La foto del mese
Canti e balli nelle piazze

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Lo spirito che anima gli atleti di ginnastica acrobatica non sembra essere quello della competizione. I motori della disciplina sono il lavoro di squadra e la voglia di donare emozioni al pubblico. E’ questa la sensazione che si prova nell’intervistare le ginnaste del Virtus Acrobatic Team di Macerata, un gruppo sportivo amatoriale che fa capo all’A.S.D. “Virtus Evaristo Pasqualetti” della stessa Città. Il team, che non svolge agonismo, opera nel PalaVirtus ed è guidato dall’allenatore Umberto Caschera. Diverse discipline, dalla ginnastica artistica alle arti circensi, si uniscono per dar vita alle evoluzioni del gruppo maceratese. Coreografie che hanno portato gli atleti ad esibirsi in performance e spettacoli, teatrali e di piazza, e a raccogliere premi e riconoscimenti ad eventi ginnici di fama nazionale ed internazionale, come il Festival del Sole di Riccione, la Notte Bianca di Roma e l’evento Gymnaestrada Mondiale. La preparazione degli acrobati è formata da una base di ginnastica artistica.
Tali conoscenze vengono, poi, adattate a qualsiasi attrezzo “occasionale” utile, ad esempio, allo sviluppo di una coreografia. Un tavolo, una sedia, un cubo o una scala possono costituire gli oggetti dei quali gli atleti si possono servire per lo sviluppo delle acrobazie, dall’esercizio al suolo fino ai lavori in elevazione. E gli esercizi più spettacolari sono forse quelli della danza aerea e della danza in parete. Lucia D’Amico, Federica Maolo e Annalaura Fermanelli, atlete del Virtus Acrobatic Team, tutte tra i 19 e i 22 anni e originarie della Provincia di Macerata, hanno raccontato la loro esperienza da ginnaste acrobate. Per iniziare un percorso in questo sport, non ci sarebbe un limite d’età e non servirebbero esperienze pregresse, anche se risulta utile avere una base di ginnastica artistica. «Staccarsi dal suolo è un po’ come volare – dice Lucia D’Amico, che pratica l’acrobatica da nove anni – Quando sei in aria prendi coscienza del tuo corpo. Non c’è più il suolo a condizionarti».
D’Amico è passata a questo sport dopo anni di ginnastica artistica e ha deciso di cambiare per trasformare quello che aveva appreso in qualcosa da trasmettere per far emozionare un pubblico. Federica Maolo ha applicato le sue precedenti competenze di ginnasta alla giocoleria e al lavoro in coppia e in squadra. Costanza, passione, fiducia nei compagni e capacità di non demoralizzarsi sono, secondo Maolo, alcuni dei requisiti necessari a sviluppare la capacità di eseguire complesse evoluzioni. L’apprendimento delle tecniche non sarebbe pericoloso, come spiega Annalaura Fermanelli: «E’ più un timore psicologico che un vero rischio. Usiamo sempre tappeti, per attutire qualsiasi caduta finché non siamo abbastanza padroni del movimento». Di questo sport colpisce lo spirito di collaborazione tra atleti. Nel settore, infatti, vengono organizzate manifestazioni che raccolgono diverse tipologie di ginnastica e, al loro interno, come spiega una delle intervistate, «tutti sono vincitori perché capaci di trasmettere una parte di loro agli spettatori».
La parola “sport” non sta ad indicare solamente il match spettacolare, trasmesso in diretta tv e durante il quale si sfidano grandi stelle dell'agonismo. Tra le innumerevoli attività sportive svolte nel nostro Paese, perché non riprendere, con l'occhio della telecamera, anche le discipline cosiddette “minori” e quelle praticate in luoghi semplici di vita quotidiana? Un'idea simile è venuta ai creatori del progetto “Tracce di sport”, presentato nell'ambito dell'”Overtime Festival”. “Tracce di sport” è un programma televisivo trasmesso sul canale “Rai News”, pensato dal giornalista ed ex-pallavolista Andrea Zorzi e dalla ricercatrice Elena Donaggio. All'incontro maceratese, erano presenti Diego Fontana, copywriter e docente di copywriting all'Istituto europeo di design di Firenze, e Andrea Calderone, videomaker, entrambi di Sassuolo e facenti parte del gruppo che realizza il format. I due hanno illustrato le tematiche e i metodi di realizzazione del girato, con la proiezione di alcuni spezzoni. Al tavolo dei relatori, anche il giornalista Mediaset Gianluca Mazzini, in veste di moderatore, e la vice-direttrice del Dipartimento UniMc di Scienze politiche, della comunicazione e delle relazioni internazionali Barbara Pojaghi.
