bacini maiolicati nella facciata. In questa chiesa si trovano, tra l’altro, l’affresco La natività di Giovanni De Magistris di Caldarola (1560) e una pergamena miniata di Paolo V, nonché varie cornici in stile barocco. Dei secoli XVI-XVII è invece la Chiesa di San Rocco, o della Loggia, una cappella – anticamente usata come rifugio dai pellegrini – con cupola a spicchi in cui si trova l’affresco Madonna in trono e Santi (1536). Del secolo XII è invece la Chiesa di San Donato, a pianta centrale, che conserva nei due tabernacoli pregevoli dipinti nonché i reliquiari della SS. Croce e della SS. Spina. Rimangono ancora alcuni tratti delle mura castellane (XIV-XV sec.).
Nell’ex chiesa dei Santi Apostoli Pietro e Paolo è ospitato il Museo della Memoria “Renzo C. Ventura” (http://www.museoventura.sinp.net).
Una delle peculiarità che distingue Colmurano è, tra l’altro, la grande capacità organizzativa della Pro Loco, del Comune e delle varie associazioni nella realizzazione degli eventi. Il festival estivo degli artisti di strada, in concomitanza con la famosa sagra della pizza (Pizzagra – Artistrada www.artistrada.it ), richiama da solo migliaia e migliaia di persone ogni anno ed è una delle circostanze estive a cui molti associano il nome del piccolo paese. Artistrada è legato anche al concorso internazionale “Poesia in strada”, promosso ogni anno dalla Pro Loco, nonché a Stravaganzia, il mercatino delle cose insolite e a diverse esposizioni d’arte.
Da non perdere nemmeno la festa dell’infanzia “Magicabula” (www.magicabula.sinp.net) (a settembre), ideata nella convinzione che il futuro dipenda da un ripensamento della politica per l'infanzia.
L’aria è così fredda che le guance, l’unica parte non coperta, mi pungono, come se avessi degli aghi nella pelle. Non ho mai sentito un freddo così intenso. Eppure la città innevata di Zurigo, luccicante sotto il sole, è incantevole. Passeggio lungo la Bahnhofstrasse accanto ai disinvolti businessmen col cappotto nero fino ai piedi e la ventiquattrore, e ai turisti infreddoliti e chiassosi che, dopo una breve occhiata alle vetrine di Armani o di H&M, entrano anche per trovare calore. Costeggiando eleganti palazzi ottocenteschi ed edifici moderni, mi trovo sulla Paradeplatz, una volta sede di mercato e ora di banche e boutique. Camminando camminando arrivo poi al quartiere Kaserne che, nato come caserma militare, ospita ora ristoranti e luoghi di ritrovo, e quindi lungo la Militärstrasse e la Langstrasse, la zona che gode della peggior reputazione, perché di notte, mi hanno detto, le vie, i pub e i locali si animano fino a tardi.
Con la cartina in mano, decido di tornare indietro per avventurarmi nell’antico quartiere di Schipfe, che si trova sul lato sinistro del fiume Limmat, dove piccole e curate abitazioni ospitano botteghe d’artigiani e accoglienti tavole calde. Perdendomi tra i vicoli con le case abbellite ancora da decorazioni natalizie e da insegne ricercate, arrivo al Lindenhof, il belvedere sorto su un accampamento romano, dal quale si ha una considerevole vista sul centro. Nella sponda opposta del lago intravedo la Limmatquai, la via principale della città vecchia molto animata sia di giorno che di notte grazie ai negozi, ai ristoranti, ai cinema e ai teatri, la Biblioteca centrale, il Rathaus in stile rinascimentale e, più avanti, le due alte torri dell’imponente Grossmünster. Scendo poi dal Lindenhof e proseguo seguendo le indicazione della chiesa più antica della città, la St. Peter Kirche, e poi dell’abbazia di Fraumünster, celebre soprattutto per le vetrate realizzate da Marc Chagall.
