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Tutti i segreti di procedura civile

01-04-2010

di Marinella Bosi

Nota all’immaginario collettivo per essere la “bestia nera” della Facoltà, e come tale citata anche nel celebre film Il sorpasso di Dino Risi, procedura civile resta una delle materie che più ci servirà conoscere, e bene, entrando nel mondo delle professioni. Così, per ottimizzare lo studio ed avere alcuni consigli, siamo andati a parlare con il Prof. Emanuele Odorisio, Professore di diritto processuale civile all’Università di Macerata fino allo scorso anno, oggi docente alla Lumsa di Roma.

Professore, sa che l’esame di Procedura Civile è uno dei più temuti della Facoltà di Giurisprudenza?
Certo. E la preoccupazione degli studenti è fondata: l’esame di Procedura Civile è molto difficile.

Uno dei primi timori che assale gli studenti nell’aprire il fitto manuale di Procedura Civile è: “dovrò imparare tutto a memoria!”. Si può sfatare questo mito?
É evidente che la memoria aiuta, e che la capacità di leggere una pagina e ricordarsela subito è un vantaggio nello studio. Tuttavia, sotto questo aspetto non c’è molta differenza tra Procedura Civile e gli altri esami: in tutte le materie giuridiche ci sono nozioni da sapere a memoria, così come in settori ben diversi dal diritto… si pensi ad esempio all’esigenza, per gli studenti di materie letterarie, di conoscere la cronologia delle opere dei vari autori o la loro biografia.…
Ma Procedura Civile è un esame molto ampio, pieno di particolari….
Sì, l’esame è vastissimo… Questo però dipende dal numero dei crediti e dalle scelte ministeriali.

In che senso?
Nel piano di studio del Corso di Laurea in Giurisprudenza ci sono numerosi esami di diritto sostanziale: istituzioni di diritto privato, diritto civile, diritto del lavoro, diritto commerciale, e così via. Tutto il risvolto processuale di queste materie confluisce nell’unico esame di Procedura Civile, mentre, ormai, assistiamo ad una frammentazione anche della disciplina processuale, sicché forse sarebbe opportuno ripensare l’impostazione originaria e valutare se non sia il caso di studiare separatamente istituzioni di diritto processuale civile, diritto processuale del lavoro, diritto dell’esecuzione forzata, diritto dell’arbitrato, diritto processuale di famiglia, e così via.

Parliamo un po’ del metodo nello studio della materia… qual è l’errore da non commettere?
Peccare di presunzione e organizzare male il lavoro in vista dei tempi. Procedura Civile non è un esame che si può pensare di studiare in due mesi… va assimilato un poco alla volta.

É conveniente ricorrere a schemi, dispense, codici esplicati?
Riassunti, dispense e schemi sono buoni se sono fatti bene. Al contrario, se nel riassunto si evidenziano gli aspetti secondari e si trascurano quelli importanti, l’utilizzo di questo mezzo può essere controproducente. Il mio consiglio è di valutare l’utilizzo di questi sussidi insieme ad un docente o ad un suo assistente. Quanto ai codici esplicati, non penso che aiutino molto, soprattutto se si pensa di poter affrontare l’esame conoscendo solo il commentino riportato sotto l’articolo.

Quanto pesa nell’esame la conoscenza del Codice e quanto quella delle spiegazioni, della dottrina, delle teorie?
Se il diritto non si capisce, la conoscenza mnemonica della regola serve a poco. Nel diritto processuale, più che in quello sostanziale, le spiegazioni servono perché le regole processuali coinvolgono interessi di non immediata percezione alla sola lettura della norma. Prendiamo un istituto di diritto sostanziale: il risarcimento del danno. Chiunque, anche per esperienza quotidiana, comprende che se si provoca un danno ad un altro, vi va posto rimedio. Le norme processuali, invece, disciplinano situazioni interne al processo, che sono, a prima vista, più evanescenti.

Quindi… in che percentuale “conoscere le norme” e “conoscere il manuale” ai fini dell’esame?
Beh... questo non si può dire in astratto, anche perché dipende molto dagli istituti considerati… alcuni hanno carattere più nozionistico, altri invece esigono più ragionamento..

Altra questione che sta a cuore agli studenti: le note vanno studiate?
A riguardo ogni docente ha le sue idee. Per me, la nota si studia nella misura in cui serve per capire il testo. A volte cita giurisprudenza, o casi pratici. Per questo il mio consiglio è quello di leggerle, cosa che può essere di aiuto.

E se l’esame va male? Come reimpostare la preparazione?
Se l’esame va male, il mio consiglio è quello di parlarne con il docente e cercare di capirne le ragioni, ad esempio che si è studiato poco, o che si è studiato male.

Quando arriva il momento di ritenersi pronti e provare?
Anche per capire il livello della propria preparazione può essere utile un confronto con il docente o con i suoi assistenti. Il docente non è solo un verificatore! Dovrebbe esserci un rapporto tra studente e professore durante lo studio della materia, in cui l’esame è solo il momento di chiusura. Pertanto, lo studente dovrebbe andare dal Professore, o dai suoi assistenti, nei mesi anteriori all’appello per verificare la propria preparazione.

I professori sono disponibili a questo confronto?
Spesso il Professore è disponibile, ma è lo studente che non ha tempo, si riduce all’ultimo e quindi poi pensa: “se vado a ricevimento oggi, a due settimane dall’esame, e non sono sufficientemente preparato, come faccio a provare all’appello?”.

Qual è l’andamento di promozioni e bocciature agli esami?
Non posso citare le percentuali esatte, ma posso dire che con il passare degli anni si abbassa il livello della preparazione con cui si arriva all’esame. Ma questo declino non coinvolge solo gli studenti… è più generale e coinvolge innanzitutto anche noi docenti.

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