Il programma intende raccontare in che modo lo sport riflette la società che lo “ospita”. Le tre variabili messe in relazione sono, quindi, l'attività sportiva, la gente che la esegue e lo scenario di svolgimento dell'azione. I creatori del progetto sono andati in giro per l'Italia in camper, incontrando i ragazzi delle scuole, dialogando con le diverse istituzioni locali e raccontando i luoghi dello sport che hanno fatto la storia del Paese. Da queste esperienze sono nati dei racconti, creati unendo immagini, musiche, voci e interviste e dedicati più alla sensibilità delle persone che al gesto atletico. Lo sport messo “a fuoco” è quello praticato a diversi livelli, anche all'aria aperta, in impianti in degrado, nei cortili o negli sterrati di periferia.
Durante la presentazione, la prof.ssa Pojaghi ha affermato di condividere la filosofia che sottostà al lavoro e ha chiesto ai due creativi quali fossero i canali utilizzati per far “passare” le loro idee. Fontana e Calderone hanno spiegato che, per comunicare i contenuti, hanno utilizzato anche un blog (www.traccedisport.com) e una pagina “Facebook”. Il primo dei due mezzi ha permesso ai creatori di approfondire temi in tempi più lunghi rispetto alla tv, magari proponendo le interviste in formato integrale, di raccontare, quasi in diretta, le tappe del viaggio e di aprire ai commenti. Il social network è servito, principalmente, a dialogare con la community e a dare anticipazioni sul cammino della troupe. Interessanti sono stati anche i diversi videoclip proiettati, come quello che raccontava gli “impianti sportivi spontanei”, un'espressione usata per riferirsi alle vie che i bambini trasformano temporaneamente in campi da gioco. In merito a quest'ultimo argomento, Barbara Pojaghi ha auspicato una “riconquista dei luoghi”, per fare sport autonomamente, per condividere gli spazi all'aperto e, così facendo, per crescere.
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Esuberante, eclettico. Andrea Lucchetta apre la seconda edizione di Overtime Festival, con quella verve irripetibile che fa di “Crazy Lucky” un mattatore nel gioco e nella vita. Affollano l’Auditorium San Paolo i ragazzi e le ragazze delle scuole medie inferiori e superiori del Comune di Macerata. E’ a loro, ai giovanissimi, che il campione della “generazione dei fenomeni” vuol parlare, raccontando lo sport che sa andare oltre, quello “overtime”.
“Lo sport fa crescere liberi” questo il fil rouge sin dalle prime battute: il sindaco Romano Carancini e l’assessore allo Sport Alfiero Canesin mettono l’accento su quanto sia importante insegnare nelle scuole l’educazione allo sport, in quanto investimento per la vita. “Lo sport rende protagonisti nella vita – ha detto il Sindaco Carancini – Tutto ciò che lo costituisce, lo contraddistingue anche: raggiungere i propri obiettivi, vincere o accettare le proprie sconfitte, il senso della socialità e della condivisione. Tutto ciò è estendibile alla vita di tutti i giorni, alla quotidianità di ciascun individuo".
Andrea Lucchetta ha imparato la pallavolo e scoperto la propria passione per lo sport proprio a scuola e, prima ancora, giocando a tennis col babbo. Inizia la sua carriera pallavolistica nelle file della seconda divisione dell'Astori Mogliano Veneto nel 1979-80, per poi passare a Treviso nel 1980-81 in A2. La sua esperienza con la nazionale italiana conta ben 292 presenze. Nel 2007, insieme alla "generazione di fenomeni", la nazionale che negli anni Novanta vinse per tre volte consecutive il campionato del mondo, aderisce al progetto ideato da Andrea Zorzi di creare una nazionale "Veterans", che riunisca i grandi volti della pallavolo di quel periodo, come Claudio Galli, Carmelo Pittera.
