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Università, scoppia la protesta. Intervista al rettore

18-12-2008

di Chiara Fonzi

Negli ultimi tempi la Legge 133 ha animato l'Italia e Macerata non è stata da meno. Basta uscire di casa per ascoltare la rumorosa voce delle proteste, ma ce n'è una che molti vorrebbero udire: quella del nostro rettore Roberto Sani. L'abbiamo intervistato.

La prima domanda riguarda il suo silenzio stampa: perché non ha detto la sua?
Non c'è stato nessun silenzio stampa. Ritengo che il rettore debba parlare attraverso gli organi di governo dell'Ateneo (Senato Accademico e Consiglio di Amministrazione) e nelle sedi istituzionali preposte (la CRUI e il ministero) e lì promuovere eventuali forme di protesta. Come SA e CdA abbiamo approvato documenti durissimi sulla L.133/2008 fin dal mese di luglio. La nostra posizione è chiara e condivisa: no alla privatizzazione, no ai tagli indiscriminati e no all'aumento delle tasse; sì a riforme necessarie a rilanciare il sistema universitario pubblico.

Magari i suoi studenti avrebbero preferito sapere cosa ne pensa lei, in prima persona.
Attenzione: sono stato io a redigere materialmente la delibera proposta il 28 ottobre al Senato Accademico e approvata all'unanimità su mia sollecitazione. In seguito ho ribadito le posizioni adottate dagli organi di governo dell'Ateneo alla CRUI e in alcune interviste a quotidiani locali. Mi sembra che non ci siano margini di ambiguità…

L'assemblea No133MC ha denunciato forme di ostruzionismo da parte sua.
Per fare ostruzionismo mi sarebbe bastato decidere di non presentare il documento in Senato. Solo la malafede di qualcuno può negare l'evidenza. Ma la malafede ha un limite: mi si richiami un caso, un solo caso di ostruzionismo. In realtà, siamo l'unico Ateneo che sui provvedimenti del Governo si è espresso in modo unanime e fortemente polemico, senza ambiguità e senza fratture.

Perché non ha mai presenziato alle assemblee che si sono svolte?
Non è questo il ruolo del rettore. Non spetta a me presenziare le assemblee.

Eppure il rettore di Ancona ha fatto un intervento significativo, il 30 ottobre, giorno dello sciopero generale...
Questo, tuttavia, non gli ha risparmiato i cori polemici che si sono alzati il 4 novembre dal corteo sotto al rettorato. In questo caso siamo di fronte a sensibilità diverse e a diversi modi di intendere il nostro ruolo istituzionale. Entrambi legittimi, naturalmente.

Il sindaco di Ripatransone, a nome dei comuni del Piceno, ha fatto una dichiarazione molto forte: "Ci faremo commissariare tutti, ma non applicheremo la legge".
Non conosco il caso e non ho elementi per esprimere valutazioni al riguardo. Io ritengo che in uno Stato di diritto una legge approvata dal Parlamento e controfirmata dal Presidente della Repubblica, anche se giudicata ingiusta e non condivisibile, fino a che non sia abrogata dallo stesso Parlamento, deve essere applicata. Fra l'altro, nel nostro caso, si andrebbe verso il commissariamento dell'Ateneo con il blocco delle sue attività: è questo che si vuole? L'Università di Macerata affronta questo momento di grande disagio con i bilanci a posto, una proposta formativa seria, servizi agli studenti accresciuti e certificati sotto il profilo della qualità. Non è neppure lontanamente a rischio chiusura e non intende aumentare le tasse d'iscrizione, perché i nostri studenti sono i figli dei dipendenti di quelle aziende e di quelle realtà produttive che stanno chiudendo o ridimensionando i livelli occupazionali sotto i colpi della crisi economica internazionale. Riteniamo che non si debba far pagare la crisi del sistema universitario italiano agli studenti e alle loro famiglie.

Perché non ha ricevuto una rappresentanza dell'assemblea riunita sotto al Rettorato durante la seduta del Senato Accademico?
Perché il Senato Accademico è un organo istituzionale e non può essere condizionato nelle sue scelte da nessuna manifestazione di protesta. Del resto, la delibera adottata dal S.A. era già pronta da un paio di giorni. Attenzione però: non vorrei che la grande e unitaria protesta contro i provvedimenti del Governo, condivisa appieno da tutte le componenti dell'università maceratese, finisse per trasformarsi in un attacco strumentale al rettore e al governo dell'Ateneo. In questo caso, si sprecherebbe davvero una grande occasione.