Senza accorgermene arrivo a Bellevue, punto di congiunzione tra il fiume e il lago, attorno ai quali si sviluppa la città. Mi hanno raccontato che nel periodo estivo le rive del lago si animano di numerosi cittadini e turisti che amano nuotare e sdraiarsi sui prati. Molte strutture inoltre sono adibite a bagni, la maggior parte dei quali solo femminili, perché nati per proteggere in passato le signore in costume da occhi indiscreti. Grazie all’aria tersa e al cielo limpido, scopro le montagne che in prospettiva si fanno sempre più imponenti e, più vicino, l’Uetliberg, facilmente raggiungibile in treno, dove nel periodo estivo è possibile fare delle grigliate o scorazzare su e giù per i sentieri in mountain bike.
Dopo tre ore di passeggio, ho bisogno di rifugiarmi in un luogo chiuso. Zurigo è estremamente vivace dal punto di vista culturale ed è piena di cinema e teatri, ma alle dodici della mattina forse è meglio pensare a un museo. Ce ne sono davvero tanti e ho l’imbarazzo della scelta. Sono indecisa tra il Kunsthaus, noto sia per la collezione stabile che abbraccia opere importanti delle più svariate epoche che per le mostre periodiche itineranti, tra il Museum Rietberg che, situato in una bellissima posizione, espone opere d’arte africana, asiatica e americana, e la collezione privata di Emile Georg Bührle. La mia preferenza cade su quest’ultima. Situata in prossimità del centro, ma in una villa un po’ nascosta, leggo che il signor Bührle era un industriale amante dell’arte e aveva collezionato moltissimi capolavori, tra cui sculture antiche e dipinti impressionisti, fiamminghi e italiani. Davvero stupefacente.
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A Lisbona la figura stilizzata di Fernando Pessoa è ovunque. Un po’ come Ernesto Che Guevara, il poeta portoghese è nelle magliette, nelle penne, nelle tazze, insomma in tutti i gadget. Il mercato lo impone, ma chissà che cosa avrebbe detto lui che, da quel che ho letto, era piuttosto riservato e timido? Ammetto, però, che a volte questi gadget possono essere curiosi e interessanti.
La mia giornata inizia con una visita al Castelo São Jorge, che sorge su un’altura dal cui parco è possibile godere di una bellissima vista sulla città. Eretto inizialmente dai Visigoti, è stato rimaneggiato dagli Arabi e quindi dai Cristiani. Nel negozio per turisti adiacente al castello, trovo un quaderno in cui è riportata una frase addebitata al poeta che suona più o meno così: “Il fado non è né allegro né triste. È un intervallo. Il fado ha creato l’anima portoghese quando essa non esisteva e desiderava ogni cosa ma non era capace di desiderare”. Proprio la sera prima, passeggiando per la zona di Bairro Alto, prima quartiere popolare ora pieno di ristoranti e luoghi di ritrovo, mi è capitato di ascoltare un concerto di fado in un tipico locale. Quello che subito mi ha colpito è il fatto che all’inizio del concerto tutti i presenti si sono zittiti e chi subito non si è adeguato, è stato invitato a seguire immediatamente l’esempio degli altri. Il fado è struggente, bello sì, ma forse un po’ troppo malinconico per il mio animo già incline alla nostalgia.
Continuando poi a scoprire la città, decido di visitare la casa “di Pessoa”. Casa? Stanza è forse il termine migliore. Di fatto è letteralmente una camera. Mi avevano detto che non era particolarmente interessante, ma sono curiosa. Evidentemente viveva in modo molto spartano: un letto, uno scaldino, una libreria, un armadio, un tavolo con una macchina da scrivere con tanto di documento in evidenza che attesta che quella, proprio quella, era la sua macchina da scrivere. Comunque questa è stata solo l’ultima abitazione, perché il poeta deve aver cambiato dimora più volte.
L’ultima tappa del mio breve tour è dedicata alla zona di Belém e al suo monumento più rappresentativo: il Mosteiro de Jerónimos. Costruito nel 1496 dal re Manuel I, è stato completato nelle epoche successive. È a dir poco imponente. La chiesa e il chiostro sono abbelliti da ornamenti e decorazioni ricercati ed eleganti che, nell’insieme, rendono la costruzione spettacolare. Ci sono le tombe dei personaggi più illustri della città e della nazione e, tra queste, anche quella di Pessoa.
