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Scienza e Tecnologia

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23-12-2012 di Mauro Torresi

Utilizzo di dispositivi sempre più leggeri e tascabili e memorizzazione dei documenti personali nella “nuvola”, in Internet. Probabilmente sarà questo uno dei modelli che influenzeranno le abitudini informatiche degli utenti nel prossimo futuro. Al centro della possibile rivoluzione, i servizi cosiddetti “cloud”. Il docente Unimc Pierluigi Feliciati ha spiegato a Cittàteneo le caratteristiche di queste nuove realtà.

Il non mondo del software

Dagli anni '80 fino a poco tempo fa, erano i “personal computer” i tipi di elaboratore più usati dai privati, ma il successo di Internet ha mutato in maniera rilevante le abitudini degli utenti. "Stiamo assistendo al tramonto della macchina “personal”, dove installare e conservare dati e programmi – spiega Feliciati – con una sorta di ritorno al terminale intelligente, con cui accedere a software e dati residenti altrove". In anni lontani c'erano i mega sistemi, oggi ci si interfaccia con la “nuvola” (“cloud”, appunto, in inglese). Questo termine è ovviamente metaforico e serve a indicare un non-mondo, aereo e senza coordinate geografiche. I servizi cloud consistono in uno spazio su server da usare per la memorizzazione, e l'eventuale condivisione sicura, di documenti personali, siano essi testi, musica, video o altro. I fornitori di questi servizi "di solito mettono a disposizione una certa dimensione in termini di byte gratuitamente – afferma Feliciati – invogliandoci così ad aderire alle offerte commerciali per dimensioni maggiori, somiglianti a quelle degli ormai antichi hard disk".

La localizzazione fisica dei files o dei programmi che si vanno a richiamare da remoto non sarebbe, infatti, una condizione importante. Da qui nasce il particolare nome di questi strumenti. Dropbox, Google Drive, Ubuntu One o Aruba sono alcune delle realtà del settore. Esiste anche la possibilità di accedere a programmi di uso quotidiano, anch'essi presenti nella nuvola. C'è poi chi ha spostato in questo genere di spazio Internet l'intero sistema operativo, gestibile tramite un browser web, come accade per Google Chrome OS e per Linux OS W3.

Accesso senza limiti, o quasi

Si sta, quindi, assistendo ad un cambiamento caratterizzato da un sempre maggiore utilizzo di strumenti mobili, leggeri ed economici. Parallelamente, il collegamento alla Rete consente di comunicare, lavorare, giocare e gestire files indipendentemente dalla posizione geografica e dal dispositivo utilizzato. Basta entrare con i dati dell'account personale. Con il cloud, però, si potrebbero aprire discussioni legate alla sicurezza e alla riservatezza dei dati. Feliciati, a tal proposito, dice che: "«Gratuite o a pagamento, almeno in questa fase, le aziende cloud sono tutte sicure ed affidabili". La riservatezza, poi, dovrebbe essere tutelata, dato che è il solo utente ad accedere al suo spazio e a gestire gli eventuali accessi. Resta da vedere se questi servizi avranno un seguito anche in Italia, considerando le difficoltà di accesso alla banda larga in diverse zone del Paese. Saranno forse i cellulari, diffusissimi in territorio italiano, a portare alla notorietà i servizi cloud.

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20-09-2012 di Federica Senigagliesi

La mostra “Violetta, Carmen, Mimì – Percorsi al femminile dallo Sferisterio ai Musei Civici di Macerata” ha chiuso i battenti con un bilancio tutto positivo. Ne parliamo con la professoressa Francesca Coltrinari, docente di Storia dell'arte moderna presso il Dipartimento di Beni Culturali dell'Università di Macerata.

“La mostra ha unito diverse istituzioni culturali di Macerata: Macerata Cultura (che si occupa di Museo e biblioteca), l'Università e il Macerata Opera Festival, che hanno collaborato per creare un evento di ricerca, comunicazione e valorizzazione del patrimonio storico artistico della città. I finanziamenti sono venuti, oltre che dal Comune, da Regione, Provincia e dalla Camera di Commercio. Anche la Prefettura ha partecipato, aprendo le sue sale, dove si trovano numerose opere d'arte, a visite speciali molto seguite. La mostra ha avuto oltre 3.000 visitatori da luglio a settembre, molti dei quali stranieri, che hanno potuto vedere opere che fanno parte della storia della città. La peculiarità di questa mostra è stato, infatti, l'utilizzo di opere provenienti esclusivamente dal Museo e dalla biblioteca di Macerata. Volevamo dire: "ecco cosa siamo, cosa abbiamo: venite a scoprirlo". L'allestimento ha dato al Comune la possibilità di recuperare il secondo piano del museo, ora disponibile per accogliere la raccolta permanente di arte contemporanea; sono state restaurate alcune opere; è stato pubblicato un catalogo che studia la storia del museo, le sue collezioni, alcuni dei suoi artisti. E tutto con costi contenuti, minori rispetto alle mostre con prestiti esterni. Francesco Micheli l'ha definita efficacemente: "una mostra a km zero!".

