| |

La foto del mese

Giovanni Allevi al piano di UniMc
Foto di Pixelmatica Macerata

Archivio »

Una rivoluzione planetaria

17-09-2009

di Tiziana Lorenzetti

Occorre “una rivoluzione femminile nel mondo, che sia costruita su una rivoluzione culturale”, ha detto Muammar Gheddafi ad una platea di 700 donne durante la sua visita in Italia. Parlando della condizione femminile nel mondo, Gheddafi ha riferito che nell’universo arabo e islamico “per gli uomini le donne sono un pezzo di mobilio, lo cambiano in qualsiasi momento e nessuno ti chiede perché lo hai fatto, specie se hai i soldi e il petrolio”; in Africa la situazione è tragica e anche in Italia non è delle migliori.

Sono parole che ci portano alla mente le immagini di donne di tutto il pianeta. Donne sigillate nei loro burqa o avvolte nei loro chador, quasi sempre prigioniere di una tradizione istituita dagli uomini che ha annullato i loro desideri, aspirazioni, progetti, creatività. O quelle Sudamericane o dei paesi resi “liberi” dal crollo dell'Unione Sovietica, che per sfuggire alla miseria migrano nei paesi ricchi per cercare una condizione migliore per sé e i propri familiari, facendo lavori umili, spesso rischiando di finire nella rete della prostituzione, in schiavitù, in Paesi come il nostro dove ormai il denaro è diventato l'unico generatore simbolico di tutti i valori. E le donne occidentali? Da noi tutto accade sotto la falsa sembianza di una maggior eleganza, e se ormai non c'è quasi più sottomissione e dipendenza economica dalla figura maschile, quasi sempre troviamo quella psicologica. E allora, come dice Gheddafi, “c'è bisogno di una rivoluzione […] Senza la donna la società cammina su una gamba sola e invece deve camminare su due gambe”.

Ma come può avvenire questa rivoluzione? Certo i processi di emancipazione sociale, economica e giuridica sono necessari, ma non bastano. Né può avvenire imitando uno stile di vita maschile, negando così la parte femminile, sulla base di una conclamata uguaglianza. La rivoluzione va compiuta con una maturazione antropologica, perché “all'età del ferro dell'era planetaria”, come scrive Edgar Morin, noi tutti, uomini e donne, siamo solo dei primitivi che stanno cominciando a comprendere che siamo parte di un unico pianeta, la Terra, in cui il maschile e il femminile sono due polarità necessarie alla vita. I valori, la storia, il pensiero, la vita degli ultimi due millenni, soprattutto in Occidente, sono stati caratterizzati dalla focalizzazione sulla polarità maschile dell'esistenza, che ha favorito lo sviluppo della scienza, la conoscenza delle leggi che regolano la dimensione fisica, il progresso materiale, l'indipendenza dell'uomo nei confronti della natura, ma ha anche avuto come controparte guerre e distruzioni.

Recuperare l'aspetto femminile dell'esistenza vuol dire ridare spazio anche ai valori legati alla vita, all'amore, alla bellezza, alla capacità di riconoscersi parte di un insieme più vasto, per ridimensionare quei valori dettati dall'ossessione archetipicamente maschile per il dominio, il controllo, la separatività. Significa cercare di far sì che la ragione maschile, su cui la nostra cultura ha edificato se stessa, con le sue idee chiare e distinte, e che in realtà molto spesso sono forme di pigrizia mentale, si confronti con la visione femminile del mondo, che si esprime con parole che seguono la sinuosità delle cose, confondono i contorni, per narrare una visione del mondo che non coincide con l'immaginario maschile, ma che può integrarvisi.

Ognuno di noi, uomo o donna, ha in sé una componente maschile che si esprime con la razionalità, l'esteriorità, la capacità di analisi, la percezione dualistica; e una componente femminile che è caratterizzata dalla sensibilità, dall'enfasi sull'interiorità, dalla capacità di amare incondizionatamente, dalla percezione sintetica e unitaria della realtà, dal desiderio di riunificare. Anche gli uomini sono stati vittima di una stereotipizzazione dei sessi e per secoli è stato loro negato il diritto di sentire ed esprimere emozioni, di manifestare sensibilità, di fare ricorso all'intuizione. Cercare di ristabilire un'armonia tra le due parti, tra il maschile e il femminile dentro di noi, vuol dire creare la base per la nascita di un nuovo tipo di impegno sociale e politico, che tende a unificare e non più a dividere, che diffonde ideali di pace e non di guerra, che ricerca creativamente nuove modalità di convivenza con gli altri e con l'ambiente, che si dedica allo studio e alla ricerca di tutto quanto può essere utile alla vita.

Copyright © Università degli studi di Macerata