Nella città, alla fine, dello scrittore tangibilmente non c’è molto, ma del resto come poteva essere diversamente se già vive nei suoi testi?
Comunque il ricordo che vorrei conservare della città è la dolcezza del sole al tramonto che, tra il dorato e il rosaceo, batte malinconico sulle pareti degli edifici e che, nonostante tutto, riscalda, mentre in sottofondo risuonano le note del fado.
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Torniamo ad occuparci di una delle mete toccate dalla leader delle low-cost irlandese. Si va a Madrid, con partenza dall'aeroporto Bologna-Forlì.
Viaggio
Con circa 40€ si ottiene il biglietto aereo, per una permanenza che può andare dai 2 giorni alla settimana ed oltre.
Altri 40€ per un biglietto del treno destinazione Forlì, dalle stazioni ferroviarie di Civitanova Marche o Ancona. Metteteci anche i 7€ per i trasferimenti stazione-aeroporto, e sarete a Madrid in un attimo, badate che tutte le cifre sono andata e ritorno.
L'aeroporto Ryanair di Madrid è collegato alla città tramite la metropolitana, perciò con 2€ e pochi minuti sarete già in centro. Ecco che con una spesa di 111€ tutti i costi di viaggio sono coperti.
Alloggio
Spirito di adattamento e 15€ a notte (colazione inclusa), si potrà dormire in un ostello ex-casa padronale del XVII secolo, totalmente decorato in stile arabo e sottoposto a vincoli architettonici. L'ostello è stato premiato dagli utenti di Hostelworld.com come il miglior ostello nel 2004 (http://www.catshostel.com)
Permanenza
Per chi ama la vacanza all'insegna della visita forsennata dei luoghi madrileni, con 5€ al giorno potrete usare la metro quante volte vorrete e raggiungere le mete imperdibili, che avrete precedentemente cercato sul sito web www.esmadrid.com e marcato sulla cartina della città.
Riservate le attrazioni più care alle giornate di martedì, poiché avrete l'ingresso gratuito, mentre dalle 19 l'entrata ai musei è gratis.
Mostrate sempre lo status di "studente" marcato nella vostra carta d'identità alla cassa, e otterrete sempre sconti o entrate gratuite alle attrazioni culturali.
Mangiare? Un menù fisso al ristorante può andare dalle 7 alle 10€
La domenica tour in bici a 3.90€ (info: descubremadridptm@munimadrid.es)
Movida
Sui gruppi di studentesse a spasso per le vie del centro pioveranno inviti a bere chupitos gratuiti nei numerosi locali che tappezzano le strade della città.
Tantissime le discoteche, a più piani, come il Joy (www.joy-eslava.com). L'entrata è quasi sempre gratuita fino all'una, però i ballerini della notte animano le discoteche soltanto dopo le ore piccole, perché - come si dice da queste parti - a Madrid non si dorme mai! Dopo una notte di pazzie l'ideale è la tipica colazione a base di cioccolata calda e churros! Infine, se non siete ancora stanchi di viaggiare, perché non afferrare un altro volo e dirigersi verso una nuova città servita dalle compagnie aeree Low Cost, come Barcellona, Valenzia Girona o Alicante?
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Fu proprio salendo su per la gola del rio Urubamba, con i muli e un contadino, che Hiram Bingham scoprì questa città perduta di Machu Picchu;invero cercava Vilcabamba, ultima capitale del regno Inca, ma si dovette accontentare di questo che ormai è considerato uno dei siti archeologici più belli al mondo.
Oggi si parte da Cuzco in trenino o ferrocarril, e si scende ad Aguas Calientes, un bel paese con alberghi e buoni ristoranti oltre ad un variopinto mercato. Da qui gli ultimi 20km. si fanno con comodi bus ma per i duri, gli sportivi, c'è il "camino inca", il sentiero antico che porta ai 2600 mt. della città perduta. Entrando alla biglietteria la ragazza in inglese mi
disse "Sir,ti serve una guida?". Portava il giubbetto con scritto "guia" ed io sorridendo le risposi "Grazie amica, ma io sono la guida!".
