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di Marco Luzzi
Yared ha 16 anni, ama il calcio (tifa per il Manchester United) e ogni tanto si diletta a scrivere poesie. Edmalalem invece è un anno più giovane e viene considerata “l’artista del gruppo”, per la passione e il talento che esprime quando anima uno dei piccoli spettacoli allestiti nel quartiere (il “kebele”), lì nella divisione amministrativa (“woreda”) che prende il nome dalla città di Debre Marcos, in Etiopia.
Yared e Edmalalem sono orfani, ma hanno potuto comunque ricevere un’istruzione e la possibilità di dedicarsi alla poesia e al teatro grazie all’impegno della Comunità dei Volontari per il Mondo, un’associazione di volontariato marchigiana che abbiamo già seguito dalle pagine di questo giornale.
Il Cvm ha infatti creato la “Beruh-tesfa” Orphan Association, che in lingua amarica, il principale idioma del Paese, significa “futuro luminoso”, un sincero auspicio che i nostri volontari cercano di realizzare aiutando 450 fra bambini e ragazzi dell’East Gojjam Zone, la provincia etiope della regione di Ahmara.
Gli obiettivi del progetto sono nobili e ambiziosi: consentire l’istruzione fornendo ai giovani il materiale scolastico, metterli in condizione di frequentare la scuola senza difficoltà, condurre campagne di sensibilizzazione all'interno delle comunità attraverso spettacoli e recite che rappresentino i temi dell'assistenza, del sostegno agli orfani e della prevenzione dell'HIV/AIDS, che assieme alla malaria rappresenta un vero flagello per la regione: basti pensare che l’Etiopia è al secondo posto nella classifica mondiale delle vittime del virus.
Istruzione e prevenzione, quindi, ma anche tutte quelle attività ricreative che rivestono un ruolo di primaria importanza nel percorso di crescita di un giovane: recitazione, sport, danza, esperienze di condivisione e di socializzazione.
Ma i responsabili dell’associazione hanno capito che togliere un orfano dalla strada e metterlo seduto su un banco di scuola è essenziale, ma non è sufficiente: occorre dargli gli strumenti per la propria emancipazione, altrimenti su quella strada è destinato fatalmente a ritornare, magari come lustrascarpe. La formula è quella brevettata delle IGA, ovvero le “Attività Generatrici di Reddito” (Income Generating Activities): al termine di un corso di formazione e di avviamento al lavoro i ragazzi vengono inseriti in piccole attività lavorative, svolte al di fuori dell’orario scolastico, in un modello virtuoso in cui l’ong fornisce anche il capitale necessario per cominciare.
È così che Mannaye (20 anni) ha aperto la sua piccola caffetteria, di cui è molto soddisfatto: “La mia vita è migliorata: ho un lavoro fisso, uno stipendio con cui posso provvedere ai miei bisogni primari e, allo stesso tempo, contribuire al bene dell'associazione, della quale faccio parte da quattro anni”. Una piccola quota mensile dei proventi (circa 40 euro) ritorna infatti alla “Beruh-tesfa”, attraverso un conto regolarmente registrato in banca.
E, con la sua parte, Mannaye riesce anche a soddisfare una passione semplicemente impensabile per la maggior parte degli orfani del suo Paese: suonare il piano. 