Per Andrea Lucchetta lo sport è una vera “palestra della quotidianità”: si apprende in campo ciò che diverrà indispensabile poi nella vita. Il distacco dalla famiglia per imparare a farcela da soli, assumersi le proprie responsabilità con lealtà, in nome della condivisione con l’altro e dell’altro. “Questa è la pallavolo: tutto ciò che pensi, lo fai in funzione del compagno di squadra. Perché la condivisione è un percorso difficile, fatto di tante sconfitte, coraggio, umiltà, in cui si è se stessi in funzione di un gruppo”, ha affermato Lucchetta. Dopo la serie animata italiana Spike Team, prodotta da RaiFiction, Lucky Dreams e Graphilm, in cui vengono raccontate le avventure di sei giovani pallavoliste, a conferma del suo impegno per i ragazzi, Andrea Lucchetta presenta agli studenti maceratesi il suo ultimo lavoro: Il sogno paraolimpico di Brent Winters. Si tratta di uno speciale di 40 minuti prodotto da Rai Fiction, Lucky Dreams e il Comitato Italiano Paraolimpico. Al centro la storia del quattordicenne Brent Winters che, dopo aver perso le gambe in un incidente stradale, decide di partecipare alle Paraolimpiadi. Nello speciale sono presenti omaggi alla paratleta Giusy Versace, all'ex pilota di Formula 1 Alex Zanardi, al ginnasta Yuri Chechi e al canoista Antonio Rossi. Il trailer, dal titolo "Il cuore dello sport - Il battito nell'attimo", è stato presentato in anteprima mondiale nel corso del tour "Un campione per amico" e lo speciale è stato trasmesso integralmente il 3 settembre di quest’anno a Casa Italia, nel corso delle Paraolimpiadi di Londra.
Concludono l’incontro all’Auditorium San Paolo Stefano Recine e Simone Parodi di Lube Volley Banca Marche Macerata, ponendo l’accento sul ruolo imprescindibile dell’etica sportiva e sul difficile tema dell’utilizzo di sostanze dopanti nello sport: “perché il bello è saper stare dentro le regole, accettando le sfide a viso aperto senza prender scorciatoie”.
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Ai nastri di partenza del Campionato Nazionale Dilettanti, la Maceratese della presidentessa Mariella Tardella si presenta con una squadra ritoccata nei vari reparti, con l’ambizione di recitare un ruolo di primo piano e, dove si dovesse presentare l’occasione, lottare per una classifica di altissimo vertice. Ma purtroppo è già calato il sipario sulla prima giornata di questo campionato che, nei mesi estivi, aveva già fatto discutere stampa, tifosi e addetti ai lavori.
La Maceratese ha debuttato, di fronte ad un signor pubblico (circa 3000 presenze), sicuramente di altra categoria, affrontando l’Ancona, accreditata quale numero uno, per la vittoria finale.
Subito ci si è resi conto di quanto sia distante la teoria dalla pratica! Infatti, il classico 2-0 con il quale i Dorici hanno regolato i biancorossi deve portare, secondo noi, ad alcune riflessioni.
In primis, è certo che i nostri siano rimasti frastornati dal salto di categoria. Occorre, poi, considerare l’emozione del debutto, i ritmi di gioco differenti, l’esperienza consumata degli avversari, un pizzico di circostanze. Tutti fattori che hanno determinato il risultato finale. Infatti, se è vero che la vittoria degli uomini di Gentilini non fa’ una piega, è altrettanto vero che la Rata non è stata mai realmente in balia degli avversari e che due (come le reti!) sono state le vere occasioni degli avversari, ma, per vincere bisogna far goal e, pertanto, onore all’Ancona!
Questa partita dovrà comunque essere spunto di insegnamento e valutazioni per i nostri, che hanno mezzi, caratteristiche ed individualità sicuramente all’altezza delle aspettative.
Un’ultima considerazione la merita l’allenatore Di Fabio, incappato, insieme alla sua panchina, in un errore tanto banale quanto grave, nella gestione degli “under” in campo. Nella foga della gara, le sostituzioni effettuate dalla Maceratese, hanno contravvenuto, a causa di una madornale svista, alla presenza dei 4 giocatori under che il regolamento vuole siano sempre in campo. Il fatto che il Mister abbia, in maniera limpida e chiara, preso su di sé la responsabilità dell’accaduto, non può essere letto se non come la testimonianza del grande spessore sportivo ed umano dello stesso, unito alla certezza che è lui l’uomo giusto per dare quella scossa all’ambiente e che porti la squadra ai livelli che le competono.