Dopo due o trecento metri apparve il sito, annunciato dalle migliaia di scatti delle fotocamere digitali e da effusioni, baci, carezze; si quassù tutti si amano,di fronte al bello, al creato, all'ingegno dell'uomo. Eppure in Perù esistono siti
di maggior interesse esoterico, storico, archeologico, come Nazca, Ica, Il Sacsahuaman, siti che probabilmente segnalano la presenza di una parte della storia sconosciuta, ma questo è considerato uno dei posti più belli al mondo, una cartolina della bellezza assoluta.
Machu Picchu è una delle più belle meraviglie del mondo ed è il biglietto da visita turistico non solo del Perù ma di tutto il Sudamerica. Il verde bottiglia intenso della foresta tropicale si staglia contro il grigio quasi lucente delle costruzioni Incas, mentre sotto di 400 mt., l'Urubamba sembra un serpente che striscia ai piedi di un gigante. Il cielo azzurro terso in pochi minuti può diventare scuro di nubi e si ha l'impressione che alzando un braccio si possa afferrarne una, tanto sono basse e vicine.
I "puri" dicono che questo spettacolo è niente di fronte al momento magico dell'alba, quando il sole fa il suo ingresso qui, fra le montagne andine. Lasciate le guide, tanto ne sapevo
quanto loro, qualcuno mi chiamò per delle foto, altri mi chiesero di storia; tutta gente seria, simpatica, acculturata. Tutti con i loro libri e le loro guide. Forse Pachacuti il "sommo" imperatore fece erigere questo luogo di studi e religione, però il tutto benchè recente (1450) è avvolto nel mistero, nel magico percorso storico delle Ande basse che racchiusero la più grande delle civiltà precolombiane.
Intorno alle tre i 1500 turisti si diressero verso i bus ed il pranzo, anche io detti un 'ultimo sguardo al luogo,sognando la mia bellissima ragazza lasciata lassù, nel calore dell'Amazzonia. Il bus iniziò a scendere inseguito, per le scalette dei
tornanti, da un bambino simpaticissimo e urlante, vestito da guerriero Inca. Al ponte in fondo, il bus si fermò e salì tutto sudato il bambino che protese la mano per chiedere; dai miei conti fece più di 10 dollari, i turisti erano tutti sorridenti e di buon umore. Nessuno d'altronde avrebbe potuto negare 1 dollaro all'ultimo dei guerrieri Incas, all'ultimo dei signori delle
Ande, nessuno poteva negare qualcosa ad un figlio del dio "Inti".
Enero 2007 - Ande peruviane
*Per gentile concessione
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Per questo inverno Cittàteneo vi consiglia un itinerario nel cuore dell’Europa: un week end “lungo” immersi nel romanticismo di Vienna e dell’Austria.
Quanto stare. Tre o quattro giorni sono sufficienti per cogliere l’essenza della città. Tuttavia, se disponete di più tempo, potete prolungare il vostro soggiorno concedendovi un po’ di shopping e relax dopo il tour de force per monumenti e musei. Valida alternativa, se siete motorizzati, può essere trascorrere una notte (all’andata o al ritorno) a Salisburgo o Innsbruck.
Come arrivare. Da Rimini parte e torna ogni giorno un volo Air Dolomiti che impiega un’ora e mezzo. Se si vuole risparmiare qualcosa, conviene prenotare presto o cercare una soluzione low cost, partendo da aeroporti più grandi.
Cosa vedere. Vienna è la tipica città che si conosce passeggiando per le sue strade e fermandosi di volta in volta davanti ai suoi monumenti con la guida in mano. Molte delle sue attrazioni turistiche sono legate ai fasti della dinastia asburgica. Così è per l’Hofburg, l’enorme Palazzo Reale nel cuore della città, dove si possono visitare gli appartamenti del Kaiser, la mostra del tesoro della Corona, ed il Museo della principessa Sissi. Stesso discorso per Schonbrunn, la residenza estiva degli imperatori e al quale si ispirò Re Luigi XIV quando decise di costruire Versailles.