Parliamo dell'occupazione dell'aula di Scienze della Comunicazione. I ragazzi vorrebbero una sede fissa per organizzare le proteste. Non è possibile concedergliela?
Almeno un anno e mezzo fa le rappresentanze studentesche chiesero all'Università uno spazio autonomo e autogestito e lo ottennero. Nei giorni delle proteste per la Legge 133 sono arrivate due richieste. Il rettore ha detto "va benissimo", ma ha spiegato che gli spazi appartengono alle Facoltà: si tratta di aule dove in questo periodo si fa regolarmente lezione. Mi è stato risposto: "Noi vogliamo l'aula di Scienze della Comunicazione oppure quella di Giurisprudenza che dà su via don Minzoni". Ho fatto comunicare ai ragazzi che dovevano contattare i presidi e verificare con loro la disponibilità. I presidi si sono detti disponibili a concedere le aule per ospitare le assemblee, ma hanno anche precisato che, stante il calendario delle lezioni già avviate, non era possibile un'occupazione sistematica fino al 14 novembre. Non dimentichiamo che gli spazi sono quelli che sono e che a me tocca garantire la regolarità dell'attività didattica per studenti e docenti.

L'aula era stata chiesta, prima che venisse occupata?
Al rettorato è arrivata la prima richiesta 2 o 3 giorni dopo e la mia impressione è che i richiedenti non coincidessero con gli occupanti. Fra l'altro registro che, mentre si richiedono aule, c'è chi le occupa e diffonde notizie del tutto false (smentite sui giornali dalla stessa Questura di Macerata!) circa eventuali richieste del rettore di sgomberare i locali...

Per dimostrare che lo spazio era cedibile, l'assemblea No133MC ha presentato un piano per riorganizzare la didattica.
Non ne so nulla. Mi chiedo, però, se ci si rende conto che spetta alle facoltà organizzare la didattica e che la cosa presenta una certa complessità. Ho l'impressione che qualcuno ha una visione un po' semplicistica di come funziona un Ateneo…

Sa che il presidente del Consiglio dei Ministri Silvio Berlusconi ha messo a disposizione dei rettori le forze dell'ordine, per sgomberare le aule occupate?
Le risulta che io abbia chiamato la polizia? Che io abbia inveito contro i ragazzi dell'assemblea? Non scherziamo, per favore. Piuttosto, le ripeto quanto detto prima: non vorrei che la grande e unitaria protesta contro i provvedimenti del Governo, condivisa appieno da tutte le componenti dell'università maceratese, finisse per trasformarsi in un attacco del tutto strumentale ai vertici del nostro Ateneo. Oltre al danno (i tagli e i provvedimenti penalizzanti del Governo) avremmo anche la beffa (lo scaricare sull'Ateneo maceratese le colpe e le responsabilità). Francamente…

E' stato detto che la mattina dell'assemblea al S. Paolo, la Polizia, con la Digos, è entrata a sgomberare l'aula...
Non mi risulta proprio. Questa è una leggenda metropolitana messa in giro a bella posta.

Lei che ne pensa dell'occupazione come forma di protesta?
Non è molto importante quale sia il mio pensiero. Qui è questione di ruoli e di prerogative: al rettore spetta di far funzionare a pieno regime l'Ateneo e garantire l'attività didattica delle diverse Facoltà. Io debbo essere istituzionalmente il garante di tutti. Di chi aderisce alle proteste e di chi non le condivide. Guai se così non fosse. Diverso, come ho ricordato sopra, è l'orientamento personale del rettore circa i provvedimenti adottati dal governo sulle università. Ma credo di avere chiarito il mio punto di vista e non mi ripeto.

Altre voci che girano: i rappresentanti degli studenti, essendo contrari alla protesta, sembra che non collaborino. Se fosse vero, sarebbe possibile rimuoverli dalla carica?
Ignoro i "convincimenti interiori" dei singoli rappresentanti degli studenti. Posso dire, invece, che essi hanno fatto e fanno con impegno il loro lavoro e che si sono espressi ampiamente su questa materia negli organi di governo, fra l'altro in perfetta sintonia con le altre componenti dell'Ateneo. Attenzione però, circa la sua domanda c'è da chiarire un equivoco che a me sembra grave e pericoloso: non si rimuove un rappresentante degli studenti democraticamente eletto in un organo istituzionale se costui manifesta idee diverse da quelle espresse dal movimento di protesta. Questa logica mi sembra non rispettosa dei principi democratici della rappresentanza liberamente eletta, e come tale assolutamente non condivisibile.

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