A proposito dell'allestimento: c'erano installazioni video e ambientazioni create ad hoc (il tavolo di cristallo con bicchieri rovesciati e petali di fiori, un comò da camera o una sedia a richiamare le tre opere ispiratrici). Com'è nata questa idea?
L'allestimento è stato un punto di forza della mostra; lo ha curato un grande professionista, l'architetto Luca Schiavoni, autore anche del Museo della carrozza. Il progetto è nato in collaborazione fra lo stesso Schiavoni, me e Francesco Micheli, direttore artistico del Macerata Opera Festival; a Francesco si deve l'idea delle ambientazioni teatrali e la realizzazione dei video in mostra nati per collegare le opere d'arte e i linguaggi del teatro e del cinema. La mostra, infatti, voleva "far dialogare" il museo con lo Sferisterio, dunque le arti figurative con il teatro musicale.

C'è qualche aneddoto o “scoperta” particolari, magari legati alle opere selezionate, ai personaggi, o agli autori/autrici?
Aneddoti tanti e scoperte tantissime. Quella che mi è sembrata più significativa, trattandosi di un tema femminile, è stata la riscoperta del progetto creato a fine '800 da un collezionista maceratese, Cesare Filippucci, di un "museo delle donne", costituito con opere di artiste contemporanee di tutta Italia riunite per mostrare il genio femminile nell'espressione artistica. In mostra abbiamo ricreato parte di questo museo, con alcune delle opere di queste pittrici, messe accanto ai ritratti di Filippucci.

In qualità di storica dell'arte, potrebbe farci un breve excursus delle artiste donne legate al mondo della pittura?
Ovviamente sarebbe un lunghissimo discorso... le donne artiste sono vissute sempre all'ombra per motivi legati alla condizione femminile. Artiste, soprattutto miniatrici, erano attive nei monasteri fin dal medioevo, ma è in età moderna (dal Rinascimento in poi) che le vediamo emergere sempre di più. Alle donne erano riservati di solito generi artistici ritenuti "minori" come il ritratto e la natura morta, mentre la pittura di storia e la grande decorazione erano appannaggio degli uomini. Spesso le pittrici sono figlie d'arte, come Artemisia Gentileschi, figlia del pittore seguace di Caravaggio Orazio, oggi una stella, riportata alla luce dal cinema e da romanzi: l'aver affrontato i temi della grande pittura storica e mitologica - di solito riservata agli uomini - e i risultati della sua arte la resero famosissima anche ai suoi tempi (nel '600). La sua vita fu drammatica, segnata dalla violenza sessuale subita a opera di un altro pittore, collaboratore del padre, Agostino Tassi. Secondo molti studiosi Artemisia rievocò quella tragica esperienza nei drammatici quadri con Giuditta che decapita Oloferne, "vendicandosi" per immagini del suo violentatore. Molto meno nota è un'altra pittrice, Faustina Maratti vissuta nel '700, figlia del pittore marchigiano Carlo Maratti, che sto studiando attualmente: donna colta, per la sua straordinaria bellezza Faustina fu anche oggetto di un tentativo di rapimento!

 “Violetta, Carmen, Mimì” è stato l'esempio concreto di come sia possibile unire il patrimonio artistico locale con le altre eccellenze del territorio, in questo caso il Mof. Quali altri “esperimenti” simili si potrebbero tentare, pensando alle Marche?
Penso che la forza maggiore della proposta di questa mostra sia la possibilità di farne un modello replicabile in molte altre realtà altrettanto ricche di Macerata dal punto di vista del patrimonio storico-artistico, del paesaggio, delle attività culturali. Si tratta di trovare i contenuti (e quindi fare una buona ricerca di base), sforzarsi di comunicarli con i mezzi giusti e tali da essere comprensibili a un vasto pubblico, e di promuovere adeguatamente le iniziative con mezzi informativi e servizi. Nel nostro caso, il collegamento fra Sferisterio e Museo ha funzionato molto per la circolazione delle informazioni e del pubblico, tanto che le due istituzioni si sono rafforzate vicendevolmente.