Visitate i castelli, ma non fermatevi troppo a lungo tra le loro mura e uscite per cogliere a pieno l’offerta artistica e musicale della città. In particolar modo, andate al Belvedere e mettetevi di fronte al Bacio di Klimt, il grande pittore simbolista protagonista della Secessione (appunto “viennese”), di cui in città si possono ammirare anche altre opere come il Fregio di Beethoven.
Una galleria davvero meritevole, con collezioni classiche e contemporanee, animata da mostre interessanti come quella in corso sull’Impressionismo, è l’Albertina, vicino al Teatro dell’Opera. Obbligatoria è proprio una visita al celebre teatro, dove si può approfittare di una visita guidata in italiano nel primo pomeriggio. Recatevi poi nell’antica Cattedrale di Santo Stefano, con le sue guglie e i suoi archi a metà tra il romanico ed il gotico. Infine visitate il Prater, l’enorme parco interno alla città, dove anche in inverno si può fare un giro sulla famosa ruota panoramica.
Cosa altro fare. Andate al Cafè Sacher e prendete una fetta della omonima torta al cioccolato che fu inventata in quel luogo, visitate la pasticceria Demel, la preferita dell’Imperatrice Sissi. Quanto allo shopping, vi sorprenderete nel ritrovare tanto spesso, nelle vie principali degli acquisti, abiti con firme italiane, scarpe prodotte nella nostra Regione e negozi monomarca tricolori. Non perdete l’occasione di andare ad un concerto di musica classica o lirica: l’offerta è davvero ampia. Ogni giorno, per le strade della città, sarete fermati da ragazzi vestiti come Mozart che vendono i biglietti per gli eventi che si tengono nei vari castelli e saloni della città per i turisti. Il consiglio che possiamo darvi è quello di rivolgervi all’Ufficio-informazioni della città e farvi consigliare uno spettacolo più autentico in uno dei tanti teatri frequentati dai viennesi, aperti ogni sera. Quanto alla cena, il menu tipico è zuppa, carne e birra, strudel o altra torta. Imperdibile la Schnitzel, una specie di cotoletta alla milanese (di bovino o maiale), servita in quantità enormi.
A pranzo o per uno snack provate il panino con il wurstel (di ogni tipo di carne, forma e misura) preparato nei chiostri lungo le strade. Guten appetit!
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Palazzo Buonaccorsi, la collezione di arte antica e moderna, il museo della carrozza si possono ora visitare anche attraverso il web grazie al sito www.maceratamusei.org, che è stato presentato ieri a palazzo Buonaccorsi. Presentata anche la guida della città per piccoli itinerari, introdotta da una conferenza del prof. Giorgio Mangani direttore del Sistema museale della provincia di Ancona, che ha guidato il pubblico in un viaggio attraverso la nascita e l’evoluzione della guida come strumento di conoscenza del territorio.
Presenti anche il sindaco Giorgio Meschini, gli assessori Stefano di Pietro e Mauro Compagnucci,, il presidente di Macerata Cultura Biblioteca e Musei Vittorio Zazzaretta e la direttrice Alessandra Sfrappini.
Il sito web di Macerata Musei è un tassello che si aggiunge al piano realizzativo del polo museale maceratese che sta prendendo corpo e concretezza dopo l’inaugurazione di palazzo Buonaccorsi. Offre informazioni sui servizi museali e guida alla scoperta dei contenitori culturali della città, la biblioteca, palazzo Rossini Lucangeli, Helvia Recina oltre al Buonaccorsi naturalmente ed al museo della carrozza. Offre un catalogo delle opere d’arte, sezioni dedicate alle pubblicazioni ed alle attività didattiche con giochi e percorsi di avvicinamento all’arte diretti ai più piccoli.
Il sito, progettato da Giuliana Pascucci, è stato realizzato dal gruppo di lavoro del personale del Buonaccorsi e delle aziende Ra Computer per il software, Kiwisoft per i cataloghi delle opere, e dellostudio grafico Memphiscom.
