La foto del mese
Foto di Pixelmatica Macerata

| Home | In Evidenza | In Ateneo | Costume e Società | Cultura e Spettacolo | Scienza e Tecnologia | Viaggi ed itinerari | Sport |
di Mauro Torresi
Il 13 febbraio scorso le donne italiane sono tornate in piazza, dopo anni, per parlare di dignità e di diritti. Nella storia del femminismo non ci sono state solo le grandi rivoluzioni degli anni '60 e '70. Anche tra la fine dell'800 e l'inizio del '900, periodo in cui le donne non potevano ancora votare, diversi movimenti erano vitali. Tra le femministe di quel tempo troviamo la scrittrice Sibilla Aleramo, civitanovese d'adozione. Marta Felicina (Rina) Faccio, questo il suo vero nome, nasce ad Alessandria nel 1876. Dopo un'infanzia vissuta nel nord Italia, si trasferisce con la famiglia a Civitanova Porto nel 1888, per seguire il padre chiamato a dirigere la fabbrica di bottiglie civitanovese. Sin da giovane coltiva l'attività della scrittura, scrivendo per riviste femminili e curando alcune corrispondenze con diverse testate giornalistiche. Parte della sua giovinezza è infelice; l'ambiente civitanovese le risulta “chiuso”, la madre soffre di depressione e la famiglia la costringe ad un matrimonio riparatore con un impiegato della fabbrica diretta dal padre. Nel 1902 decide di scappare per sempre dalla cittadina civitanovese, lasciando il marito e il figlio. La sua attività letteraria inizia con il romanzo dal titolo “Una donna”, edito nel 1907 sotto lo pseudonimo Sibilla Aleramo e definito dagli studiosi come autobiografico. Il nome d'arte Aleramo viene utilizzato dall'autrice per le pubblicazioni fino al 1960, anno della sua morte. Per conoscere meglio alcuni aspetti del personaggio di Rina Faccio abbiamo incontrato Alvise Manni, presidente del Centro Studi Civitanovesi e uno dei curatori del sito Sibillaaleramo.it .
Dottor Manni, possiamo considerare la Aleramo come una femminista?
“Sibilla Aleramo aveva chiara e precisa la consapevolezza della dignità che all'epoca, in maniera praticamente trasversale e totale nella società, era negata alla donna in quanto tale. In prima persona patisce questa condizione e le sofferenze che, inevitabilmente, deriveranno dal suo ininterrotto opporsi a questo stato di cose. Quindi le sue idee in proposito erano che tutto dovesse cambiare ma che comunque a “pagare” sarebbero state solo le donne”.
Che rapporto aveva la scrittrice con Civitanova? Cosa ha dato Rina Faccio alla Città?
“Direi conflittuale, ma a fasi alterne. Infatti, dopo un iniziale grande stupore e una sensazione di ebbrezza generale, abbastanza presto le appare la cruda e chiusa realtà della “cittaduzza del Mezzogiorno” (così l'avrebbe chiamata l'autrice, N.d.r.) e dei suoi abitanti. Alla città ha dato una fugace visibilità in alcune sue frivole corrispondenze giornalistiche giovanili e una più pesante eredità o “immortalità” letteraria, anche se criptata e involontaria”.
Quali idee politiche aveva la Faccio? Nel 1925 firmava il Manifesto degli Intellettuali antifascisti, però poi c'è stato un suo avvicinamento al regime.
“Sicuramente era di idee progressiste e libertarie, che traduceva in un suo imponente, continuo e generoso impegno civile ed intellettuale. Soprattutto aveva molto a cuore i diritti negati alle donne, e di fatto anche ai bambini. Poi era inevitabile che sotto il Ventennio praticamente tutti gli intellettuali dovessero, bene o male, fare compromessi con il Regime”.
Parliamo dell'impegno del Centro Studi nei confronti di questo personaggio.
“L'impegno del nostro Centro parte da lontano, già nel 1987, ed è andato avanti con i nostri interventi aleramici a “Cartacanta” nel 2007 e nel 2010. L'apertura del sito web interamente dedicato alla scrittrice (www.sibillaaleramo.it) è del 2010, come pure l'importante conferenza tenuta dalla sua biografa Alba Morino presso i Licei civitanovesi. Per il 2011 stiamo organizzando la donazione ai licei della città di una mostra fotografica sulla scrittrice che nelle nostre intenzioni dovrà essere il primo nucleo di un “Percorso della Memoria” Sibillo-aleramica a Civitanova.
(FOTO: Frontespizio del libro di S. Aleramo "Una donna" del 1907 www.sibillaaleramo.it).