Ci sono mezzi e tempi necessari per raggiungere i risultati che la squadra, la società, i tifosi e l’ambiente tutto hanno a cuore, ma credo che la condizione essenziale è perseguirli compatti ed uniti.
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E' semplice per una ragazza entrare nel mondo del pugilato? Sembrerebbe di sì, a giudicare dalle esperienze di Serena Summa e di Lara Pizzichini, due atlete della “Nuova Cluana Boxe” di Civitanova Marche. Il pugilato è uno sport storicamente maschile. L'apertura di questo settore alle donne è, infatti, avvenuta non prima del 2001. Un punto di ritrovo importante per gli amanti della boxe nel maceratese è la palestra “Nuova Cluana Boxe” di Civitanova, con sede presso lo Stadio comunale. Durante uno degli allenamenti, la pugile Serena Summa e l'atleta di kick boxing Lara Pizzichini sono state intervistate da “Cittàteneo”. Entrambe le ragazze sono studentesse universitarie: la prima frequenta Ingegneria Edile all'Università Politecnica delle Marche, la seconda Scienze politiche all'Università di Macerata. Summa, ventiduenne residente nel basso fermano, è agonista, ha partecipato al Campionato Italiano di Pugilato nel 2010 e viene seguita dai tecnici Stefano Marsili e Sergio Emili. La civitanovese d'adozione Pizzichini, di ventisei anni, fa invece kick boxing, ha come allenatore Marsili ed ha partecipato a delle esibizioni di pugilato senza svolgere la disciplina a livello agonistico.
Serena Summa: No. Ho praticato molti sport, ma la passione per il pugilato è nata all'improvviso. La storia è stata questa: una notte non riuscivo a dormire, così sono andata sul divano. In televisione passavano un film sul pugilato, sulla storia vera di una donna che doveva travestirsi da uomo per poter fare incontri di box, perché non era possibile praticare pugilato femminile. Mi è piaciuto e da lì è partito tutto.
Lara, hai sempre amato la kick boxing?Lara Pizzichini: Anche io ho fatto tanti sport nella mia vita, ma ho sempre avuto una propensione per lo sport più “violento”. Mi sono trasferita a Civitanova sei anni fa. Dove abitavo prima non c'erano palestre di kick boxing. Una volta arrivata qui, ho scoperto che c'era questo centro vicino casa mia. Da tempo volevo fare questo sport, anche se non sapevo di preciso cosa comportasse.
Quali “passi” avete dovuto compiere per diventare pugili? Ed è stato facile questo percorso?
S.S.: E' stato difficile soprattutto convincere mia madre. Mio padre, sportivo, invece, non aveva problemi. Sono venuta in palestra quando avevo diciassette anni e mia madre inizialmente era contraria. Alla fine si è convinta ma non ha ancora accettato completamente l'idea. Una volta entrata qui (alla “Nuova Cluana Boxe”), il percorso è stato facile; l'ambiente è abbastanza tranquillo.
L.P.: Arrivata in palestra, l'unica difficoltà è stata quella di adeguarmi al livello di intensità dell'allenamento. Non facevo sport da tempo e solo il riscaldamento mi metteva veramente “sotto sforzo”. Inizialmente non era difficile la tecnica. Non è stato poi semplice unire questa tecnica ai tempi che dovrebbe avere un incontro.
Il pugilato è uno sport storicamente maschile. Come hanno reagito le persone a voi vicine quando avete detto loro di voler praticare questa disciplina?
S.S.: “Ma tu sei matta, e se dopo ti fai male?” oppure “Ma il naso te lo rompono prima?” sono le classiche domande. Altri mi hanno chiesto di raccontare del mio avvicinamento alla disciplina.
L.P.: Quando parlo con le persone e dico loro di praticare kick boxing, la tipica frase che mi viene detta è: “Ah, ma allora sei pericolosa!”. Alcuni, invece, mi chiedono più informazioni sulle caratteristiche di questo sport.