La guida “Macerata. Piccoli itinerari”, edita da Alfabetica edizioni per conto del Comune di Macerata, è stata curata da Antonello Di Geronimo e si è avvalsa della collaborazione di Giorgia Berardinelli e Marta Silenzi per i testi, Marco e Renato Gatta per le foto e Hideaki Kawano per la cartografia. Propone sette itinerari alla scoperta delle bellezze della città ed una panoramica del territorio con le sue abbazie e santuari, nonché una parte dedicata a Padre Matteo ricci nella ricorrenza dei 400 anni della morte. Sarà presto tradotta anche in cinese nell’ambito dei progetti del Comitato per le celebrazioni ricciane, come utile strumento per i turisti che vorranno visitare la città del grande gesuita in occasione delle celebrazioni del prossimo anno.
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Dalla terrazza al terzo piano dell'hotel Neptun, guardavo la fila di petroliere che aspettavano di caricare nella raffineria di Puerto la Cruz, la più grande del mondo.Ero lì da dieci giorni in quella città proprio di fronte alla "isla Margarita", un bel posto di giorno ma pericoloso e noioso di notte. Dalla terrazza guardavo lo splendido "paseo Colon", un viale di due km. proprio di fronte agli imbarchi per le isole di fronte e per il parco "Mochima".
Il Venezuela è leggermente atipico, nel senso che non ha lo stile di vita proprio dei latino-americani, somiglia più al Messico ed al sud degli States. Stavo studiando un'avventura nel centro della "pampa" venezuelana, gli "llanos", o meglio ancora nel profondo sud amazzonico; mi attirava la zona della "gran sabana" il parco "canaima" con la famosa cascata del Salto Angel. Ma quello che mi ispirava in modo particolare sarebbe stato navigare sul rio Orinoco e poi visitare quello che si dice il più bel "tepuy" del mondo, una montagna bellissima, isolata, con la cima piatta, ancora più bello di "Roraima", al confine col Brasile. Il nome di questo tepuy è il "Cerro Autana" e presto diventerà uno dei siti più belli e visitati al mondo, porta d'ingresso dell'amazzonia da nord e montagna sacra di popoli indios.
Mancavano due giorni a capodanno, presi un taxi e mi avviai verso la città di Maturin, capitale dello stato di Monagas, nella zona degli "llanos orientali"; sulla strada piatta tante piante di mango e degli strani cactus, non ho capito come vengano dei cactus in una regione dove piove moltissimo.Sistematomi in un modesto albergo, capii subito che ero lontano da un luogo avventuroso, poichè Monagas è diventato il maggior produttore di petrolio di tutta la federazione venezuelana, lo dimostravano i bellissimi centri commerciali e le gigantesche "jeep Dodge" . La bella e simpatica Rosita, la figlia della padrona dell'hotel, mi invitò nella sua splendida casa per la notte di capodanno, promettendomi che mi avrebbe presentato Francis, la sua favolosa cugina. Dopo un'ottima cena con amiche simpatiche e di origine italiana e dopo un'ora buona di botti, spari e tric-trac arrivò finalmente lei Francis, anche leggermente contusa per un leggero incidente d'auto del giorno prima.La ragazza di 1,75 non era bella, era fantastica; anche lei di origine italiana, aveva la sensualità, il fisico, le movenze di una sudamericana, ma la classe e lo charme di una italiana o di una francese. Per giunta la "chica" era anche simpatica e naturale, così dopo avermi dato il suo telefono, i miei propositi di andare verso il sud amazzonico, si ridimensionarono e di molto.
Llanos venezuelani dicembre 2007
* Per gentile concessione
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Il sito internet della Provincia di Macerata dedicato ai prodotti agroalimentari e alla tipicità del maceratese (www.gustitipicimaceratesi.it) si è arricchito di una sezione dedicata ai vini del territorio. L’ha fatta realizzare l’assessorato provinciale all’agricoltura ed attività produttive “allo scopo – ha detto l’assessore Patrizio Gagliardi - di far conoscere meglio e ad un pubblico vasto, come quello del web, le eccellenze enologiche maceratesi”.