Se dovesse individuare tre donne contemporanee (dal mondo della politica, del giornalismo, della cultura, della televisione o quant'altro) che idealmente rappresentino dei nuovi paradigmi al femminile, chi sceglierebbe?
Qui andiamo su fatti di gusto e opinioni personali, e non so che interesse possano avere... inoltre essendo una storica, tendo a prendere sempre esempi del passato! Scherzi a parte, a me piacciono molto le donne che raggiungono l'eccellenza nei più vari campi, per esempio nello sport, un mondo che mi affascina per la componente di impegno, sforzo e sfida oltre i limiti. Quindi, per esempio, mi piace Yosefa Idem che ha avuto una carriera limpida, duratura, che ha una famiglia e prende posizioni anche politiche. Nella politica ho ammirato grandi figure di italiane, come Nilde Iotti e Tina Anselmi, eccezionali per coerenza e senso delle istituzioni. Poi trovo sempre incredibile madre Teresa di Calcutta, un'icona assoluta ed eroica. Ma per me il modello importante è stata mia madre: una donna capace di crescere tre figli, di lavorare, un vero punto di riferimento.

Altre mostre in cantiere o progetti?

Un'altra mostra c'è... ma in fase talmente delicata di progettazione che non ne posso parlare ora, ma penso ne avremo occasione! Posso dire però, e ci tengo, che in ogni iniziativa che farò voglio che la nostra Università abbia un ruolo centrale. Spesso le mostre non si appoggiano alle università, soprattutto in questo territorio; invece credo che solo le competenze universitarie possano garantire quella base di ricerca indispensabile a fornire prodotti culturali di valore. Inoltre è l'occasione per far lavorare dei giovani laureati: il catalogo di "Violetta, Carmen, Mimì" è scritto quasi interamente da laureati delle facoltà di beni culturali e lettere di Macerata e l'attenzione agli aspetti gestionali che abbiamo messo in questa operazione nasce da quanto insegniamo nei nostri corsi di laurea a Fermo, con l'obiettivo di far crescere un settore, appunto quello dei beni culturali, che può davvero creare sviluppo, sia economico che sociale, e lavoro”.

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21-06-2012 di Valentina Matilde Di Michele

“La memoria è il diario che ciascuno porta sempre con sé”. Così ci parla della memoria il grande scrittore Oscar Wilde. Lui di certo ne sapeva abbastanza, dato che i suoi romanzi hanno cavalcato i ricordi della memoria di molti di noi. La letteratura è, per definizione, il luogo che dà dignità alla memoria. Lo sapevano gli antichi elleni e lo sanno gli scrittori di oggi. Ma i ricordi di nonni, padri, madri e zii chi li conserva? Chi li restituisce ai posteri?
Un patrimonio senza prezzo, che nessun libro di storia sarà mai capace di recuperare; un puzzle dove ogni tessera ha il suo valore inestimabile, senza la quale il disegno del umanità non sarebbe completo.

Per questo esiste una “Banca della memoria”, un vero e proprio contenitore dove conservare i ricordi di tutte le generazioni; un'eredità che funge da trait-d'union tra giovani e anziani, in cui questi ultimi riacquistano il ruolo di fonte di saggezza e conoscenza che un tempo apparteneva loro. In più, il progetto utilizza come media il web, così da avvicinarsi anche e sempre meglio al mondo contemporaneo digitalizzato.

"Memoro", così è stata chiamata la “Banca della memoria”, è sbarcato anche in Italia grazie all'opera di quattro giovani torinesi: Franco Nicola, Lorenzo Fenoglio, Valentina Vaio e Luca Novarino. È iniziata con l'opera di raccolta tra parenti e amici dei quattro, per poi espandersi e raccogliere documenti di ogni genere da qualunque parte della penisola. L'unico parametro è trovare ricordi prima di persone antecedenti al 1950, per poi risalire fino ai giorni nostri.
“La memoria è l'unico possedimento concreto dell'uomo, perché non fa differenze fra la ricchezza e la povertà” affermava Alexander Smith. E proprio il principio da cui nasce "Memoro" è un progetto che vuole generare ricchezza, ma non di ordine economico, quanto, piuttosto, una ricchezza culturale e storica. E' possibile sostenere l'iniziativa attraverso donazioni spontanee e il 5x1000.
Da poco, grazie al contributo di tante persone, sono stati creati nuovi servizi, come la formazione nelle scuole, per rendere gli studenti “cacciatori di memorie”, così da ridare valore al dialogo intergenerazionale, troppo spesso bistrattato nella società odierna; oppure è emersa l'idea di raccogliere in settori specifici i racconti e le esperienze degli ex lavoratori delle aziende, in modo da avere un patrimonio che va a completare la storia ufficiale dell'azienda stessa, creando un archivio storico completo e personalizzato. Questo progetto vuole restituire dignità al tempo e ai ricordi, e riportare la magia del dialogo a chiunque possa dedicare anche solo alcuni minuti agli altri.

