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TERREMOTO. Dopo il sisma, lo sciacallaggio

21-04-2009

di Maria Rita Sciarrone

A una settimana dal sisma che ha colpito l’Abruzzo, scoppia la polemica su un presunto sciacallaggio mediatico. Nell’occhio del ciclone è finito Michele Santoro con la sua trasmissione Anno Zero dello scorso 12 aprile. Più che un ammonimento alla trasmissione, accusata di aver speculato sulla tragedia, è sembrato un accanimento non diverso dall’ormai famoso “editto bulgaro” che ha letteralmente sbattuto fuori dalla Rai, Michele Santoro, Daniele Luttazzi ed Enzo Biagi, colpevoli, secondo l’allora Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, di aver fatto un «uso criminoso» della tv pubblica.

Il dubbio che nasce spontaneo è: dove finisce l’informazione e inizia lo sciacallaggio? Se per informazione s’intende dover a tutti i costi elogiare l’operato del governo e di tutte le forze dell’ordine, senza poter dare voce ad una minoranza che invece vuole esprimere un'opinione contraria, si rischia di travisare i principi che regolano il diritto alla libertà di espressione e d’informazione sancito dall’art 11 della Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea, dall’art 19 della Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo, nonché dall’art. 21 della Costituzione Italiana.

La riflessione che viene da fare è: perché tutte queste polemiche non sono nate nei giorni precedenti? Come si può definire il comportamento di Susanna Petroni, giornalista del Tg1 che, all’indomani della tragedia ha pensato bene di dedicare un minuto e trenta secondi - la durata di uno spot pubblicitario - al bollettino dell’auditel registrato nelle ore successive la scossa che ha distrutto interi paesi, provocando circa 290 morti? Questo non vuol dire speculare sulla tragedia? D’altronde chi si è trovato di fronte alla tv il giorno seguente il sisma ha potuto osservare coi propri occhi uno sciacallaggio continuo da parte delle reti Mediaset e del servizio pubblico.

E’ stata legittima la decisione di sospendere la programmazione prevista - tenendo conto che su Canale cinque era prevista la messa in onda di un reality -, sono state legittime le edizioni straordinarie dei vari tg per raccontare in diretta il disastro che stava colpendo l’Abruzzo; ma che senso hanno avuto i vari “Matrix” e “Porta a Porta” alla ricerca dello scoop dell’ultimo secondo con l’unico obiettivo di "esserci", anche a costo di condurre una trasmissione, che spesso non ha nuove informazioni da dare.

Per quale motivo si urla allo scandalo quando si dice che a quattro giorni dal sisma non c’era un responsabile al comitato operativo misto, o quando si intervista un uomo disperato perché aspettava da 14 ore una gru che permettesse di recuperare la figlia sotto le macerie, o i feriti che lamentano la mancanza di acqua da bere? Anche se fosse una persona a denunciare la mancanza di organizzazione, perché oscurarla?

Perché non parlare dei mancati provvedimenti anti-sismici al momento della costruzione di questi edifici che si sono sbriciolati come castelli di sabbia? La risposta a queste domande sta nella decisione del consiglio d’amministrazione Rai che ha deciso di sospendere in via cautelativa il Vignettista di Annozero Vauro e richiamare la trasmissione all’ordine costringendola ad una puntata riparatrice. In realtà bisognerebbe comprendere che al di là del proprio orientamento politico, qui sono in gioco i diritti fondamentali dell’uomo e forse solo in questo caso bisognerebbe urlare allo scandalo.

Solidarietà, testimonianze: Cittàteneo mette a disposizione un forum aperto a tutti, senza bisogno di iscrizione: http://www.cittateneo.it/forum/emergenza-terremoto

Susanna Petroni

Inviato da Andrea Mozzoni il 21/04/2009 10:51
Tralasciando i vari commenti politici che si potrebbero trarre dal tuo articolo, non credo si possa imputare alla Petroni alcuna colpa se non quella di aver eseguito dei pur squallidi compiti redazionali. Certo, l'etica personale porrebbe il rifiuto di fronte a certe scelte, ma allora penso dovremmo ampliare il discorso oltre lo sciacallaggio... domandarci, ad esempio, se esista ancora per i giornalisti (almeno per quelli "di mestiere") un'etica professionale o se rimanga, come fosse un'utopia moderna, tra le pagine dei manuali che abbiamo studiato all'Università.