L'ambiente legato alla boxe è aperto nei confronti delle donne? E voi, nello specifico, come siete state accolte?
S.S.: Qui sono stata accolta bene e in generale è sempre così. Nell'ambiente non ho mai trovato persone prevenute nei confronti delle donne.
L.P.: Quando vado a vedere gli incontri dei miei compagni, oppure quando faccio qualche esibizione, vedo poche donne. Anche se trovo entusiasmo e attenzione durante gli incontri femminili.
S.S.: Racconto le emozioni del mio primo incontro. All'inizio c'è il terrore. Prima del combattimento devo andare dall'avversario, per parlarci e per farci amicizia. In questo modo mi tranquillizzo. Sul ring, poi, la concentrazione è talmente alta da far passare velocemente le riprese (i round).
L.P.: Affrontare una persona che non conosci mette ansia, non avendo informazioni sulle sue potenzialità e sulla sua forza. Una volta sul ring, e dopo i primi due o tre scambi, la concentrazione e l'adrenalina salgono. Una volta entrata nel meccanismo, diventa tutto più naturale.
S.S.: Con questo duro sport acquisisci sicurezza. Sento questa sensazione anche in tutto quello che faccio al di fuori della palestra.
L.P.: Ogni sera vengo in palestra per migliorare la tecnica, la potenza e la velocità, quindi vengo spronata ad avere costanza. Poi c'è anche il benessere fisico.
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Sarà una questione di congiunzioni astrali favorevoli? Oppure il destino ci ha messo lo zampino? Forse anche questi fattori, hanno avuto la loro importanza, ma, di sicuro, c’è molto di più dietro ai successi sportivi che hanno “baciato” in fronte la Macerata sportiva, in questa indimenticabile primavera 2012.
La cronaca: la fortunata storia inizia con una società ultracentenaria, mai troppo in vista, che gareggia in uno sport di tanto sacrificio e bellezza, come è la ginnastica artistica, per quanto poca sia la risonanza che ottiene tra i grandi sport di massa. Ebbene, gli alfieri della Virtus Evaristo Pasqualetti, tutti maceratesi puro sangue, giovanissimi atleti del vivaio (22 anni il più anziano!), alla fine del campionato di serie A, si laureano vice-campioni italiani a Padova. Adesso, sono all’inseguimento, nientedimeno che, di una maglia per le Olimpiadi di Londra 2012.
Il giorno dopo, a Milano-Assago, è la Lube volley a regalare alla città ed all’intero territorio provinciale, il 2° scudetto della sua storia, dopo una cavalcata leggendaria, che la vede prevalere al tie break contro Trento, una tra le formazioni più forti di tutti i tempi.
Passano pochi giorni e la Maceratese calcio esalta i cuori dei suoi tifosi, raggiungendo, con un piglio unico, la promozione al campionato interregionale. Dopo un testa a testa durato mesi con le formazioni di Tolentino e Fermana.
E’ stato già scritto di tutto e di più sui successi che abbiamo ricordato sopra. Nessuna ripetizione quindi, ma una sola e doverosa considerazione che segue all’affermazione fatta all’inizio: da cosa dipenderanno questi successi?
La risposta si può trovare nella passione, nella abnegazione di dirigenti, atleti, tifosi, sponsor e quant’altro, nella “fame” di vittorie, nel lavoro duro nelle palestre, nei campi sportivi, nelle risalite che seguono le inevitabili cadute. Si possono trovare risposte nei movimenti giovanili, fortemente voluti e cercati da queste realtà sportive, vera fucina di talenti e vero servizio sociale alle comunità di appartenenza.
Si può trovare risposta ai successi, nel modello positivo che costituiscono atleti e società nei confronti di chi guarda loro con l’intento di costruire un tessuto sociale, fatto di donne e uomini che sappiano partecipare ed anche vincere dove possibile.
Al di là della fortuna, per altro componente indispensabile in tutti i momenti della vita, non è un caso che questa città, questo territorio, esprimano modelli di sport vincenti e positivi.
Questa è la strada tracciata. Questa è la via da seguire.