Il grande motore della memoria è ormai inarrestabile, non resta che contribuire per non far esaurire il carburante. Sito: www.bancadellamemoria.it

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08-05-2012 di Valentina Matilde Di Michele

L'agricoltura biologica è, oggi, un tipo di coltivazione molto apprezzata, perché non mira tanto alla produzione di grandi quantità di beni alimentari, quanto alla qualità, mantenendo una forte attenzione verso l'ecosistema naturale. Da un lato, sfrutta la fertilità del suolo attraverso interventi mirati di origine meccanica e artificiale, ma in modo limitato; dall'altro lato, promuove la crescita della biodiversità naturale dell'ambiente in cui opera ed esclude l'utilizzo di prodotti di sintesi, salvo quelli specificatamente ammessi dal regolamento comunitario. Loredana Benni è la presidentessa dell'Aaiab Marche, associazione che si occupa dell'agricoltura biologica.

Cosa significa dire che un prodotto è biologico?

Si definisce biologica una produzione vegetale o animale ottenuta con la tecnica di produzione o di allevamento biologico. Tale metodo esclude l'utilizzo di pesticidi, di sostanze chimiche di sintesi e di Ogm, come previsto dal Regolamento Ce 834 del 2007, che indica le regole di produzione e controllo. La produzione biologica, per potersi definire tale, deve essere controllata e certificata da un Organismo di Controllo autorizzato dal Mipaf (Ministero delle Politiche Agricole e Forestali)

Come si riconosce un prodotto biologico?

L'etichetta è la garanzia per il consumatore di acquistare un prodotto da agricoltura bio. Deve sempre contenere le seguenti indicazioni: il nome dell'Organismo di controllo autorizzato e il suo codice, preceduto dalla sigla It (Italia); il codice dell'azienda controllata; la denominazione e la sede del produttore; il numero di autorizzazione; la dicitura "organismo di controllo autorizzato". Qualsiasi dicitura come "fatto con amore", "pasta bio", "pomodoro naturale" ecc. che non siano accompagnate da queste informazioni non sono sufficienti a dichiarare che il prodotto che acquistiamo è proveniente da agricoltura biologica.

Quali sono le differenze tra un prodotto biologico e uno che non lo è?

La differenza tra un alimento biologico e un alimento convenzionale è strettamente legata alla tecnica agronomica che, nel caso del biologico, favorisce e protegge la biodiversità, la fertilità del terreno, rispetta i cicli naturali degli agroecosistemi.

La fertilità del suolo e la presenza di microrganismi, in grado di produrre humus e nutrienti per le piante, influiscono positivamente anche sulla qualità nutrizionali e salutari dei prodotti stessi. Come ormai dimostrato ampiamente dalla ricerca, il prodotto biologico, rispetto a quello coltivato in maniera intensiva, possiede un maggior contenuto di vitamine, di minerali utili, di fibre e quindi un minor contenuto di acqua. E' inoltre esente da residui di pesticidi e sostanze di sintesi.

Inoltre, la scelta di un prodotto da agricoltura biologica favorisce una dieta legata alla stagionalità dei prodotti locali e alla tutela della cucina tradizionale dei diversi territori.

Quale può essere il motto del bio?

Agricoltura Biologica: un'agricoltura che fa tesoro dei vecchi saperi e, nel contempo, fa propri i progressi della scienza.

Non ci resta che provare la differenza, io l'ho fatto e vi assicuro che è tutta un'altra musica, o meglio, tutto un altro gusto.

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25-03-2012 di Mauro Torresi

L'informatica offre sempre nuovi programmi gratuiti, da scaricare e utilizzare sul proprio computer per diversi tipi di attività creative (spendendo, quindi, zero Euro). Nell'articolo "Strumenti gratis per il tuo computer/1" il docente Unimc Pierluigi Feliciati, intervistato da Cittàteneo, ha consigliato alcuni dei migliori software “open source” e “liberi” per elaborare documenti di vario genere e fotografie. L'intervista prosegue ed è ora dedicata ai software gratuiti per la creazione di clip audio-video e per la messa in sicurezza del computer.