Annozero

Inviato da Chiara Fonzi il 21/04/2009 11:22
A dire la verità la vignetta di Vauro ha urtato la mia sensibilità, ma effettivamente su Annozero sono emersi per la prima volta alcuni punti importanti, che nessuno aveva toccato.
Forse si potrebbe discutere su COME farli emergere, in una tv di stato (nel senso di finanziata col canone pagato dai cittadini), ma è comunque assurdo tappare la bocca.
Eppoi il punto è: se non fosse stato Santoro a tirare fuori quegli argomenti, magari qualcuno in più avrebbe ascoltato le cose dette? Secondo me sì, ma il punto è che se non è Santoro non sarà senz'altro Vespa...

Sciacallaggio senza fine

Inviato da Francesco Sciaratta il 21/04/2009 16:03
Anche se non ho avuto modo di vedere la puntata di Anno Zero che viene citata, sono perfettamente d'accordo sulla nulla capacità di informazione di molti servizi e trasmissioni. A me personalmente ha turbato molto l'evento citato dall'articolo riguardo il minuto di informazioni su share e ascolti del tg1. Non è stato l'unico evento indegno ad oper dell'informazione (e non solo pubblica) ma, questo in particolare ben fotografa quali sono le priorità dei mezzi di informazione. Quanto al dare voce alle minoranze, sembrerebbe la cosa più naturale per un paese civile e democratico, ma come sempre in Italia, il condizionale è d'obbligo.
C'è poco da dire su questa tragedia che non sia ancora stato detto e forse è ora di fare anche silenzio. Senza dimenticare; senza mettere da parte l'accaduto come se si trattasse dell'ennesima tragedia che ha dato da mangiare a scirbacchini e mezzibusti patinati. Magari continuare a sostenere gli italiani toccati dalla tragedia, ma in silenzio. Se poi c'è tanta voglia di parlare... spero di sbagliare, ma credo che avremo modo di farci sentire, quando anche questa vergogna finirà con un mucchio di carte senza responsabilità oggettiva, senza un volto e un nome da associare a 300 italiani morti, e migliaia che dovranno ricostruire il loro futuro da zero.

spunti di riflessione

Inviato da Maria Rita Sciarrone il 22/04/2009 12:58
Sono estremamente contenta che il mio articolo abbia provocato delle reazioni,a prescindere dal fatto che siano positive o meno. Premesso che non è facile raccontare in poco più di tremila battute le dichiarazioni, molto spesso fuori luogo, rilasciate dal 6 aprile ad oggi, è da tenere in considerazione che la trasmissione di Santoro ha solo voluto dare un punto di vista diverso(e non per questo censurabile).Nessuno aveva osato prima parlare di responsabilità. Nessuno si era chiesto come mai in una stessa via di una casa non rimane nulla e quella a fianco rimane intatta. E non si può parlare d'informazione in questo caso. Un giornalista deve fare domande scomode, deve scavare, deve fare inchiesta. E per fare domande scomode non c'è bisogno di chiedere ad un padre che ha perso un figlio "Come si sente?".Ma come si deve sentire? E' vero che la Petroni è una dipendente del servizio pubblico e magari ha solo eseguito degli ordini ma prima di tutto è una giornalista e un giornalista dovrebbe tener conto di un codice etico, se si tratta di un professionista. I principi che regolano l'etica professionale (e non personale) riguardano principalmente il prendere decisioni che facciano il bene dell'azienda e dell'ambiente esterno che la circonda. Senza voler fare lezioni spicciole di Organizzazione aziendale(ci sono un'infinità di manuali su quest'argomento) per ambiente esterno si intende anche la società, i cittadini, il pubblico che ascolta e che vive in prima persona un dramma.Ecco, in quel caso credo sia stato fatto solo il bene dell'azienda che ha smesso in quell'istante di fare pubblica informazione. Al di là dei singoli episodi che possono più o meno aver turbato la sensibilità di molti, bisognerebbe scandalizzarsi e ad arrabbiarsi per altri motivi.Il mio intento era quello di far riflettere sul fatto che sono state dedicate intere pagine alla polemica successiva la trasmissione di Santoro non prenednedo molto sul serio "i coperchi che erano stati sollevati".La verità è che ci sono delle responsabilità e piano piano sta venendo fuori che forse questa tragedia si poteva evitare, come tante altre.Ed un'altra amara verità è che per ottenere delle informazioni bisogna spesso scavare on line perchè, salvo casi rari, la TV non te le racconterà mai.
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