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Discomgoogolation: la malattia del Web

11-10-2008

di Giorgio Cipolletta

Da un’indagine condotta dal neuropsicologo David Lewis su 2.100 cittadini intervistati nel Regno Unito, risulta che il 27% del totale dichiara di sentirsi stressato in situazioni in cui l'accesso alla rete non sia possibile. Non possiamo vivere senza internet…

L’immediatezza di risposte in qualsiasi situazione, il bisogno di curiosare. Quando il web si ferma, o rallenta la fase di caricamento, inizia la fase del discomgoogolation, si va in crisi totale. Il 76% dichiara di non poter vivere senza Internet, oltre il 50% naviga per più di 4 ore al giorno e un più basso 19% dichiara di passare più tempo nella rete che con la famiglia o con il compagno.

“La diffusione della banda larga - ha spiegato Lewis - ha creato per la prima volta nella storia la cultura delle risposte immediate. Tantissime informazioni sono ormai raggiungibili con un semplice click del mouse e quando non si ha questa possibilità, la discomgoogolation prende il sopravvento. È stato sorprendente vedere quanto la mancanza di internet abbia aumentato il livello di stress in coloro che si sono prestati a questo esperimento”.

La parola Discomgoogolation è nata dall’unione di due parole: discombobulate che significa confusione e Google, il noto motore di ricerca. Una mania, quella del Web, che cresce a vista d’occhio, aumenta nell’ordine del Kbyte/sec., stress, tachicardia, alta pressione. Un manuale d’infermieristica potrebbe aiutarci.

Uno scombussolamento di tutto il sistema nervoso: bisogno di click, battiti ritmati e sincopati sulla tastiera, emotion per esprimere in nostro stato d’animo. Non dipende dall'essere inglese o italiani: è una malattia comune, causa il contatto abituale e ormai necessario con il pc o qualsiasi dispostivo high-tech. Per decelerare l’avanzamento della malattia ed estraniarci dal ritmo incessante della Rete, basterebbe leggere un buon libro di poesia.

Copyright © Università degli studi di Macerata