Professore, il computer può essere uno strumento di creazione di prodotti audiovisivi. Cosa offre l'universo "open source" nel campo dell'editing audio e video?

Il montaggio audio digitale è possibile grazie a specifici software che consentono la manipolazione di tracce audio e che, oltre all'ascolto, consentono di norma la registrazione, la decisione del punto d'inizio, del punto finale e della durata di ogni brano, la creazione di dissolvenze, in ingresso ed in uscita o incrociate, la miscelazione di sorgenti sonore diverse, indirizzandole anche sui canali di destra o di sinistra, l'inserimento di effetti più o meno sofisticati, la conversione fra differenti formati audio. Il programma di libero uso che più mi sento di segnalare per un uso domestico è “Audacity” (http://audacity.sourceforge.net/), che oltre alle funzioni di base offre una serie di operazioni aggiuntive, tramite le quali è possibile intervenire su parametri come il volume, la velocità, l'intonazione, la compressione e la normalizzazione. Un altro pacchetto libero molto potente è “LMMS” (Linux MultiMedia Studio, http://lmms.sourceforge.net/), disponibile anche per i sistemi operativi Microsoft Windows e Mac OS X, che combina le caratteristiche di sequencer musicale a quelle di registratore audio multitraccia.

Per il montaggio video digitale (non-linear editing) esistono alcuni pacchetti liberi di valore come “Avidemux” (http://www.avidemux.org/), che permette di modificare, tagliare, unire, applicare filtri e ri-codificare video nei formati più comuni. Un altro software del genere è “VirtualDub” (http://www.virtualdub.org/), noto per la sua semplicità di utilizzo, per l'efficienza e per le varie funzionalità di conversione, estrazione e modifica. Infine cito “CineFX” (http://www.cinefx.org/), che rende possibile visualizzare, editare video e inserire animazioni e effetti speciali sui principali sistemi operativi.

 

Uno dei temi più importanti in informatica è quello della messa in sicurezza del computer. Ci sono dei buoni programmi antivirus gratuiti?

I sistemi operativi liberi basati su Linux non hanno necessità, di norma, di applicazioni di sicurezza, essendo praticamente immuni da virus. Per i sistemi operativi Microsoft gli antivirus sono invece strumenti indispensabili. Tra questi, ne esistono di gratuiti per la versione base, come “AVG” (http://www.avg.com/), “Avira Free Antivirus” (http://www.avira.com/it/pages/index.php) e “Avast! Free Edition” (http://www.avast.com/it-it/index). Quest'ultimo è molto efficace, ma scade dopo un anno, quindi si deve rinnovare la registrazione.

Due raccomandazioni importanti sono: verificare che sia sempre aggiornata la lista delle definizioni dei virus ed evitare di installare un software antivirus senza aver prima verificato di non averne già un altro all'interno del computer. Il programma di protezione precedente andrebbe accuratamente disinstallato per evitare criticità al sistema operativo!

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15-03-2012 di Mauro Torresi

Rendere il proprio computer un laboratorio creativo senza spendere un Euro. Questo può essere realizzato tramite l'utilizzo di programmi “open source” o “liberi”. Il mondo dell'informatica offre diverse applicazioni gratuite per creare ed elaborare informazioni ed elementi multimediali. Quando si parla di software “open source” ci si riferisce al suo “codice aperto”, quindi alla segretezza o meno del funzionamento dell'applicazione e alla disponibilità pubblica di documentazione tecnica in proposito. Con il programma “libero” viene offerto l'uso dello stesso a titolo gratuito, a condizione che l'utente dichiari di utilizzarlo a titolo personale e senza trarre profitto. Le due condizioni “aperto” e “libero” sono spesso sovrapposte e portano allo sviluppo di “Free Open-Source Software” (FOSS). Pierluigi Feliciati, docente Unimc e delegato del Rettore al coordinamento del Sistema Informativo d'Ateneo, consiglia alcuni dei migliori programmi gratuiti da poter scaricare e utilizzare per attività creative.

 

Professore, quali programmi potrebbero essere utili ad uno studente universitario per scrivere la tesi e le relazioni o per creare presentazioni?