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Dal Cus di Macerata arrivano utili notizie per gli studenti universitari amanti della settimana bianca. Gli iscritti all'Università di Macerata possono, infatti, prenotare a prezzi vantaggiosi una vacanza “sportiva” in Valzoldana. Il Consiglio Federale del Centro Universitario Sportivo Italiano ha deciso, per la stagione 2011/2012, di avviare il “Campus invernale Cusi” nel comprensorio sciistico del “Civetta” di Zoldo Alto (Belluno). Il periodo di attività del Campus va dal 4 dicembre 2011 al 30 marzo 2012. I soggiorni possono durare cinque o sei giorni, durante i quali si possono svolgere attività di sci alpino (con eventuali specializzazioni) e di snow-board. Le quote individuali comprendono: sistemazione in hotel o residence, lezioni di sci alpino, ski-pass, assicurazione e animazione. Gli insegnamenti di snow-board richiedono, invece, un supplemento.
Chi non ama lo sci, ma adora la montagna, può comunque partire per la vacanza, usufruendo di una detrazione dalla tariffa da pagare. I partecipanti al Campus che scelgono di frequentare i corsi vengono, all'inizio della settimana, selezionati e suddivisi in gruppi, in base alla conoscenza della disciplina sportiva. Gli insegnamenti, tenuti da istruttori riconosciuti dalla Fisi, sono organizzati, generalmente, in turni di cinque giorni. Ogni giorno sono previste due ore di lezione. A chiusura di ogni turno viene effettuata una prova tecnica di fine corso. La tessera ski-pass può essere utilizzata per gli impianti di risalita del comprensorio sciistico e di quattro piste illuminate. Queste ultime, ubicate a Zoldo, sono aperte tutte le sere dalle 19 alle 23. E' interessante segnalare anche alcune iniziative “collaterali”, legate alla “Civetta Card”. Ogni partecipante riceve, infatti, una tessera utile ad un brindisi di benvenuto, ad un ingresso al pattinaggio, allo sconto del 10% sul noleggio dell'attrezzatura sciistica e allo sconto del 30% su piscina e palestra.
Per quanto riguarda la sistemazione, sono previste due formule: hotel o residence. Nel primo caso sono compresi nel prezzo, tra le altre cose, il vitto e l'alloggio per tutta la durata del Campus. Scegliendo il residence, si opta per l'alloggio in appartamenti dotati di angolo cottura. Rientrano nella tariffa della seconda opzione anche la biancheria e le spese per il riscaldamento, per l'acqua e per l'energia elettrica. Dal lato dei trasporti, ogni studente deve provvedere direttamente al raggiungimento della sede del Campus di Zoldo Alto. Destinatari di questa iniziativa sono gli iscritti per l'anno accademico 2011/2012 ad una Università o Istituto di grado universitario italiani e i laureati nel primo trimestre 2012. Per partecipare, gli interessati devono rivolgersi alla Segreteria del Cus di competenza territoriale (per Unimc c'è il Cus Macerata). Per conoscere nel dettaglio il regolamento e le tariffe è necessario contattare il centro sportivo (www.cusmacerata.it).
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Inverno, tempo di neve (quest’anno fin troppa!) e settimane bianche. Ma perché no, anche per scoprire una parte del territorio maceratese spesso poco nota a chi non pratica attività invernali. Stiamo parlando del comprensorio sciistico Sassotetto- Santa Maria Maddalena. Situato in comune di Sarnano, nel cuore del Parco Nazionale dei Monti Sibillini, ad un’altitudine che va da 1300 a 1680 metri, il comprensorio è una preziosa risorsa che chi ama concedersi una piccola fuga a km zero.
La stazione offre piste da sci per un totale di 11,5 km, di cui 4 innevati artificialmente, con impianti di risalita che comprendono 4 skilift, 2 seggiovie, 2 manovie e un tapis roulant. Insomma, ce ne è per tutte le difficoltà, da un livello base, ottimo per imparare, fino a percorsi più impegnativi in cui possono mettere a punto la loro tecnica anche gli sciatori più esperti.
Tra una discesa e l’altra è possibile concedersi momenti di ristoro nei due storici rifugi “Euroski” e “La Capannina” (dove potrete pernottare in uno dei sei appartamenti con vista sulle piste da sci), situati sui due versanti opposti della montagna. Tra gli altri servizi due centri noleggio e le scuole sci “Scuola italiana sci Sarnano” e “Scuola italiana Sibillini”.
