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di Marco Luzzi
Il 12 febbraio di quest’anno è una data segnata in rosso nei calendari dei razionalisti di tutto il mondo, che si accingono a festeggiare un darwin day reso particolarmente importante dalla concomitanza di due anniversari: 200 anni dalla nascita del celebre naturalista inglese e 150 anni dalla prima edizione della sua opera cardine, l’Origine delle specie.
Non esiste, nel mondo scientifico, qualcosa che riesca a scaldare gli animi come la teoria dell’evoluzione: è un dibattito accesissimo che è divampato un secolo e mezzo secolo fa e non accenna a spegnersi, forse perché viene toccata una corda profonda dell’animo umano. Chi non si è chiesto, almeno una volta, “da dove veniamo?”.
Noi di Cittàteneo, che amiamo cantare fuori dal coro e non ci stanchiamo mai di considerare ogni questione da tutti i punti vista possibili, abbiamo voluto incontrare chi a Darwin proprio non crede: il dottor Mihael Georgiev, dell’Associazione Studi sulle Origini (http://www.creazionismo.org/).
Dottor Georgiev, senza entrare nel merito di obiezioni troppo specifiche che non potrebbero essere trattate sufficientemente in questa sede, è possibile conciliare l’attività scientifica con il rifiuto dell’ipotesi neodarwiniana?
Il 23 aprile 2004 La Repubblica pubblicava l’intervista di Renato Dulbecco, premio Nobel per la medicina per il 1975. Una delle domande, «Possono esserci oggi buoni biologi e buoni medici, senza lo studio della teoria dell’evoluzione?» era simile alla vostra. Dulbecco rispondeva «Di certo si possono apprendere tutti gli elementi per la conoscenza dell’uomo e degli altri esseri viventi anche senza studiare Darwin».
Dal 1901 al 2008 sono stati consegnati 141 premi Nobel (99 di medicina e 42 di chimica) per contributi fondamentali alla conoscenza degli organismi viventi. Nessuno di questi premi ha alcun rapporto con l’ipotesi neodarwiniana. Solo il premio Nobel di chimica per il 1960, conferito a Willard Frank Libby per la tecnica di datazione con carbonio radioattivo riguardava una metodologia utile per indagare il passato, ma quello archeologico e non quello evolutivo di centinaia di milioni di anni.
Quali sono, ad oggi, i dubbi più rilevanti sul paradigma neodarwiniano? E quali le prove più interessanti che dovrebbero farci considerare aperta la riflessione sul tema?
Il punto debole del paradigma neodarwiniano è nella sua discordanza con i dati delle scienze naturali. Nell’Ottocento si trattava di mancanza di dati in sostegno della teoria, ma oggi è molto peggio: i dati ci sono, però sono discordanti. Ad esempio, Darwin riconosceva il mancato sostegno della paleontologia, ma lo attribuiva all’incompletezza dei ritrovamenti fossili; oggi, però, circa 85% dei mammiferi sono stati trovati anche come fossili.
Le prove più interessanti riguardano il ruolo dei meccanismi darwiniani nella speciazione. Questo ruolo c’è, ma è marginale e produce varianti all’interno di un dato pool genetico, non le trasformazioni postulate da Darwin, in grado di trasformare un microbo in un professore di microbiologia.
La teoria del “disegno intelligente” (che non nega l’evoluzione ma la subordina all’azione di un Progettista) viene spesso accusata di ridurre il dibattito all’argomentazione del “Dio dei vuoti”, è d’accordo?
Ritengo che l’accusa sia infondata. Più che di «Dio dei vuoti» si tratta di un viaggio di ritorno da Darwin a Platone. Il disegno intelligente non dice che ciò che non conosciamo deve avere origine soprannaturale; dice, invece, che alcuni aspetti della realtà si spiegano meglio come il prodotto di un progetto intelligente, che come prodotto del caso: Platone contro Epicuro, appunto.
Lo scienziato e teologo Alister McGrath scrive: “Il modello scientifico non è in grado di decidere l’ipotesi di Dio, né negativamente né positivamente”. Non posso fare a meno di pensare all’argumentum ad ignorantiam: in che modo la “teiera di Russell” - o più recentemente il "Flying Spaghetti Monster" - sono diversi dall’”ipotesi Dio”?
La Teiera invisibile di Russel ed il Mostro volante di spaghetti sono parodie della religione, e le caricature – per quanto divertenti – non sono rappresentazione fedele di un oggetto reale, ma pur sempre caricature. Il ricorso ad entità e presupposti non dimostrabili non è un’esclusiva dell’«ipotesi di Dio».
Nel 1989 John Maddox, per 20 anni direttore della prestigiosa rivista scientifica Nature, pubblicava un editoriale dal titolo «Abbasso il Big Bang» (Down with the Big Bang, Nature, Vol. 340, 10 agosto 1989, p. 425). Uno dei punti d’accusa era che «il Big Bang è un effetto la cui causa non può essere identificata e neanche discussa», e che al momento del big bang «l’Universo, di qualsiasi cosa fosse costituito, deve essere stato uno spazio puntiforme»; in altre parole la teoria inizia da un’entità ed ha una causa né conoscibili né dimostrabili, cioè extrascientifiche, e perciò sconfina nel campo della filosofia. Come si vede, anche il big bang ha la sua «teiera».
L’idea poi di Richard Dawkins, che la teiera è più innocua della religione è infondata: i materialisti, quando ne hanno il potere, discriminano ed hanno anche fisicamente eliminato degli scienziati dissidenti, ad esempio nell’Unione Sovietica.
Il cristianesimo parla dell’esistenza di una “legge morale naturale”: come distinguerla dall’impulso verso il comportamento altruista studiato in etologia?
Darwin vedeva nella natura solo un’atroce lotta per la sopravvivenza, e questo più di ogni altra considerazione gli ha fatto perdere la fede. Ma io ribalterei la domanda: se il comportamento altruista è così vantaggioso da essere selezionato, perché è così raro tra gli uomini? Per il cristianesimo l’altruismo era lo stato perfetto dell’uomo alla creazione, mentre l’uomo che vediamo oggi è il frutto del peccato e della degenerazione. Semmai la spiegazione evoluzionista è inconsistente, dato che deve spiegare tutti i comportamenti dei viventi, anche quelle di segno opposto, con lo stesso meccanismo.
Ritiene possa esistere il rischio di un pregiudizio latente nella comunità scientifica nei confronti degli scienziati credenti?
Cito l’ultimo fatto di cronaca, riportato sul quotidiano inglese The Guardian; si può consultare il giornale sul http://www.guardian.co.uk/science/2008/sep/16/michael.reiss.resignation. L’11 settembre 2008 Michael Reiss, professore di educazione scientifica all’Università di Londra e direttore dell’istruzione presso la Royal Society, la più antica società scientifica del mondo, dichiarava pubblicamente che il creazionismo andrebbe insegnato non come un’idea sbagliata, ma come una diversa visione del modo. Per questa dichiarazione alcuni membri della Royal Society, tra i quali i premi Nobel Sir Harry Kroto e Sir Richard Roberts, hanno chiesto le sue dimissioni da direttore dell’istruzione presso la Società, e il 16 settembre 2008 Reiss ha rassegnato le dimissioni.