Una pagina elenca tutti gli otto vini doc e docg (Esino, I Terreni di San Severino, Rosso Piceno, San Ginesio, Serrapetrona, Verdicchio dei Castelli di Jesi, Verdicchio di Matelica, Vernaccia di Serrapetrona), offrendo per ognuno la possibilità di conoscere le tipologie, le zone di produzione e le cantine. Altre pagine sono dedicate alle “Strade del Vino” e agli “enoeventi”, cioè al calendario delle manifestazioni legate al vino. C’è anche un “capitolo” dedicato agli “oggetti del vino” : bicchieri, cavatappi, decanter, pinza per spumante, tastevin (la tipica ciotola in argento portata al colle dai sommelier); inoltre la pagine del “glossario” con tutti i termini tipici dell’enologo, da “abboccato” a “vivace”. C’è anche la possibilità di esprimere il proprio parere sui vini, così come quella di sottoporsi ad un “wine-test” per verificare la propria conoscenza in materia. Ogni mese la sezione propone anche una ricetta con relativo abbinamento di un vino consigliato. Per questo mese di novembre la proposta è “gnocchi di castagne con ragù di cinghiale” ed il vino da abbinare è il Rosso Piceno.
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In Erasmus non ci sono solo mille studenti sconosciuti, una sterminata collezione di amici di ogni parte del mondo, lo sballo della notte, nuovi legami forti da subito, la vista di orizzonti immacolati, l'ora di dormire che non arriva mai e trascorre troppo presto. In Erasmus si vive una vita alternativa, si rinnovano le proprie radici. Si apparterrà ad un luogo diverso da casa per qualche mese, forse per un anno, probabilmente - nel cuore - per tutta la vita.
Si viene trapiantati in questo universo parallelo e sconosciuto, piacevole da osservare ed in cui man mano ci si ritaglia un posto, come quando si va dal lattaio e dal panettiere di fiducia e ci si scambia il Buongiorno in qualche lingua strana, senza conoscere il nome dell'altro, ma riconoscendone la faccia, perché è entrata a far parte della reciproca routine giornaliera.
Uno degli errori di certi studenti Erasmus è quello di chiudersi in gruppi di connazionali. Gli italiani escono con gli italiani, i francesi con i francesi, per poi incontrarsi tutti insieme nei locali specializzati nel far divertire gli studenti Erasmus.
Gli studenti, giovani e socievoli, che non vedono l'ora di lanciarsi ed essere inghiottiti dalla movida Erasmus, paradossalmente si autoghettizzano: creano un ghetto nazionale, che verrà poi inglobato nel ghetto Erasmus.
È come se non avessero il fegato di buttarsi da soli nel mondo, come se preferissero avere un pezzo di casa con sé mentre si ritrovano a muovere i primi passi in mezzo a tanta diversità.
Forse è che tutti sanno che in Erasmus arriva il momento in cui si scoppia in lacrime e ci si dice 'Ma chi me l'ha fatto fare? Torno alla vita che conosco, nella mia terra, da chi mi ama, a casa'.
Qualcuno dice che solitamente questo accade la terza settimana, quando si sperimenta la Nostalgia.
Tuttavia, in questi primi giorni io ho già nostalgia di tutto ciò che deve ancora venire, perché so che questa vita è solo passeggera, che anche con tutta la buona volontà di conservare i contatti e i forti rapporti che si creeranno in un lampo, una volta che l'Erasmus sarà finito ed io me ne sarò tornata in Italia, tutto questo mondo sarà di nuovo risucchiato nell'oblio e continuerà ad andare avanti anche senza di me. Ognuno tornerà a casa e se ne starà con la sua famiglia e i suoi amici.
Ci prometteremo di rivederci e di tenerci sempre in contatto, ma facilmente non sarà così. Lontani gli uni dagli altri lavoreremo, studieremo, ci fidanzeremo e tutto ciò che avremo creato qui farà parte del nostro passato.
Il panettiere non noterà nemmeno la scomparsa della mia faccia dalla sua rosa di clienti.
Dopotutto è questa la magia dell'Erasmus, no? Come il Big Bang: una lucente esplosione di energia, che subito dopo si disperde e non lascia che qualche residuo fluttuante.
*Corrispondente Erasmus da Santiago di Compostela
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