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di Tiziana Lorenzetti
“Non basta sapere, bisogna avere sensibilità. La gente, il popolo più in generale dovrebbero essere la coscienza dei propri politici”.
Alexader Dubček, discorso pronunciato nel 1988 a Bologna in occasione della laurea honoris causa.
“Sarebbe ingenuo pensare che i problemi che affliggono l'umanità contemporanea possano essere risolti con i mezzi e i metodi che venivano impiegati o sembravano convenienti un tempo [....] Oggi siamo entrati in un'epoca, in cui la base del progresso sarà costituita dagli interessi dell'umanità intera. La consapevolezza di ciò richiede che anche la politica mondiale venga determinata dal carattere prioritario dei valori universali […] Nel passato le differenze hanno costituito non di rado un fattore di allontanamento degli uni dagli altri. Oggi esse hanno la possibilità di trasformarsi in un fattore di arricchimento e avvicinamento reciproci”.
Mikhal Gorbaciov, discorso pronunciato a New York nel 1988 all'Assemblea generale Onu.
“Bisogna avere sensibilità”, dice Alexander Dubcček, quella sensibilità necessaria per far sì che dai nostri pensieri, dall'immaginazione scaturisca un'energia così potente da modificare la realtà circostante, per dare forma concreta a ciò che si pensa. A parole siamo tutti capaci di grandi cose, ma è nell'azione che si misura la capacità effettiva di mettere in pratica ciò che si pensa e desidera. Imparando ad usare la nostra sensibilità, ecco che riusciremo a trasformare i nostri ideali in azione, lasciando un impronta decisiva nel mondo.
Una delle cause profonde della mancanza di sensibilità e rispetto per l'ambiente naturale ha le sue radici nell'incapacità di avere un atteggiamento rispettoso e sensibile nei confronti di noi stessi e degli altri. Un albero che viene sradicato ingiustamente, un progetto di legge sulla caccia che vuol estinguere intere popolazioni di animali, l'acqua di un fiume soffocata dagli scarichi, e tante altre azioni che celano motivazioni di tipo economico e utilitaristico e che minacciano non solo la natura, ma anche noi esseri umani.
Ritrovare l'attenzione, il rispetto e l'amore per la natura vuol dire ritrovare l'attenzione, il rispetto e l'amore per la natura umana. Certo, siamo nati in una società dove l'autonomia individuale, il poter contare su se stessi e la centralità del sé sono assiomi inconfutabili. Ma quando abdichiamo alla nostra responsabilità, perchè ci sentiamo soddisfatti delle nostre relazioni limitate, perchè sopravvivere sembra più importante di vivere, questo non coinvolgimento, se da un lato ci protegge, dall'altro ci isola e ci fa sentire inutili a noi stessi e agli altri e finisce per lasciare il posto ad un potere anonimo, quello della logica del profitto, dell'egoismo fatto legge, dell'incapacità a pensarsi parte di un più vasto contesto.
Dice Mikhal Gorbaciov che “Oggi siamo entrati in un'epoca, in cui la base del progresso sarà costituita dagli interessi dell'umanità intera”. Riuscire a cambiare la propria visione del mondo e raggiungere la consapevolezza del ruolo che ciascuno di noi occupa nella società non è facile, richiede tempo e sforzo. Si tratta di una scelta complessa e spesso dolorosa, di autocritica. Cambiare questi schemi vuol dire cambiare non solo la nostra vita, ma il nostro rapporto con la vita. “Un essere umano è parte dell'intero che chiamiamo Universo, una parte limitata del tempo e dello spazio. Ha esperienza di sé, dei suoi pensieri e sentimenti, come fosse separato dal resto, una sorta di illusione della sua coscienza”, dice Albert Einstein, affermando che occorre liberarci da questa illusione che per noi è come una prigione, ampliando il nostro Io, “ ...fino ad includere ogni creatura vivente e l'intera natura nella sua bellezza”. Questa consapevolezza si traduce nella vita quotidiana in una serie di valori in cui le persone e la natura sono più importanti delle cose. Una consapevolezza che si traduce in piccole e grandi scelte effettuate non più soltanto da motivazioni di sopravvivenza e benessere personale, ma anche da sensibilità, attenzione e impegno nei confronti di tutto ciò che consideriamo “altro da noi”, ma che invece è parte dell'unità di cui siamo tutti parte. E allora ci sarà un cambiamento e, cambiando noi cambierà anche la politica. Perchè i politici non sono altro che uno specchio di quello che noi siamo.