Esistono delle suite integrate di programmi per la scrittura, per la creazione di presentazioni, tabelle, grafici e disegni e per la gestione di banche dati alternative al famoso “Microsoft Office”. Queste offrono le stesse funzionalità ma sono gratuite. Prima di tutto va citato “OpenOffice.org” (http://it.openoffice.org/), libero e open source, disponibile per tutti i sistemi operativi. Dalla versione 3.2.1 in poi comprende “Writer” (per l'elaborazione testi e l'editing di HTML), “Calc” (foglio di calcolo), “Draw” (programma di grafica), “Impress” (programma per creare presentazioni), “Math” (editor di formule matematiche), “Base” (database). OpenOffice.org permette inoltre l'esportazione e l'importazione nei formati Microsoft, in PDF, in Adobe Flash e in DocBook XML. Da un certo momento in poi, una parte della comunità che manteneva questo software si è separata e ha prodotto e reso disponibile, sempre liberamente, un pacchetto molto simile: “LibreOffice” (http://www.libreoffice.org/), anch'esso disponibile per tutti i sistemi operativi.

 

Sempre più giovani si stanno appassionando all'arte della fotografia. Tra i migliori software gratuiti per elaborare le immagini quali si potrebbero citare?

Credo sia utile distinguere i software per intervenire sulle immagini digitali di tipo fotografico in due tipologie diverse. Prima di tutto, esistono programmi liberi, leggeri e molto facili da imparare che servono ad effettuare interventi semplici sulle immagini nei formati più comuni: ridimensionare, ritagliare, regolare la luminosità, il contrasto, la profondità e la gamma dei colori. Per questa categoria suggerisco “IrfanView” (http://www.irfanview.com/), disponibile in molte lingue e ricco di filtri e funzionalità, oppure “XnView” (http://www.xnview.com/). La seconda tipologia riguarda i programmi di fotoritocco più avanzati, non sempre facili da usare in modo completo, che consentono rielaborazioni di livello professionale. Tra questi, prevale senza dubbio “GIMP” (http://www.gimp.org/), totalmente gratuito, ma senza nulla da invidiare ai famosi Adobe Photoshop o Corel Photo-Paint: permette ridimensionamento e ritaglio di foto, alterazione o ritocco dei colori, unione o sovrapposizione di molte immagini in una sola, eliminazione di particolari non desiderati e conversione tra formati. Può essere anche usato per creare semplici animazioni.

 

Nella prossima puntata si parlerà di programmi per creare contenuti audio e video e per mettere in sicurezza il computer dai virus.

 
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06-12-2011 di Valentina Matilde Di Michele

Vuoi cambiare colore degli occhi? Li vuoi azzurri o verdi? Da oggi non è più un problema. Dagli Stati Uniti una nuova procedura sperimentale ha permesso, attraverso il bombardamento con raggi laser, di cambiare il colore degli occhi secondo i propri desideri.
Bastano 20 secondi per avere occhi di un nuovo colore: ecco la scoperta del dottor Greg Homer, dello Stroma Medical Center in California. Con questa tecnica si potrà cambiare colore dell’iride con la stessa semplicità con la quale si fa la tinta dal parrucchiere. Il medico statunitense ha creato un laser capace di trasformare gli occhi marroni in occhi di un blu intenso. La scoperta nasce dal fatto che gli occhi di tutti gli esseri umani hanno il pigmento del colore marrone, ma chi ha gli occhi blu ne possiede di meno. Alla luce di questa scoperta, la soluzione viene da sola: basta togliere un po’ del pigmento marrone per far saltar fuori il blu.

L'operazione avviene in questo modo: dopo aver opportunamente tarato un laser, il medico verifica che tutto sia perfettamente in ordine e in 20 secondi si “brucia via” il marrone degli occhi, poi si aspetta qualche giorno, in modo che il blu cominci a venir fuori. Questo intervento è totalmente innocuo e non produce conseguenze indesiderate per la salute dei pazienti. L’operazione potrebbe essere a breve alla portata di tutti, tranne che negli Usa, dove ci vorranno almeno tre anni prima che venga approvata. Il costo medio è di circa 3.500 euro per tutti e due gli occhi, senza ricoveri e senza effetti collaterali. Il rovescio della medaglia, come in tutte le cose, c’è tuttavia anche qui.
Sembra una straordinaria conquista di libertà, ma secondo gli psicologi finirà per essere la corsa a una nuova omologazione estetica. Il boom di richieste scatenate dopo la divulgazione della notizia fa credere che ci sia un'insicurezza latente all'interno della società, una società che vive in maniera evidente un cattivo rapporto con il proprio corpo.

