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Villa Magna, un nuovo patrimonio dell'umanità

27-01-2010

di Mina Sehdev*

Nell’Aula Magna dell’ateneo maceratese si è tenuta una tavola rotonda di presentazione delle due campagne di scavo che hanno portato alla luce il nuovo sito archeologico nelle vicinanze di Urbisaglia e denominato “Villa Magna”. La significativa scoperta di queste nuove strutture appartenenti ad un coevo insediamento finalizzato allo sfruttamento agricolo del territorio, è stata possibile grazie al sostegno economico della Fondazione Carima e al Dipartimento archeologico dell’Università di Macerata.

Le indagini archeologiche sono iniziate nel 2006 sotto la direzione di Giuliano De Marinis della Soprintendenza per i Beni archeologici delle Marche e del Prof. Gianfranco Paci dell’Università di Macerata, ma gli scavi più recenti hanno dimostrato l’inserimento della villa romana in un ben più vasto contesto archeologico, rivelando una realtà estremamente complessa ed interessante, anche con l’ausilio delle moderne tecniche esplorative geoarcheologiche. Gli scavi, estesi per oltre trentamila metri quadrati, hanno infatti consentito di individuare su tutto il territorio esplorato ed oltre una totale edificazione con probabili edifici medievali adattati su precedenti strutture romane, inclusa forse una basilica paleocristiana a due absidi.

L’antica città, per ora quasi completamente sepolta, ha i requisiti richiesti per venire annoverata fra i siti patrimonio dell’umanità, a condizione che venga portato alla luce tutto quanto di significativo possa essere rintracciato sotto una coltre di terreno sedimentato da tempo. Per questo si sta predisponendo un piano d’intervento, sotto forma di una legge speciale con il supporto di un qualificato gruppo di professionisti, che potrà costituire la fonte di finanziamento necessaria per la realizzazione dell’ambizioso progetto.

Durante la tavola rotonda – cui hanno partecipato anche il prof. Paci, il vicepresidente della Fondazione Carima on. Roberto Massi, il dott. Paolo Quiri della Soprintendenza per i Beni archeologici delle Marche, il prof. Gilberto Pambianchi dell’Università di Camerino e il coordinatore degli scavi Umberto Migliorelli – è stato tracciato il quadro storico e sono state esposte le future prospettive di ricerca; in particolare, il direttore dello scavo, l’archeologo Dott. John Mills, ha illustrato i principali risultati dell’indagine, mentre il geologo Dott. Fabio Pallotta ha trattato il tema delle prospezioni geoarcheologiche e dell’aereofotografia all’infrarosso.

*Per gentile concessione

 

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