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Siamo tutti Berlinesi

02-12-2009

di Giorgio Cipolletta

“E di colpo venne il mese di febbraio, faceva freddo in quella casa e mi ripetevi sai che d’inverno si vive bene come di primavera, si proprio così…” A Berlino Est, come ti trovi. Alexander Platz aufwiedersehen, c’era la neve. Faccio quattro passi a piedi fino alla frontiera vengo con te, cantava così Battiato nel 1989.

Le parole spesso corrono lungo la linea di confine del foglio, esse sono precise, puntuali, tagliano l’aria fredda, per poi esplodere come l’adrenalina oltre il muro della cornice del libro, respingendo con coraggio il limite delle battute numerate delle pagine, le parole rimangono come domino che si rovescia nel peso della storia su ali d’angelo.

Quell’anno i corpi erano affollati di fronte al confine, davanti alle vite degli altri divise da un muro, l’est da una parte l’ovest dall’altra, mentre il sole sorgeva al contrario dietro la nebbia. Tutto in una notte cambiò per sempre.

Il 9 novembre 1989, era già buio, quando il tenente della Stasi, pressato dalla folla e ormai esausto decise di arrendersi e ordinò ai suoi uomini di aprire le barriere. Migliaia di cittadini di Berlino Ovest corsero verso il Muro per riabbracciare quelli dell’Est, la folla fece scattare l’allarme al Checkpoint Charlie, le sirene suonarono per tutta la notte, mentre decine di Trabant sfilarono lungo i viali di Berlino, le luci di Kurfurstendamm, i colori delle vetrine, le pubblicità, le edizioni straordinarie dei telegiornali, Rostropovich suonava Bach mentre il muro cadeva, di nuovo tutto riprese vita in un respiro affannoso sull’assassinio innocente di chi provò più di una volta la fuga verso Ovest.

La rottura del confine consegnò ad uno stesso popolo lo stesso identico sguardo, che per ventotto anni, dal 1961 al 1989 fu diviso, una terra spezzata, due condizioni diverse, due mondi separati, dove l’Heimat non si sceglie, mentre l’identità si costituisce. Separazione forzata, come taglio sulla pelle che divise la parte viva dalla parte contusa. Da oggi il confine è libero.
La rinascita di Berlino, è evento storico dove gli angeli sono terribili, con le valigie pronte per oltrepassare i confini, mentre gli sposi lanciano i fiori al di là del muro, dove i bambini sotto le gocce di pioggia tornarono a colorare le venature dei loro sogni, per la prima volta liberi nella vita mai vissuta. Il muro che separa, le lacrime che liberano.

Der Mauer ist Weg, il muro non c’è più, i frammenti, i mattoni come cimelio della divisione, del conflitto, della sofferenza. Tutto in una notte, in una frase, la storia si è messa a correre nel campo vasto e complesso delle differenze ideologiche, riconoscendo le proprie colpe e i propri errori. Il saltatore del muro, da Est a Ovest, dentro al confine stesso del proprio cuore. Il comunismo è imploso in se stesso, la cortina di Ferro si è slegata dalla sua condizione di prigione, chiudendo così le pagine della Guerra Fredda, mentre J.F.Kennedy sosteneva Ich bin eine Berliner. Oggi 9 novembre 2009, Venti anni dopo siamo tutti berlinesi. Il muro ha cambiato la pelle della terra tedesca, una rivoluzione maturata, un recupero identitario, movimento indistinto di folla, alla ricerca della libertà di muoversi, di oltrepassare il confine.

Venti anni dopo che la porta del muro si è aperta, una svolta epocale per la Germania e per l’Europa. Il Domino è pronto all’effetto della caduta rievocando il ricordo di quella notte, un recupero potente di memoria fertile, mentre la East Gallery rinnova i suoi disegni (ultimo Km e mezzo di muro rimasto dove gli artisti con il colore hanno bucato quell’ultimo pezzo di confine rimasto). Al di là del muro, oltre il confine, un sogno di libertà, dove il film in bianco e nero si colora, in quella notte storica, festosa, più di 50.000 persone attraversarono il varco, con gioia tranquilla e libera. Oggi 9 novembre 2009, più di 100.000 persone davanti la porta di Brandeburgo, per festeggiare, tutti pronti a quell’effetto domino, sotto la pioggia che non ferma la festa, ritarda l’effetto, ma l’attesa vale più di qualsiasi altra cosa. C’è una bellissima festa in giro, l’ex leader di Solidarnosc, Walesa, dà il via al Domino, la caduta di mille pezzi di polistirolo, uno dietro l’altro, ognuno unico, disegnato da un artista diverso, mille pezzi, mille opere d’arte per simulare quella caduta del muro. Un muro simbolico, fatto di Storia, un evento di portata mondiale, rievocazione tutto questo in quella notte, venti anni dopo, a Berlino, Goodbye Lenin, Alexander Platz aufwiedersehen, momento unico, rivoluzione della libertà, oltre il muro si sprigionano i pensieri come farfalle. Con le mani verso il futuro e il respiro della storia contemporanea dentro ai colpi contro il muro. Da terra di nessuno a terra di unione, oggi siamo tutti berlinesi, Wir sind alles Berliner.

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