L'idea che ne esce è quella di una bellezza costruibile su misura; di un corpo imperfetto che si può, anzi, si deve correggere.
Entrare e uscire dalla propria immagine, smontare e rimontare le proprie fantasie attraverso travestimenti e trucchi è del tutto innocuo, qualora l'identità rimanga solida e ben radicata. Le persone contente di sé sono, infatti, disposte ad accettare i propri difetti fisici come qualcosa di unico che le rende speciali e originali.
Mutare il colore degli occhi potrebbe, però, produrre una metamorfosi nella quale, chi si sottopone all'intervento, rischia di perdersi e di non riconoscersi più. Gli occhi azzurri non vedranno mai le stesse cose che vedono gli occhi neri.

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07-11-2011 di Mauro Torresi

Dal mondo del social networking sono in arrivo interessanti novità, rilevanti per gli utenti in generale e, soprattutto, per gli internauti attenti alla privacy.

Sta per essere aperto al pubblico “Diaspora”, un progetto che avrebbe come obiettivo la creazione di una rete sociale utilizzando un sistema decentralizzato e sicuro. L'idea è venuta qualche tempo fa a quattro ragazzi della Courant Institute of Mathematical Sciences della New York University: Daniel Grippi, Maxwell Salzberg, Raphael Sofaer e Ilya Zhitomirskiy (quest'ultimo è da pochi giorni deceduto, come riporta il sito Webnews.it). Di “Diaspora” si parla già da diversi mesi. L'attenzione della stampa verso il nuovo network è, però, aumentata in questi giorni, visto che i gestori del servizio starebbero preparando l'accesso al grande pubblico, dopo un periodo di test. L'edizione on-line de “Il Sole 24 Ore” parla della prossima apertura in un articolo del primo novembre scorso.

Consultando la voce “Diaspora (software)” dell'enciclopedia on-line “Wikipedia”, versione italiana, si possono leggere alcune proprietà del nuovo servizio. Nell'enciclopedia è spiegato che Diaspora “è un personal web server libero che implementa una rete sociale distribuita”. Le funzionalità offerte sono simili a quelle di un noto social network, Facebook. Una delle principali novità proposte sarebbe ricollegabile al concetto di decentramento. “Wikipedia” spiega che ogni macchina su cui “Diaspora” è installato viene chiamata “pod”. Il “pod” raccoglierà tutte le informazioni dell'utente in un unico luogo. Le relazioni tra nodi “amici” saranno sicure, perché criptate. Agli utenti, che non hanno la possibilità di ospitare il software su un proprio server, verrà offerto un servizio per creare un account su un server terzo. Quindi, il programma potrebbe essere facilmente utilizzato anche dai non esperti di informatica.

“Diaspora” è, inoltre, un software libero, distribuito sotto licenza Agpl. Alcune altre caratteristiche annunciate sarebbero: la condivisione sicura di contenuti multimediali, l'integrazione di servizi di terze parti, un protocollo di messaggistica istantanea e l'integrazione di un servizio di Voip.

Visitando la pagina web Joindiaspora.com, uno dei “punti di accesso” al network, appare da subito la scritta “Condividi ciò che vuoi, con chi vuoi”. Più in basso, alcune parole chiave: scelta, proprietà, semplicità. Le frasi che seguono ad ogni vocabolo mettono in risalto l'attenzione che il progetto dedicherebbe alla tutela della privacy degli utenti. La suddivisione dei contatti in gruppi, chiamati “aspetti”, permetterebbe di condividere foto, racconti e altro solamente con le persone desiderate. Dopo la seconda parola, “Proprietà”, è anche scritto che “Su Diaspora possiedi le tue foto, se le vuoi condividere non hai l'obbligo di cedere i diritti d'uso a nessun altro. Tutto ciò che pubblichi rimane tuo ed hai il controllo sulla sua diffusione”. Per conoscere in prima persona questa nuova iniziativa, è possibile accedere al sito Joindiaspora.com.

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05-08-2011 di Federica Senigagliesi

E' cosa piacevole e inaspettata scoprire che il piccolissimo borgo di Ripe San Ginesio – nemmeno mille abitanti, in provincia di Macerata - è il punto di riferimento per tutto ciò che riguarda ecosostenibilità e biodiversità. Ripe San Ginesio “ sta avanti”, si direbbe in slang giovanile. Si è, infatti, conclusa a luglio la seconda edizione di “Borgo Futuro”, meeting delle energie rinnovabili e sostenibili, nato nel 2010 in occasione dell’anno della Biodiversità nell’ambito della Comunità montana dei Monti Azzurri.

Ripe, a dispetto della sua natura medievale, vanta una tradizione ultra ventennale nel campo dell’arte contemporanea: ogni anno si svolge la rassegna “Ripe Arte” e ogni anno si realizza un’opera per il Parco delle Sculture lungo il viale degli Artisti, in pieno centro storico. Camminando per i vicoli si incontrano, infatti, numerose installazioni di artisti contemporanei come Tulli, Peschi, Bompadre, Barisani, Craia e altri: installazioni uniche, così com’è unico il parco giochi dei bambini, allestito con giochi-sculture d’artista.

