La foto del mese
Foto di Pixelmatica Macerata

| Home | In Evidenza | In Ateneo | Costume e Società | Cultura e Spettacolo | Scienza e Tecnologia | Viaggi ed itinerari | Sport |
di Maria Rita Sciarrone
A una settimana dal sisma che ha colpito l’Abruzzo, scoppia la polemica su un presunto sciacallaggio mediatico. Nell’occhio del ciclone è finito Michele Santoro con la sua trasmissione Anno Zero dello scorso 12 aprile. Più che un ammonimento alla trasmissione, accusata di aver speculato sulla tragedia, è sembrato un accanimento non diverso dall’ormai famoso “editto bulgaro” che ha letteralmente sbattuto fuori dalla Rai, Michele Santoro, Daniele Luttazzi ed Enzo Biagi, colpevoli, secondo l’allora Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, di aver fatto un «uso criminoso» della tv pubblica.
Il dubbio che nasce spontaneo è: dove finisce l’informazione e inizia lo sciacallaggio? Se per informazione s’intende dover a tutti i costi elogiare l’operato del governo e di tutte le forze dell’ordine, senza poter dare voce ad una minoranza che invece vuole esprimere un'opinione contraria, si rischia di travisare i principi che regolano il diritto alla libertà di espressione e d’informazione sancito dall’art 11 della Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea, dall’art 19 della Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo, nonché dall’art. 21 della Costituzione Italiana.
La riflessione che viene da fare è: perché tutte queste polemiche non sono nate nei giorni precedenti? Come si può definire il comportamento di Susanna Petroni, giornalista del Tg1 che, all’indomani della tragedia ha pensato bene di dedicare un minuto e trenta secondi - la durata di uno spot pubblicitario - al bollettino dell’auditel registrato nelle ore successive la scossa che ha distrutto interi paesi, provocando circa 290 morti? Questo non vuol dire speculare sulla tragedia? D’altronde chi si è trovato di fronte alla tv il giorno seguente il sisma ha potuto osservare coi propri occhi uno sciacallaggio continuo da parte delle reti Mediaset e del servizio pubblico.
E’ stata legittima la decisione di sospendere la programmazione prevista - tenendo conto che su Canale cinque era prevista la messa in onda di un reality -, sono state legittime le edizioni straordinarie dei vari tg per raccontare in diretta il disastro che stava colpendo l’Abruzzo; ma che senso hanno avuto i vari “Matrix” e “Porta a Porta” alla ricerca dello scoop dell’ultimo secondo con l’unico obiettivo di "esserci", anche a costo di condurre una trasmissione, che spesso non ha nuove informazioni da dare.
Per quale motivo si urla allo scandalo quando si dice che a quattro giorni dal sisma non c’era un responsabile al comitato operativo misto, o quando si intervista un uomo disperato perché aspettava da 14 ore una gru che permettesse di recuperare la figlia sotto le macerie, o i feriti che lamentano la mancanza di acqua da bere? Anche se fosse una persona a denunciare la mancanza di organizzazione, perché oscurarla?
Perché non parlare dei mancati provvedimenti anti-sismici al momento della costruzione di questi edifici che si sono sbriciolati come castelli di sabbia? La risposta a queste domande sta nella decisione del consiglio d’amministrazione Rai che ha deciso di sospendere in via cautelativa il Vignettista di Annozero Vauro e richiamare la trasmissione all’ordine costringendola ad una puntata riparatrice. In realtà bisognerebbe comprendere che al di là del proprio orientamento politico, qui sono in gioco i diritti fondamentali dell’uomo e forse solo in questo caso bisognerebbe urlare allo scandalo.
Solidarietà, testimonianze: Cittàteneo mette a disposizione un forum aperto a tutti, senza bisogno di iscrizione: http://www.cittateneo.it/forum/emergenza-terremoto
Susanna Petroni