Tante sono le attività outdoor che si possono praticare nel comprensorio: non solo sci, ma anche nordic walking, sleddog, scialpinismo, snowboard e snowkite. Ci sono anche anelli per il fondo e itinerari per passeggiate, escursioni sulla neve e ciaspolate. Lo snowpark Mad.Dalena da quest’anno è stato ampliato con un maggior numero di percorsi per diversi gradi di difficoltà. Non solo per i rider più esperti, ma anche per i principianti a cui è offerta la possibilità di ricevere lezioni di snowboard grazie alla presenza di un maestro-allenatore del Collegio regionale maestri di sci. Altra novità nel panorama degli sport invernali è lo snowkite unione tra lo snowboard ed il kitesurf, tra una tavola ed un aquilone. Per i più audaci il divertimento è assicurato!
I prezzi degli skipass sono abbordabili: 23.50€ nei giorni festivi e 15 € nei giorni feriali, ma è possibile anche ridurre l’orario limitandosi ad uno skipass mattutino o pomeridiano. Acquistando lo skipass si scia su tutto il comprensorio, da Sassotetto a Santa Maria Maddalena. Gli studenti universitari, inoltre, godono di uno sconto del 20% sullo skipass giornaliero.
Nel sito www.sarnanoneve.it troverete maggiori informazioni e una webcam per potersi aggiornare in tempo reale sulle condizioni meteo prima di avventurarsi tra i tornanti. Buona sciata a tutti!
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Nel panorama sportivo cittadino di quest’inizio di stagione, prende sempre più corpo la realtà della Maceratese calcio. Dopo le prime otto giornate di campionato, infatti, la squadra della presidente Mariella Tardella è sola in vetta alla classifica del campionato di Eccellenza regionale, reso nobile dalla presenza di molte compagini blasonate come quelle del Tolentino, della Fermana e di altre ancora. Ma questo dato, in sé per sé, non solo non è decisivo, ma neanche rende giustizia a tutto ciò che la Società sta cercando di costruire.
Ed è proprio da qui che vorremmo tentare di analizzare la questione. Il calcio in città, come quasi dappertutto nel nostro Paese, riveste un ruolo fondamentale nel tessuto sportivo. Nella fattispecie, in realtà cittadine come la nostra, è il movimento che si sviluppa intorno al gioco del calcio quello che merita maggiore considerazione. E’ di fondamentale importanza non sottovalutare il modo in cui i giovani si approcciano a questo sport, né le persone che seguono e curano lo sviluppo sportivo ed intellettuale dei ragazzi. E ci sembra che la filosofia perseguita dalla Maceratese, come, peraltro, da altre realtà sportive calcistiche e non, sia proprio quella di puntare concretamente sui giovani.
Le società sportive che operano nel territorio hanno anche bisogno che le Amministrazioni Comunali siano partecipi e sensibili alle loro problematiche ed esigenze, e quella del Comune di Macerata dimostra da sempre di avere a cuore lo sport e tutti i giovani che ci si dedicano. Una fra le tante testimonianze è la volontà di realizzare un campo in sintetico a Collevario, che verrà gestito e realizzato dalla Maceratese calcio in collaborazione con il Comune. Questa nuovo complesso sportivo sarà, per la città, una struttura al passo con le esigenze dei tempi e delle numerose richieste di tutte le Società sportive che operano, in particolar modo, con giovani atleti nello sport di base. Quindi, l’operazione della prima squadra è, paradossalmente, solo l’apice di un modo di fare che ha portato alla guida della Società Mariella Tardella, imprenditrice di provate capacità manageriali, di solide risorse e soprattutto di una qualità indispensabile per sostenere imprese come queste: una grandissima, smisurata, tenace passione.
Le strade del successo camminano sempre su tre binari paralleli: le competenze, i talenti e la passione e la Maceratese sembra averli imboccati tutti. Basti pensare allo staff tecnico, con un personaggio di grande competenza e serietà come Claudio Cicchi; o allo stesso allenatore, un uomo solido e di grande esperienza con valenza umana e calcistica, come Guido Di Fabio; ma anche a tutti coloro che si muovono all’interno della Società: dallo staff medico ai magazzinieri, dagli allenatori delle giovanili a chi si occupa della lavanderia e, vivaddio, a tutti i giocatori della rosa. Tutti danno la sensazione di grande competenza e professionalità, da una parte, e di grande attaccamento ai colori sociali, dall’altra.