L’unica cosa “ cementificata” a Ripe San Ginesio è il connubio tra il piccolo borgo e l’arte, un legame che è diventato espressione dell’intera cittadinanza e che ha fatto di questo progetto amministrativo un vero e proprio modus vivendi all’insegna della vivibilità. A questa realtà d’avanguardia si aggiunge “Borgo Futuro”, un momento di incontro, confronto, coesione e condivisione anch’esso unico nel suo genere. L’edizione 2011 del meeting ha proposto un ricchissimo programma di eventi e ospiti: da Andrea Vianello a Don Franco Monterubbianesi, da Elio Veltri a Bobo Rondelli, che ha chiuso simbolicamente la seconda edizione del meeting col suo concerto.

Dire che Borgo Futuro è una fiera di paese sarebbe scorretto, così come sarebbe dire che si tratta di una sagra gastronomica, di un festival musicale, di una rassegna d’arte contemporanea o di una serie di convegni di settore. E’, invece, esatto dire che Borgo Futuro è questo e molto altro: improvvisazione teatrale, sperimentazione musicale, laboratori di manualità, educazione al riciclo e al riuso. Parte integrante del festival 2011 è stato il gruppo maceratese per la “decrescita felice”, che con laboratori pratici e informazioni sul consumo critico, ha fornito ai partecipanti gli strumenti basilari per una nuova autosufficienza all’insegna della sostenibilità ambientale. Anche la musica è stata ecologica: grazie ad una serie di accorgimenti e alla disponibilità degli artisti che vi hanno preso parte (il già citato Rondelli, la folk band romana Rein, quella marchigiana dei Rocko e The Rolls, Stefano Fabbroni e Lo Trainanà, il chitarrista jazz Freddy Giorni) gli show sono stati a ridotto impatto ambientale e con emissioni limitate di CO2. Presenti diversi stand gastronomici di cucina locale, macrobiotica e con prodotti del commercio equo e solidale, il tutto usando, rigorosamente, piatti e bicchieri biodegradabili.

“Borgo Futuro” è un’esperienza da fare: è un modo per scoprire un piccolo gioiello tra i molti centri abitati del panorama marchigiano e un momento di riflessione e svago insieme, dove le forme condivise della musica e dello spettacolo si incontrano in nome di un futuro migliore, per tutti.

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04-08-2011

Macerata Taptour (www.imacerata.it) è un'applicazione per i telefonini di ultima generazione che consente ai turisti, ma non solo, di accedere rapidamente alle risorse del territorio: servizi, informazioni storiche, artistiche, culturali e naturali, peculiarità enogastronomiche, attività commerciali e ricettive.

E' stata l'assessore comunale alla Partecipazione, Federica Curzi a presentare questa applicazion destinata ai turisti e ai cittadini sviluppata dalla Sintab Srl di Sulmona per dispositivi Apple e Android che sfrutta la localizzazione Gps per ottimizzare la fruizione delle informazioni e che potrà essere scaricata gratuitamente.

"L'apertura di punti wi fi free in città faciliterà ancora di più l'uso di internet e della tecnologia per molti tipi di servizi. E' questo un modo innovativo - ha aggiunto l'assessore Curzi - stimolante per i giovani e gli studenti universitari, accessibile a chiunque e in qualunque luogo si trovi, per rendere fruibile la nostra città".

Un invito agli operatori del territorio, cui il Comune ha spedito una lettera a firma congiunta degli assessorati alla Partecipazione e alle Attività produttive, è stato rivolto loro da Giampaolo Tronca e Sussanna Iraci, rispettivamente amministratore e responsabile commerciale della Sintab, per entrare in rete.

"Così - è stato detto - potranno promuovere le proprie attività attraverso la presenza sul portale web e sito www.imacerata.it, sulle applicazioni mobili Apple e Android, inserendo tutte le informazioni per far conoscere al meglio i propri prodotti e servizi con testi, foto e video, con la presentazione di offerte e promozioni e la segnalazione di eventi".

"Il progetto si colloca sull'idea di sviluppo di una Macerata città digitale - ha concluso l'assessore Curzi -. Tramite internet la città può diventare democraticamente vivibile: piazze, strade, centro storico, locali, intrattenimento, cultura a portata di mano e alla portata di tutti".

Info: www.imacerata.it

 

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