La strada della vittoria in campionato è ancora così lunga che fare pronostici in questo momento è fuori luogo. Vero è, invece, che il più grande risultato acquisito, da mantenere con tenacia, è il ritrovato rapporto d’amore con la città e con i suoi tifosi. Crediamo fermamente, che la visione futura dovrebbe puntare alla possibilità di costituire un tessuto solidale con tutte quelle realtà sportive, siano esse di grande spessore come la Lube o solo dilettantistiche, che si muovono sulla stessa lunghezza d’onda: lo sport inteso come scuola di vita. Occorrerebbe, inoltre, trovare un filo diretto con l’Ateneo maceratese, che è una delle realtà giovanili più importanti del territorio, con la possibilità di sviluppare sinergie di crescita che favoriscano entrambi. Di questi tempi, solo l’unione, può fare la forza.
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Una risorsa naturale come il mare può essere sfruttata, soprattutto d'estate, per praticare diverse attività sportive. Un interessante esempio è rappresentato dal kitesurfing. Questo termine sta ad indicare lo sport consistente nel planare sull'acqua servendosi di una tavola, detta “surf”, e facendosi trainare da un aquilone, detto “kite”.
Il gruppo di Civitanova
A Civitanova si è formata, nel 2003, un'associazione sportiva composta da amanti di questa disciplina. Il gruppo ha come base operativa la spiaggia “Kite Beach”, sul Lungomare sud della cittadina costiera. “La nostra associazione è nata dall'esigenza di unire i singoli appassionati di questo sport. – afferma il presidente Marco Romagnoli – In questo modo abbiamo anche potuto ottenere autorizzazioni dal Comune e da altri enti”. Il surf con aquilone può essere praticato facilmente e tutto l'anno anche nelle zone dell'Adriatico; l'importante è scegliere le attrezzature giuste per i venti leggeri marchigiani. La disciplina, poi, è adatta a tutti. Vale, comunque, la regola della “sana e robusta costituzione” ed è indispensabile saper nuotare. Naturalmente, bisogna essere capaci di gestire un aquilone lungo diversi metri e di affrontare le possibili situazioni di pericolo che potrebbero crearsi in acqua. “Il nostro spot (territorio d'azione del surfista, ndr) va, solitamente, dalla metà del Lungomare nord alla foce del Chienti. – spiega Romagnoli – Ci spostiamo in base alla condizioni del vento. Quando il tempo è buono, riusciamo ad “uscire” in quindici, alcuni con il “kite” ed altri con il windsurf”. L'abilità di questi sportivi sta nel riuscire a sfruttare le correnti d'aria e nell'essere capaci di fare movimenti in freestyle.
Kitesurfer in 15 giorni
La dimestichezza con le attrezzature si può ottenere frequentando lezioni teoriche e pratiche, tenute dagli istruttori dell'associazione. I corsi sono articolati in circa otto lezioni, con una durata totale che può andare da un minimo di quindici giorni a un massimo di due mesi. Il periodo ideale per partire con la preparazione è quello estivo, viste le godibili condizioni ambientali, ma è possibile iniziare anche in inverno. L'equipaggiamento base da kitesurf è composto dall'aquilone con i cavi, dalla fascia per agganciare il kite al corpo, dall'asta per manovrare gli strumenti e dalla tavola. Il tipo di abbigliamento da adottare varia, invece, in base al periodo dell'anno. Nelle stagioni calde sono sufficienti un costume e una maglietta, oppure una muta corta. Durante l'inverno è necessario utilizzare la muta, il cappuccio, i guanti e delle apposite scarpette. “In passato eravamo visti, in un certo senso, come degli extra-terrestri – scherza il presidente dell'associazione – In spiaggia, la gente sembrava aver paura del kite e, al nostro arrivo, si allontanava. Ora siamo ben accolti. Negli ultimi due anni, poi, siamo cresciuti in numero”. Il sito ufficiale di questo gruppo di sportivi civitanovesi è www.kitebeach.it .
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